Barbus titteya, una ciliegia in acquario.

Una bella coppia di esemplari di Barbus titteya in fase di corteggiamento: davanti il maschio, dietro la femmina

Conosciamolo un  po’.

 Ricordo che la prima volta in cui mi imbattei in questo simpatico Ciprinide asiatico, andavo ancora alle medie. Nel negozio di mia fiducia, non lontano da casa dato che occorrevano per raggiungerlo 4 o 5 fermate del tram o una bella corsetta a piedi quando il tempo lo permetteva, in una vasca di una trentina di litri piena di Anubias, guizzavano allegramente una decina di piccoli pesci, alcuni dei quali, stranamente più aggressivi, erano di un colore rosso purpureo. Fu proprio la vivacità e la colorazione di questi ultimi, che mi spinsero a chiedere informazioni al mio negoziante.

Conoscendo la mia “mania” d riprodurre tutto ciò che nuotava, mi spiegò che i pesci colorati erano maschi, mentre gli altri erano femmine.

E da quel primo incontro, i Titteya (tralascio il nome del genere dato che ora vengono annoverati tra i generi Puntius o Capoeta) a fasi alterne, hanno popolato le mie vasche.

Originario dello Sry Lanka, è oggi allevato in modo intensivo nei principali centri di esportazioni di pesci tropicali del sudest asiatico, nonché dell’Europa orientale; è quindi quasi impossibile oggigiorno imbattersi in esemplari selvatici ( da notare che l’intenso allevamento, sta producendo ultimamente, esemplari con tare corporee, come ad esempio corpo tozzo o pinna caudale “chiusa” è poco sviluppata).

Ciò nonostante non sono minimamente da paragonare ai Lebistes, menomati da decenni di allevamento intensivo e selezione esasperata. Questi piccoli Ciprinidi che difficilmente superano i 4 cm di lunghezza (chiaramente le taglie dei pesci sono indicative, in quanto dipendono parecchio dallo spazio e dal cibo a disposizione) sono degli ospiti ideali per chi si affaccia da poco allo splendido mondo dell’acquario.

Varietà albina di B. titteya: nella foto un maschio.
Questa varietà ha popolato per diversi anni le mie vasche, anche con diversi incroci con la varietà standard
Esemplare femmina di B.titteya albino

 

Caratteristiche comportamentali.

 

La vivacità del comportamento e i colori che ne contraddistinguono la specie sono segnali per tutti gli appassionati amanti dei piccoli pesci di facile gestione. E’ quindi una creatura adatta per gli acquari di comunità, visto che non ha particolari esigenze in fatto di alimentazione e valori biochimici. Dovrebbe essere allevato in piccoli gruppi composti da una maggioranza di femmine dato che i maschi grossi e adulti hanno un comportamento che può sfociare in una sorta di aggressività e di territorialità, perlopiù rivolta agli esemplari della stessa specie.

Da notare che grossi maschi dominanti mantengono costantemente il colore “rosso” della riproduzione, mentre i maschi remissivi o non pronti ad accoppiarsi presentano una livrea rosso sbiadita, quasi rosa scuro. Per cui è facilissimo imbattersi nella medesima vasca in maschi coloratissimi e altri “spenti” senza per questo dover avanzare dei dubbi sul loro stato di salute; vero è che detti maschi  remissivi se introdotti in altro territorio, riaccendono come d’incanto la propria colorazione.

D’altra parte è risaputo che questi pesci esercitano “cure parentali indirette”, nel senso che appropriandosi di un territorio, che viene segnalato ai conspecifici tramite segnali cromatici, scacciano con parate e attacchi tanto appariscenti quanto innocui gli eventuali intrusi che non siano femmine disposte a deporre. In questo modo le uova e i piccoli godono di una sorta di protezione.

Il suo habitat ottimale è composto da un acquario di almeno una cinquantina di litri (ricordo ai lettori che i maschi abbisognano di un piccolo territorio dell’ordine di una quindicina di cm quadrati), con foltissima vegetazione e quindi luce soffusa. Ideali piante come Cabomba e un fondo di sabbia fine tappezzata a mo’ di prato tramite Echinodorus tenellus. E’ proprio in vasche di questo tipo, ove non siano presenti pulitori di fondo, come Corydoras, e piccoli predatori quali gamberetti o Belontiidi e Ciclidi Nani, che avremo la certezza di trovarci degli avannotti in grado di sopravvivere nell’intrico delle foglie di tenellus. Personalmente ho avuto un’esperienza eguale con un prato di E. acicularis nonostante la presenza di una coppia di Apistogramma borelli; dimostrazione questa che ci troviamo di fronte ad un pesce che può regalarci emozioni inaspettate, senza contare che normali filtri biologici a lento flusso di corrente sono case ideali per gli avannotti di specie ovipare quali Ciprinidi o Caracidi. Difatti prati folti e filtri biologici sono un habitat popolato da miriadi di piccole creature, quali Cyclops e loro naupli, scorta essenziale di cibo per pesci neonati. Al contrario di altri Ciprinidi, che appena riassorbito il sacco vitellino sono soliti nuotare negli strati superficiali d’acqua, gli avannotti dei “Barbus”, sono fortemente bentonici, quindi fortemente legati al fondale, che se piantumato in maniera folta, offre ai piccoli pesci un riparo sufficiente a salvarne una parte dagli altri ospiti dell’acquario.

 

Riprodurli è davvero facile!

La vasca da riproduzione da 8 L netti in cui sono nati quasi tutti i miei pesci. La reticella sul fondo è doverosa per Ciprinidi e Caracidi ghiotti di uova.
Sempre la stessa vaschetta ma in primo piano: un tronco e un ciuffo di Riccia o Muschio di Giava completano l’arredamento. E’ senza filtro per facilitare la formazione di piccole creature. Senza riscaldatore poiché questa specie veniva riprodotta in tarda primavera o in estate.

Nel conoscere bene una specie non si trovano particolari difficoltà a predisporre la sua riproduzione, certo è che sebbene la prima volta in cui mi cimentai in questa avventura ero appena una ragazzino che non pensava ancora alle ragazzine (concedetemi questa parentesi, dato che per un periodo di tempo le riproduzioni passarono in secondo piano, nonostante non venissero mai abbandonate), non bisogna per questo sottovalutare alcuni piccoli trucchetti dettati dall’esperienza.

In primo luogo bisogna considerare i riproduttori come insaziabili e voraci predatori di uova e di avannotti appena schiusi (questi ultimi essendo foto sensibili, tendono con brevi guizzi ad abbandonare il fondo preventivamente protetto da una rete e finire in pasto ai genitori).

Pertanto la rete che dovrà proteggere le uova NON DEVE AVERE PUNTI DI CEDIMENTO che, una volta individuati, gli adulti sono abilissimi a sfruttare per intrufolarsi al di sotto della protezione e farsi una scorpacciata di caviale!!!!!.

Quindi, una volta muniti di una piccola vasca priva di filtro ( sono sufficienti una decina di L o anche meno), la si riempie di acqua (preferibilmente una miscela composta da un parte di acqua osmotica in modo da raggiungere una durezza totale di una decina di GH) e di un riscaldatore che porti la temperatura intorno ai 26°C. Una reticella sul fondo BEN sistemata e un ciuffo di Muschio di Giava o piante similari compongono l’arredamene. Suggerisco di introdurre anche della Riccia, che ci aiuta a creare un certo equilibrio biologico e apporta numerosi organismi, potenziale contorno per il nutrimento degli avannotti.

I Titteya, riproducono ottimamente anche in acque relativamente dure e alcaline, come quella dell’acquedotto di Milano. Valori medi di durezza e pH danno però una maggiore resa a livello di schiusa. Se i riproduttori sono stati nutriti bene e se si  trovano a loro agio, il mattino seguente la loro introduzione, che dovrebbe avvenire il tardo pomeriggio o la sera, il maschio dopo un lungo corteggiamento composto da parate a pinne distese e finti attacchi ai fianchi della femmina, indurrà quest’ultima a deporre. La colorazione del maschio in questo frangente è veramente stupenda: di un rosso purpureo può essere paragonato ad un prezioso rubino…..acquatico! L’accoppiamento avviene allorquando la femmine, scelto un posto a lei congeniale, si ferma: in questo momento il maschio le si affianca cingendola a lato con il peduncolo caudale….. un breve guizzo arcuato e in una frazione di secondo vengono espulsi i prodotti sessuali. Ad ogni atto riproduttivo vengono espulse dalle 2 alle 4/5 uova, fino ad un totale di oltre 200 allorquando ci troviamo di fronte a femmine particolarmente grosse e rigonfie di uova. La riproduzione può andare  avanti anche per diverse ore, perché ogni deposizione è intervallata dai vari rituali di corteggiamento. In media il tutto termina nell’arco di 4/5 ore, dopo di che i riproduttori DEVONO ASSOLUTAMENTE essere rimossi. Proprio durante la riproduzione dei pesci ritratti nelle foto, a causa di impegni lavorativi, i riproduttori furono rimossi solo la sera seguente la deposizione delle uova e siccome queste ultime schiudono in circa 24 ore, i 2 ghiottoni hanno avuto tutto il pomeriggio per effettuare una pantagruelico banchetto: essendo le larve, come anzidetto, fotosensibili, con piccoli guizzi abbandonano di tanto in tanto il fondo: per gli adulti si tratta di un’occasione da non perdere e così, per un semplice ritardo di alcune ore, di quella covata ho salvato un solo pesce. Naturalmente avevo voglia di popolare il mio olandese con un po’ di Titteya “…..do it your self…” e così la settimana seguente ho reintrodotto i riproduttori e sebbene la femmina non fosse particolarmente piena ottenni una cinquantina di uova. Questa volta riuscii a ripescare papà e mamma Titteya, nel tardo pomeriggio del giorno della deposizione. Il mattino seguente avevo una quarantina di larve trasparenti dalla forma di girino (a causa del sacco vitellino) che guizzavano allegramente ogni qualvolta il fascio di luce della mia torcia illuminava il fondo della vasca da riproduzione. A questo punto il più era fatto.

Di seguito una sequenza di foto ritraenti l’accoppiamento di questa specie.

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Nel giro di 3/4 giorni gli avannotti riassorbono il sacco vitellino e iniziano a nutrirsi. Pur accettando anche mangime secco finemente sbriciolato, è inconfutabile che una dieta a base di naupli di Artemia appena schiusi ci permettono di avere una crescita veloce, sana, ma soprattutto senza perdite. Cambi periodici d’acqua e cibo in quantità ci consentono in un paio di mesi di avere dei Titteya in miniatura di oltre un cm di lunghezza, del tutto simili ai propri genitori. A questo punto saranno pronti a popolare le vasche degli appassionati, a patto che non siano abitate da coinquilini troppo grossi ed aggressivi; accorreranno però ancora alcuni mesi, affinché venga raggiunta la maturità sessuale, (mediamente a 4/5 mesi di vita e ad una lunghezza di oltre 2 cm) che permetterà ai maschi di sfoggiare il loro purpureo manto nuziale.

Avannotti di una decina di giorni
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Avannotto di circa 3 settimane: siamo intorno agli 8 mm di lunghezza. Si intravede la bozza della riga scura laterale.
Avannotto di 40 gg : raggiunge e supera il cm di lunghezza ed ha la colorazione base completa uguale a quella delle fremmine. Per sviluppare il rosso ai maschi occorreranno ancora almeno un paio di mesi
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Giovane Titteya di 70 gg: un paio di centimetri danno accesso alla vasca di comunità a patto che non vi siano pesci troppo grossi o aggressivi.

 

Mi auguro di aver suscitato un meritato interesse verso questa specie, dalla bella livrea e dalle esigenze veramente minime.

Alla prossima

Foto e Testo: © Zio Pesce.blog

 

 

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