Corydoras aeneus: pesce spazzino? No grazie!

Anche in questo caso un pezzo del 2001 uscito sulla rivista Aquarium, ma sempre attuale. Purtroppo dopo quasi 20 anni la maggior parte delle persone li chiama ancora “spazzini”…………

Corydoras: non solo pulitori!

Una femmina di Corydoras aeneus

Tutto è incominciato durante una cena a casa del mio amico Andrea Varisco.

Parlando come al solito di pesci e ammirando la bellissima vasca olandese che arreda l’appartamento, dal folto della “jungla” ci siamo imbattuti in una femmina di Corydoras aeneus veramente colossale, non tanto per le dimensioni, quanto per la quantità di uova che aveva.

Soffermandoci un istante ad osservare incuriositi, sempre dal folto della vegetazione ne vediamo uscire un’altra con le stesse caratteristiche: ci siamo guardati un attimo negli occhi e da appassionati che siamo non c’è stato bisogno di parole per capire ciò che aveva illuminato le nostre menti: riproduciamoli!!!

Una piccola nota: questa è una vasca dove non si lesina cibo, fattore indispensabile per avere femmine in grado di produrre molte uova; i Corydoras non sono pesci pulitori, ma pesci che si nutrono (e anche tanto) sul fondo, cosa che non dovremo mai dimenticare se desideriamo mantenere in buona salute questi simpatici e utili amici.

E’ proprio la corretta alimentazione degli adulti uno dei segreti per riprodurre con successo questa specie, che sembra essere molto stimolata dalla somministrazione di alimenti altamente proteici come larve nere di zanzara e chironomus.

Ciò è valido non solo per la riproduzione, ma anche per mantenere in buona salute questi pesci che, dobbiamo ricordarlo, si chiamano pulitori per il semplice motivo di aver sviluppato un apparato boccale atto a nutrirsi sul fondo di larve ed altri organismi bentonici, e non, come invece vorrebbe la tradizione nazional popolare, di rifiuti o, ancor peggio, di escrementi!

Troppo spesso queste esigenze di cibo vengono sottovalutate e ciò spiega il perché sia frequente che i giovani animali posti in commercio (il cui fabbisogno energetico e notevolmente superiore a quello degli adulti) abbiano delle grosse difficoltà di sopravvivenza nei primi mesi e che, indebolendosi sempre più, cadano vittime di svariate patologie, in particolare protozoi.

Si voleva inoltre ricordare che proprio le specie più economiche e più comuni di Corydoras, (paleatus, e aeneus appunto) raggiungono la taglia commerciale di circa 3 cm in 2 o 3 mesi solamente: ci troviamo di fronte perciò ad animali in piena fase di sviluppo, e che magari fino a qualche settimana prima mangiavano naupli di artemia, dall’ineguagliabile potere nutritivo.

In effetti sembra una battuta comica, ma i Corydoras, al pari di porcellini, grufolano incessantemente il fondale con il loro musetto appuntito adornato di 3 paia di barbigli: organi di senso importantissimi per creature che hanno tendenzialmente abitudini crepuscolari o decisamente notturne. Agli occhi dell’appassionato sembra quasi che non smettano mai di mangiare!

Originario del Sud America.

Diffuso in natura in Venezula e nel il bacino amazzonico,  fino a La Plata, gli esemplari che ritroviamo in commercio sono tutti pesci provenienti da allevamenti, situati per lo più nella Repubblica Ceka  e nel Sud Est asiatico.

La facilità di gestione e la rapidità di crescita ne hanno fatto una fra le specie più diffuse negli acquari domestici.

In natura i Corydoras aeneus vivono in gruppi molto numerosi, ma non fitti; mantengono difatti una minima distanza fra gli altri membri del branco, che consente loro di avere una discreta superficie “personale” ove ricercare nutrimento.

Prediligono i fondali a sabbia fine o melmosi, in acque però non stagnanti, a media o debole corrente e nelle anse riparate nei corsi d’acqua maggiori. In genere durante il giorno stazionano sui fondali al riparo di ostacoli sommersi, al tramonto tendono a spostarsi anche in acque più basse, dove la presenza di larve di insetti acquatici può risultare più abbondante. Qui a volte stazionano anche durante il giorno, sebbene la presenza di uccelli predatori possa risultare un potenziale pericolo; un pericolo a cui però i Corydoras oppongono una micidiale arma di difesa: il primo raggio della pinna dorsale e il primo raggio delle pettorali sono rigidi, come spine, e se si viene punti da un esemplare adulto in modo profondo, si ha una sensazione dolorosa simile, sebbene più blanda, a quelle di una puntura di vespa; un’arma che li rende decisamente indigesti!

Questa abitudine a spostarsi in acqua più basse, spesso conduce molti esemplari, in particolare durante le stagioni delle piogge, a rimanere nelle raccolte di acqua al di fuori dell’alveo fluviale; una volta ritirate le acque, i pesci rimangono “intrappolati” in queste isole d’acqua, stagnante e spesso povera di ossigeno. Per sopperire a queste temporanee condizioni avverse, i Corydoras hanno sviluppato un singolare sistema di utilizzo dell’ossigeno: posseggono un organo respiratorio sussidiario nell’intestino che permette loro di utilizzare l’ossigeno atmosferico; ciò è reso possibile dalla particolare vascolarizzazione del canale intestinale, con cui viene assunto ossigeno ed eliminata anidride carbonica, che verrà poi espulsa a sua volta attraverso l’apertura anale.

Non è raro vedere questi pesci compiere veloci guizzi verso la superficie, a prendere una “boccata d’aria”: qualora la frequenza di questo comportamento fosse eccessiva, potrebbe significare che in vasca non abbiamo una ossigenazione ottimale.

Avendo abitudini prettamente crepuscolari, i loro spostamenti avvengono in particolare di notte, dove non disdegnano di risalire anche correnti relativamente forti. Infatti al contrario di quello che si potrebbe pensare, i Corydoras sono potenti nuotatori e non hanno difficoltà ad affrontare piccole rapide e correnti veloci per cercare nuove fonti di cibo, rappresentate come detto in precedenza, da larve e altri invertebrati bentonici.

In ogni caso è sempre il gruppo che si muove, difficilmente questi pesci si troveranno isolati, ed è una caratteristica che dovremo rispettare anche nelle nostre vasche.

Un pesce che si accontenta di poco.

Possiamo quindi affermare che Corydoras aeneus è un pesce dalle scarse esigenze ambientali, dove i parametri biochimici hanno un’importanza secondaria. Quello che non bisogna dimenticare è che invece hanno bisogno di essere nutriti abbondantemente, in particolare i giovani e, qualora ci volessimo cimentare nella loro riproduzione, gli adulti con particolare attenzione alle femmine.

Si adattano senza problemi a qualunque tipo di acquario, possibilmente arredato con fondo scuro costituito da sabbia fine, in cui questi pesci amano grufolare alla ricerca di particelle di cibo.

Da notare che su fondali costituiti da ghiaietto di granulometria superiore ai 2/3 mm, accade di sovente che i preziosi organi di senso che sono i barbigli, possano ferirsi e alla lunga consumarsi, a causa di attacchi batterici e protozoari successivi; in base ad osservazioni del tutto personali, ritengo che i barbigli vengano distrutti da infezioni secondarie che si sviluppano sui questi organi, e che un fondo grossolano non sia la sola causa di questa situazione. E’ sicuramente anche la scarsa igiene, unita ad eventuali ferite, che produce un effetto di distruzione. In molte vasche, benché avessi del normale ghiaietto, non ho mai assistito alla perdita dei barbilgli. E’ vero invece che quando ho avuto problemi con batteriosi e parassitosi, ho assistito a una regressione nella lunghezza di questi organi di senso, che in taluni esemplari, avendo raggiunto un punto di non ritorno, non sono mai più ricresciuti.

Ritornando all’arredamento, è doveroso fornire a questi simpatici ospiti alcuni ripari dove amano sostare durane il giorno: legni, cocci di vasi, gusci di noci di cocco e persino mattoni forati; in questi anfratti scuri, riposano tranquilli, sempre pronti a rimettersi in movimento non appena una qualunque particella odorosa captata dai loro sensibilissimi barbigli segnali loro la presenza di cibo.

Le piante, sempre indispensabili per un ecosistema equilibrato, dovrebbero avere foglie grandi, su cui amano anche deporre le uova: Microsorium, Anubias, Echinodorus. Naturalmente anche in acquari “olandesi” gli aeneus si trovano a meraviglia, sebbene a volte possano sradicare piante esili o che non abbiano attecchito perfettamente.

La riproduzione: non è sempre così facile.

La vaschetta da riproduzione di 12 L usata per riprodurre Corydoras aeneus

In genere ottenere la riproduzione di questi simpatici pesci non è difficile, sebbene in alcune circostanze non sia un evento certo e matematico nonostante si seguano scrupolosamente le informazioni biologiche relative.

Sicuramente, come per altri Corydoras un ruolo fondamentale lo giuoca il cibo: sostanzioso e soprattutto abbondante, costituito possibilmente da larve di zanzara e di chironomidi.

I Corydoras aeneus depongono facilmente anche in vasca di comunità, ma per avere una riproduzione razionale e soprattutto per avere una prole numerosa, occorre isolare i riproduttori.

A questo scopo ho utilizzato una vaschetta da una dozzina di l (a casa mia lo spazio è tiranno) munita di un piccolo filtro (che verrà mantenuto attivo al minimo una volta nati gli avannotti).

I miei riproduttori: in centro un maschio ai lati 2 femmine

In questo acquario arredato con sabbia fine e un’Anubias su tronco molto fitta, sono stati introdotti 3 maschi e una femmina. L’acqua era quella di rubinetto e aveva i seguenti valori: pH 7.8; GH 15. Alimentati abbondantemente per circa una decina di giorni esclusivamente con surgelato, la femmina aveva visibilmente aumentato il gonfiore addominale, segno evidente della maturazione di un gran numero di uova.

A questo punto si è provveduto ad effettuare il famoso cambio con acqua fresca e tenera, che sarebbe stato sicuramente di stimolo alla deposizione, dato che in natura i Corydoras si riproducono nella stagione delle piogge (NOTA: sebbene quasi tutti i Corydoras in commercio siano nati in cattività spesso è l’autunno/inverno la stagione migliore per riprodurre gli appartenenti al genere; evidentemente percepiscono ancestrali richiami su pressione atmosferica o altre caratteristiche meteorologiche), con acqua quindi più fresca e, in quanto piovana, ovviamente priva di sali minerali. In riproduzioni successive si è osservato però che il cambio d’acqua può essere effettuato anche con normale acqua di rubinetto a temperature inferiori rispetto a quelle di mantenimento, che nel caso specifico della riproduzione dovrebbe essere intorno ai 26/28°C.

Se siamo fortunati (infatti pur con tutti questi accorgimenti, non è detto che i pesci vadano in amore), la mattina seguente vedremo i maschi letteralmente impazziti all’inseguimento della femmina. In genere si inseriscono più maschi che femmine, sebbene sia sufficiente, qualora si abbiano riproduttori affiatati e già “provati”, una coppia sola.

L’atto sessuale in cui vengono rilasciate uova e sperma: durante la posizione a “T” il maschio trattiene con la pinna pettorale i barbigli della femmina.

L’accoppiamento avviene allorquando un solo maschio riesce a stringere fra una delle sue pinne pettorali i barbigli della femmina assumendo la classica posizione a T: a questo punto i due sono bloccati e nessun altro pesce potrà inserirsi in questa fase. La fecondazione dura alcuni secondi in cui il maschio, vibrando, rilascia lo sperma e la femmina, praticamente immobile, deposita le uova (circa 25 per ogni atto sessuale) nella tasca creata dalle sue pinne ventrali raccolte a mo’ di “manine”. Una volta terminato il rilascio dello sperma, la femmina rimane intontita per diversi secondi, dopo i quali incomincia a cercare un substrato idoneo ad appiccicare le uova, veramente molto adesive. I substrati prescelti sono le superfici lisce di foglie abbastanza grandi e frequentemente i vetri stessi dell’acquario. Dai vetri, le uova possono essere rimosse senza danni irreparabili, solo con l’ausilio di una lametta e con un’azione estremamente delicata e precisa; ciò si rende indispensabile allorquando la riproduzione avvenga in vasca di comunità. Nella piccola vasca da riproduzione, una volta terminati gli atti riproduttivi, si possono rimuovere i riproduttori. Le uova deposte mediamente da una singola femmina variano tra le 300 e le 400; da notare che l’imbiancamento delle uova colpisce il 30/40% della covata: una cosa osservata di frequente e alla quale, dato l’alto numero di uova deposte, non si è mai provveduto a contrastare con prodotti chimici disinfettanti; è anche possibile che durante i focosi accoppiamenti di questi pesci, molte uova rimangano infecondate e che siano comunque destinate ad imbiancarsi.

La femmina trattiene nelle pinne ventrali le uova fino a quando non troverà un substrato idoneo ad appiccicarle.

Per nostra fortuna le uova sono così abbondanti (soprattutto se si utilizzano svariati riproduttori) che ci permetteranno di avere comunque una prole numerosa.

La femmina in questa foto appiccica le uova su una foglia verticale. Spesso vengono lasciate sui vetri.
Un gruppo di uova: quelle bianche non sono state fecondate.
Uova di Corydoras aeneus embrionate.

Schiuderanno nell’arco di 3 o 4 giorni: questa indicazione di tempo non è una media, bensì i tempi effettivi di schiusa di uova deposta nel medesimo momento: quando alcuni avannotti stanno già cominciando a riassorbire il sacco vitellino (che verrà totalmente assorbito nei 3 giorni successivi la schiusa), altri fratelli vengono alla luce.

C. aeneus appena schiusi: si notino il grande sacco vitellino e le immense pettorali 🙂
C. aeneus neonato

I Corydoras appena nati sono fra le creature più buffe che si possano osservare: letteralmente palline (hanno un gigantesco sacco vitellino) munite di piccolissimi occhietti, pinne pettorali come ali e baffoni decisamente sproporzionati alle loro dimensioni; in questa fase assomigliano più a mini-girini (non raggiungono nemmeno il mezzo cm) che a pesci.

C. aeneus di 24 ore di vita

Fortunatamente gli avannotti si nutrono da subito di naupli di artemia appena schiusi, e se si desidera riuscire a mantenere una nutrita schiera di neo-Corydoras, le razioni dovranno essere abbondanti e frequenti. In una prima deposizione ho perso l’80% della covata per questo errore, sottovalutando imperdonabilmente le esigenze nutritive di questi pesci.

C. aeneus di 3 giorni: pronto per nutrirsi.

Particolarmente sensibili alle condizioni igieniche dell’acqua, necessitano di cambi frequenti, indispensabili in considerazione delle grandi quantità di cibo che devono essere somministrate.

Una dieta errata nelle prime settimana, soprattutto se gli avannotti sono numerosi, rende vulnerabili queste piccole creature a fungosi e attacchi protozoari devastanti. Solo una frequente e abbondantissima dieta a base di naupli di artemia, associati a cambi parziali quotidiani, garantiscono una veloce e sana crescita dei Corydoras. Un passaggio troppo rapido a cibi industriali, potrebbe portare forme di rachitismo e una crescita stentata.

C.aeneus di circa 45 giorni e di 1,5 cm; si noti la livrea maculata comune ai giovani di molti appartenenti al genere.

E’solo quando hanno raggiunto i 2 cm di lunghezza e i 2 mesi di vita che possiamo passare allo svezzamento, senza sottovalutare mai che sono animali in fase di crescita e dalla perenne necessità di nutrimento. A questa età hanno anche variato la livrea, che da maculata, comincia ad assumere la classica colorazione marroncina della specie.

A 3 mesi raggiungono i 3 cm e la taglia commerciale.

A tre mesi tutti insieme appassionatamente. Ci sono anche i cugini paleatus e alcuni Tanichthys albonubes.

Non dimentichiamoci quindi allorquando acquistiamo piccoli Corydoras nei negozi, che sono ancora quasi “neonati” e che “devono” mangiare ancora tanto, per crescere bene e darci tante soddisfazioni.

NOTA: le stesse indicazioni biologiche valgono anche per il cugino più rustico e “Argentino” del Corydoras aeneus: Corydoras paleatus, forse ancora più facile da riprodurre, che predilige possibilmente acque più fresche. C’è anche chi afferma che sia sopravvissuto sotto al ghiaccio in laghetti all’aperto!!!!!!

Bibliografia: Mergus – Atlante di Aquarium – Ed: Primaris

Acquario tropicale d’acqua dolce – Editoriale Olimpia

Foto e Testo: © Zio Pesce.blog

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