La mia esperienza nella Riserva Forestale del Rio Negro
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La mia esperienza nella Riserva Forestale del Rio Negro

La mia esperienza nella Riserva Forestale del Rio Negro

Mi chiamo Damiano Manolio, nato a Matera 53 anni fa, ho visitato la Riserva Forestale del Rio Negro durante la fine dell’ inverno 2019, è stata un’opportunità di lavoro: sono uno dei tanti tecnici di un mega impianto filtrante in uno fra i più belli acquari del mondo accessibili al pubblico che si trova alle Canarie e questo mi permette di fare esperienze in merito al mondo naturalistico. Ho colto al volo questa opportunità, ma per chi vuole intraprendere un’avventura simile, deve sapere che il viaggio dall’Italia non è assolutamente una passeggiata: in primis le ore di volo e gli spostamenti con scali aerei sono molti, inoltre per raggiungere Sao Gabriel Da Cachoeira, la località che ho visitato, per ben 30 giorni circa di permanenza, bisogna munirsi di pazienza e regolare permesso per poter accedere alla Riserva. Arrivato a Brasilia (la capitale), ho dovuto spostarmi con un altro volo a Manaus e questo ha ritardato il mio arrivo di 24h circa, per poi spostarmi ancora con un aereo di ridotte dimensioni a Sao Gabriel Da Cachoeira, dove si trova l’aeroporto più settentrionale della zona. La tratta in volo ha una vista meravigliosa, sembra di vedere una gigantesca ragnatela formata da migliaia di corsi d’acqua che, durante la stagione secca nel resto dell’Amazzonia hanno già raggiunto un livello abbastanza alto d’acqua. Il sole rendeva brillante la lussureggiante vegetazione, a tratti avvolta da nubi ed esaltava i colori dei corsi d’acqua che erano differenti gli uni dagli altri: alcuni di un verde smeraldo, tendente al blu, altri, invece, caratterizzati da un colore simile al tabacco. 

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. Mi impressionai molto vedendoli unirsi tra di loro per formare una linea netta, nella quale si miscelavano le due tonalità di colore. Uno spettacolo che solo in volo può essere ammirato. Come si può ben immaginare spostarsi nella Riserva richiede una buona conoscenza, seppur teorica, del luogo e l’affidabilità di guide esperte; i mezzi di spostamento dipendono molto dal carburante a disposizione, che a sua volta dipende dal livello del fiume Rio Negro, dal quale arriva su enormi chiatte. E’ risaputo che, nonostante la spettacolarità del paesaggio naturalistico, la zona del fiume Rio Negro e Rio Uaupes non goda di buone condizioni economiche, infatti uno dei problemi principali è proprio il carburante che, per la maggiore, viene utilizzato negli aeroporti e per grandi imbarcazioni che spostano le merci (grossi quantitativi di legname a fusti interi) su enormi zattere trainate da rimorchiatori.

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Ottenere un mezzo di locomozione non è difficile se solo si spostasse ad acqua! Proprio a causa di questo inconveniente molto spesso, durante la mia permanenza, ho dovuto affrontare molti chilometri a piedi durante il giorno, per poi far ritorno prima dell’imbrunire nella pensione in cui soggiornavo insieme ad altri otto compagni di viaggio e una ventina di operatori naturalistici (reporters, fotografi, bloggers) di varie parti d’Europa, per la maggiore dalla Germania. La mia esperienza è durata circa un mese, nel quale ho avuto la possibilità di accrescere la mia conoscenza in campo naturalistico, in particolar modo per quanto riguarda la fauna acquatica. Ho potuto riscontrare la forte differenza tra ciò che riporta la letteratura in campo di acquariologia, sull’allevamento di varie specie sudamericane, rispetto a ciò che sono i reali parametri che caratterizzano i biotopi nei quali queste specie vivono.

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Per prima cosa ciò che mi ha colpito sono stati i valori termici dell’acqua: penso che, pur trattandosi di una zona equatoriale, in alcuni periodi dell’anno, precisamente durante la mia permanenza, ho notato che in alcuni piccoli corsi d’acqua, popolati da molte specie ittiche, la temperatura dell’acqua, toccandola con le mani, mi era sembrata abbastanza fresca rispetto alla temperatura esterna. E’ pur vero che è capitato in una settimana piovosa, ma il giorno successivo, non avendo dietro un termometro per misurare la temperatura dell’acqua, mi sono munito di un termometro digitale (di quelli a batteria) e il pomeriggio ho misurato la temperatura, non nello stesso punto, ma nello stesso corso d’acqua; mi segnava 21.3°C. Quindi la curiosità mi spinse a testare la temperatura durante l’orario notturno: mi recai presso un piccolissimo affluente dello stesso corso d’acqua, che si trovava nei pressi della pensione in cui soggiornavo, alle 23:30 (ora locale), dove nei giorni precedenti bastava gettare in acqua un pezzo di pane per vedere una miriade di Paracheirodon Innesi famelici avvicinarsi; ciò che ho riscontrato è stata una diminuzione radicale di temperatura, attestata sui 18.9°C. Considerando ed informandomi da gente del posto, ho accertato che anche lì vi sono eventi climatici, seppur sporadici, che durano alcune settimane durante il corso dell’anno, logicamente nel periodo delle piogge, nei quali le temperature si abbassano anche di 10/13°C.

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Pertanto ho pensato che tutto ciò che riporta la letteratura non è da prendere totalmente per oro colato. A meno che le guardie forestali si muniscano di generatori elettrici e milioni di termostati per mantenere la temperatura dell’acqua ai livelli riportati sui libri di letteratura, il che sarebbe impossibile. Un’altra curiosità che ho notato è la presenza di zone, appena fuori dalla Riserva, dove le autorità danno concessione per l’abbattimento di alberi secolari che verranno trasformati in oggetti di arredamento.

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Questi alberi, quando vengono abbattuti, non sono immediatamente prelevati, ma lasciati in loco per più di un anno e in modo naturale, durante la stagione delle piogge, rilasciano buona parte delle sostante tanniniche contenute in essi e al contempo, quando cadono sul suolo, nelle zone acquitrinose, fanno da barriera per i piccoli corsi d’acqua, intrappolando una grande quantità di piccoli e medi pesci. Successivamente l’arrivo della stagione secca e l’innalzamento di temperatura fanno sì che l’evaporazione lasci pochissimi centimetri d’acqua, dove i Paracheirodon innesi riescono a sopravvivere attendendo il ritorno della stagione delle piogge.

Ho avuto modo inoltre di confrontarmi con alcuni biologi tedeschi che monitorano tali acque da oltre 20 anni i quali hanno segnalato che in casi climatici eccezionali in queste distese acquitrinose, la temperatura a causa dell’irradiamento solare che pervade l’intera superficie priva di vegetazione ad alto fusto, può toccare persino i 36/38°C

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Non mi aspettavo questa rivelazione di grande adattabilità di questa specie ai vari periodi atmosferici ed è stato emozionante vedere come le specie animali riescano a sopravvivere contro ogni probabilità. Naturalmente io ho visitato il luogo durante la stagione fredda, ma stando a contatto con le persone e gli studiosi del luogo ho potuto apprendere queste notizie a me sconosciute fino a quel momento.

L'autore: Damiano Manolio, ingegnere impianti ittici industriali

 

Foto e Testo: © Damiano Manolio – ogni riproduzione vietata

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