La Riproduzione naturale dello Pterophyllum scalare

Come è mia consuetudine non mi dilungherò in accademici discorsi da Wikipedia sulla provenienza e tassonomia dello Pterophyllum scalare, bensì sulla favola che ebbi al fortuna di vivere nel lontano 1995………..

Scalari Family

C’era una volta…….. tanto tempo fa

Tutto è incominciato nell’agosto del 1995, quando mi sono recato con un amico in uno dei nostri negozi di fiducia. La mia intenzione era quella di curiosare per qualche novità interessante, ed in effetti ho subito notato degli scalari di diverse dimensioni a livrea selvatica; in mezzo al gruppo ne ho individuati altri due un po’ più grossi che difendevano un proprio angolino: una coppia.

Ho chiesto informazioni al negoziante e mi ha confermato che la settimana prima erano in una vasca con altri Ciclidi dove difendevano, peraltro senza molto successo vista l’abbondanza di coinquilini, i propri avannotti. E così senza indugiare ho acquistato i due esemplari nonché alcune Carnegielle.

Si tratta dei classici scalari di una volta con occhio rosso, bande verticali e con una corporatura robusta, non certo gli efebi esemplari a pinne a velo che non riescono a nuotare o tutte le altre varietà derivati dall’originale ma che di originale non hanno più niente se non quelle di essere incapaci di accudire le proprie uova e la propria prole e di essere più soggetti alle varie patologie che si riscontrano normalmente in acquario.

Personalmente ritengo una catastrofe il fatto che per “abbellire” alcune specie di pesci se ne perdano i caratteri comportamentali peculiari e nello stesso tempo così affascinanti: le ultime generazione di Scalari, Ramirezi, ed ora anche i Discus hanno perso l’istinto delle cure parentali e vi assicuro che a mio parere neanche una barriera corallina è in grado di dare le emozioni di un coppia di questi animali che cura, difende e protegge la propria nuvola di pesciolini.

E dopo questo sfogo ritorniamo agli Scalari “originali”.

I due pesci sono stati introdotti nel mio acquario di circa 100 L ambientandosi a meraviglia, vero è che dopo tre giorni è avvenuta la prima deposizione le cui uova però non erano fecondate, probabilmente perchè nel nuovo territorio i pesci non si sentivano a loro agio e non avevano avuto il tempo necessario per esplorarlo e saggiarne i dettagli: fatto è che in questo caso solo la femmina si interessava blandamente delle uova mentre il maschio mostrava un quasi totale disinteresse; il giorno seguente le uova erano quasi tutte distrutte, forse anche dagli attacchi di un Plecostomus di 15 cm. che approfittando della scarsa cura prestata dai genitori ha pensato bene di degustare la foglia di Echinodorus farcita di caviale sudamericano.

Adulti e piccoli della Coppia Marble, non descritta in queste righe

Nascono, ma……

Dopo circa 70 ore a 27 C°, nascevano le prime larve: ora indistintamente entrambi gli adulti provvedevano a sbucciare le uova e a trasferire la propria prole su un’altra foglia.

E’ incredibile con quale delicatezza vengano accuditi i pesciolini appena nati che sono esserini buffissimi: palline palpitanti di circa un millimetro di diametro con una codina costantemente in movimento; aderiscono alle foglie su cui vengono adagiati tramite un filamento vischioso emesso da una ghiandola posta sulla testa.

Ora gli adulti accentuano notevolmente il loro istinto di difesa, aumentando il raggio di azione dei loro attacchi agli intrusi; a differenza di altri Ciclidi dove è molto marcata una distinzione di ruoli fra chi attacca gli estranei e chi invece bada la prole, nei miei scalari non vi era questa netta separazione dei ruoli.

Così ho osservato che alcuni dei Ramirezi, meno veloci degli altri, presentavano i bordi della pinna caudale morsicati; ho preferito perciò trasferirli in un’altra vasca.

Dopo 4 giorni le palline vibranti si erano trasformate in pesciolini completi, forniti di occhi, pinne e coda, che attendevano solo il momento adatto per fare i loro primi guizzi nel mondo acquatico.

Il giorno successivo, tornato dal lavoro, ho potuto ammirare uno spettacolo straordinario: nell’angolo destro dell’acquario nuotava la coppia avvolta da una nuvola di un centinaio di avannotti di circa 4 mm di lunghezza; gli altri pesci erano tutti nel lato sinistro, al di la di un grosso Echinodorus.

Non vorrei ripetermi, ma uno spettacolo del genere non può avere paragoni: animali con un cervello così piccolo, guidati, forse, esclusivamente dall’istinto, sono capaci di guidare difendere e proteggere cosi amorevolmente la loro progenie da fare invidia ai mammiferi; vorrei citare qui un fatto curioso, a cui i Ciclidi non sono nuovi: durante una somministrazione di Chironomus vivi, tutti gli ospiti del mio acquario si sono gettati avidamente sui prelibati vermetti rossi compresi, anche se più circospetti, i genitori; fatto sta che nel trambusto alcuni piccoli si erano allontanati dal gruppo; prontamente mamma e papà Scalare sono andati a recuperare i vagabondi tranne un certo Pierino che vista la grande festa aveva intenzione di prendervi parte: come dessert!!!

Il maschio, adocchiato il fuggitivo, con un veloce guizzo lo ha recuperato nella sua grande bocca, ma nello stesso tempo era riuscito a catturare un gustoso vermetto: come fare per ingoiare il cibo senza danneggiare il figlio? Rimanendo immobile per un istante, quasi dovesse riflettere sulla soluzione del problema, si è precipitato nell’angolo più tranquillo sputando sia il piccolo che il verme dopodiché ha consumato con tranquillità il Chironomus tenendo sotto controllo l’avannotto che successivamente ha riportato nel branco.

I Marble, tra le varietà che preferisco

Luce Lunare indispensabile

Di giorno il tempo per la famiglia di Scalari passava tranquillamente, con gli adulti intenti a difendere e ricomporre il gruppo dei piccoli, badando al recupero dei “disobbedienti” che tendevano ad allontanarsi; era lo spegnimento delle luci il vero problema che ho dovuto affrontare, poichè i piccoli venivano attratti dalla luce che proveniva dalla stanza si disperdevano ed erano così facile preda degli altri occupanti della vasca.

A queste stragi notturne ho posto rimedio ponendo a lato della luce  di ordinanza, una piccola lampada ricoperta di plastica bianca che emetteva una lieve luce diffusa, creando un effetto “tramonto”: si accendeva poco prima dello spegnimento delle luci e si spegneva poco dopo l’accensione; così facendo, i piccoli attratti dal fascio di luce, davano modo ai genitori di recuperarli per adagiarli su qualche foglia; lo stratagemma consentiva inoltre di non fare loro perdere il contatto con la prole, poichè la penombra durava tutta la notte. Il quasi buio ha poi un affetto tranquillante sui piccoli, agevolando l’adesione gli uni agli altri tramite la ghiandola posta sulla testa.

Infatti questa specie di Ciclidi non usa ne’ nascondigli ne’ buche a mo’ di culla; pertanto sia le uova che gli avannotti sono più vulnerabili rispetto a quelli di specie che usano buche o nascondigli.

Vi è però un altro vantaggio utilizzando l’effetto “alba” e “tramonto”: le brusche variazioni luminose possono spaventare e disorientare gli animale acquatici, che presi dal panico, tendono a sbattere contro i vetri o peggio a saltare fuori dall’acqua: con il graduale passaggio giorno-notte e viceversa possiamo evitare loro questi disagi.

Torniamo ora agli Scalari: purtroppo della nidiata non mi è rimasto nessun superstite, a causa di una mia negligenza; avevo pensato a tutto ma non al giusto nutrimento per i piccoli: i Naupli di Artemia Salina.

Così nel giro di quattro giorni dalla loro prima nuotata, decimati dagli altri pesci e malnutriti, ho visto soccombere uno ad uno tutti gli avannotti.

Ho atteso perciò un ulteriore covata, che è avvenuta su un tubo di gomma posto orizzontalmente nell’angolo sinistro dell’acquario. Sfortuna ha voluto che fosse il tubo che portava acqua alla falda freatica (filtro sottosabbia alla rovescia) e direttamente collegato con un raccordo a T alla pompa e al tubo in uscita dal filtro; quest’ultimo proprio in quel momento si era intasato, costringendomi ad entrare con le mani in vasca per staccarlo dal raccordo; con questo trambusto era inevitabile che venisse toccato e mosso anche il substrato su cui era avvenuta la deposizione.

Molte uova a causa degli spostamenti, avevano perso aderenza e sono volate via sotto la vigorosa ventilazione provocata dagli adulti.

Nonostante tutto gli Scalari continuavano le cure: dopo tre giorni sono sgusciati gli avannotti e dopo altri quattro un gruppo di una quarantina di piccoli veniva accudito dai genitori; questa volta avevo già predisposto la schiusa delle Artemie, cosa che mi ha permesso di ammirare la crescita dei piccoli in acquario di comunità per 8 giorni; effettuavo le somministrazioni di Artemie due volte al giorno fino a quando si intravedevano i pancini rosati.

All’ottavo giorno ho contato una quindicina di piccoli, sempre sorvegliati da entrambi i genitori; sono stati decimati ovviamente dagli altri pesci, ma nei due giorni precedenti avevo notato che il maschio tendeva a trattenere e ad ingoiare i pesciolini più piccoli (cioè i più deboli) e che se aveva in bocca uno di essi nello stesso momento in cui inseguiva qualche intruso, non rilasciava più il prezioso fardello, quasi si dimenticasse della cosa: prova ne è che i recuperi effettuati in tranquillità andavano sempre a buon fine. Decisi quindi di dividerli per evitare ulteriori perdite ed inserirli in una vaschetta di 10 L circa, con medesimi parametri bio-chimici.

Ad una lunghezza di 0,7 centimetri gli Scalari sono delicatissimi e solo durante il trasferimento ne ho persi 4.

All’inizio, senza il punto di riferimento degli adulti, non riuscivano quasi a nuotare tanto erano disorientati nella nuova casa: stavano raggruppati senza muoversi ma purtroppo anche senza mangiare, nonostante le abbondanti somministrazioni di Naupli.

Il secondo giorno i più intrepidi davano segni di ripresa e timidamente afferravano le Artemie che passavano loro a tiro.

Una volta sviluppata la tipica forma triangolare, ho incominciato a svezzarli con mangime secco polverizzato, non tanto gradito così come le Bosmine surgelate; Chironomus ed Artemie surgelati ridotti in pezzettini sembravano invece di ottimo gradimento sia agli Scalari sia ai piccoli Aeneus ritrovati nel primo comparto del filtro e trasferiti nell’acquarietto di 12 litri adibito a “nursery”.

Il mio tempo e le mie cure però, dati gli impegni di lavoro, non sono stati sufficienti a garantire un sano ed equilibrato sviluppo di tutti, in quanto rientrando alle 18,30 potevo solo somministrare una razione di cibo; come Natura vuole i più deboli soccombono.

Ora 6 di quei 15 sono diventati in tutto e per tutto degli Scalari in miniatura di 1,2 centimetri di lunghezza.

Sicuramente qualcuno si chiederà il perchè non ho trasferito prima i piccoli e perchè non ho provato a salvarli tutti.

Per due validi motivi: il primo di ordine puramente tecnico e cioè la mancanza di vasche e di spazio; il secondo di ordine esclusivamente biologico: facendo riferimento alla tesi del Dr. Cannata, tanto maggiore è il tempo in cui i piccoli rimangono a contatto dei genitori, tanto è probabile, anche se non certo, che essi stessi divengano dei buoni genitori una volta raggiunta la maturità.

Il mio intento è quello di avere degli esemplari che a loro volta siano in grado di sorvegliare uova e piccoli.

Naturalmente la riproduzione artificiale degli Scalari è molto più comoda permettendo di allevare numerosi individui e di forgiare le forme e i colori più disparati per il piacere degli esseri umani; io ritengo invece che la vera bellezza sia quella data dalla Natura espressa nelle forme, nei colori e nei comportamenti degli esseri viventi scaturiti da milioni di anni di evoluzione e selezione naturale.

Con questo articolo spero di aver fatto capire la differenza fra chi è veramente acquariofilo e chi invece semplicemente è un collezionista di animali vivi.

Bellissimi con i loro “girini” 🙂

Attenzione perché mica finisce qui………..

Questo è ciò che scrissi per il bollettino del GAEM di quei tempi.

Ma manca ancora l’epilogo della storia.

Tutti si chiederanno ora che fine abbiano fatto i 6 ragazzi superstiti?

Ora ve lo racconto 😊

La coppia di genitori venne regalata ad un appassionato socio del GAEM, e i 6 fanciulli crebbero nella stessa vasca dove nacquero.

Avevano dei colori particolari, sebbene i genitori avessero la colorazione classica: base wild ma con chiazze leopardo, colori che non avevo mai visto in commercio; probabilmente le selezioni a cui erano stati sottoposti i loro progenitori avevano creato questo pattern cromatico particolare. Purtroppo non ho nessuna testimonianza fotografica di quei pesci, se non il video dei genitori sul canale You Tube Zio Pesce Blog.

A 6/8 mesi misuravano oramai  oltre 5/6 cm e raggiunsero la maturità sessuale formando 2 coppie che si divisero equamente la vasca. Gli altri 2 fui obbligato riportarli al negozio di fiducia che fu ben felice di recuperare e mettere in vendita 2 esemplari degni di nota.

Curavo le mie due coppie al meglio, mantenendo i valori di riferimento per il loro allevamento, cioè acqua tenera e acida (pH6,5 – kh2). Cibo abbondante e variato rappresentato da fiocchi, granulato, chironomus e artemia congelati, oltre a cambi parziali del 30%  2 volte al mese facevano crescere i miei ragazzi forti sani e con bellissimi prolungamenti filamentosi alle estremità delle caudale e delle ventrali (con alta carica azotata ciò è ostacolato).

Non ci volle molto infatti che entrambe le coppie deposero e curassero amorevolmente uova e piccoli. Nella vasca erano rimasti solo alcuni Corydoras e 2 o 3 Ephalzeorhynchus siamsnsis.

Non avevo calcolato però lo sviluppo smisurato dell’aggressività quando i piccoli cominciavano a nuotare: in 120 L avevo 2 coppie di scalari con i piccoli e vi assicuro che quando i maschi partivano in rotazione all’attacco e si prendevano, si sentiva il tonfo dello scontro e scaglie che volavano. Inutile dire che in tutto questo trambusto chi ci rimise furono entrambe le covate.

Mio malgrado cedetti ad un amico appassionato una coppia e tenni quella con il maschio più grande e con più spot di leopardo.

La mamma dice: hei ragazzi dove andate?

Ora tutto è perfetto……… ed infatti……..

Dopo 15/20 giorni la coppia depose di nuovo, con la sola compagnia dei Corydoras e dei Siamensis come pesci target, indispensabili per lo scarico di aggressività dei riproduttori, affinchè non venga rivolta verso loro stessi.

Memore delle passate esperienze, non lasciai nulla al caso: schiusa e rifornimento di naupli nei tempi e modi ottimali, doppio schiuditoio di artemia più bottiglia, luce lunare e pesci target: Corydoras, E. Siamensis; occorrono comunque pesci veloci o corazzati, ma innocui, perchè quando partono in rotazione all’attacco gli Scalari se ti beccano mi sa che fanno male.

In questa occasione riuscivo a somministrare 2/3 volte al giorno i naupli di artemia e cosi facendo i giovani scalari crescevano a vista d’occhio sotto lo sguardo vigile dei genitori, che non accennavano minimamente ad avere comportamenti aggressivi nei confronti dei piccoli.

Sul dorso di Papà

Cure Parentali Notturne

Una delle cose che mi colpirono in particolare modo era come avvenivano le cure parentali di notte: allo spegnimento delle luci, i piccoli, foto sensibili, (non dimentichiamolo che sono attratti dalla luce) si radunavano sotto il piccolo fascio luminoso, dove i genitori non avevano difficoltà a recuperarli e adagiarli su qualche foglia nelle vicinanze che avevano battezzato come culla; appena nati i piccoli scalari hanno un dischetto adesivo sulla testa che li aiuta a rimanere uniti di notte o in fase di riposo; inoltre il buio ha un effetto sedativo e così i fratellini non avevano difficoltà a passare la notte appallottolati tutti insieme.

Col passare dei giorni e l’aumento delle capacità natatorie, il disco adesivo si assottiglia e sparisce completamente dopo un paio di settimane. Ciò obbliga i piccoli Scalari, che intanto hanno anche aumentato riflessi, capacità natatorie e cognitive, ad assumere come punto di riferimento i genitori trasformandosi da esserini “planctonici” in pesciolini in grado di seguire e interpretare i segnali dei genitori. Ora di notte sebbene attratti dal fascio luminoso e subito mantenuti in gruppo dalla coppia, non venivano più adagiati su una foglia e tenuti insieme dai dischi adesivi sul capo, bensì percependo le correnti prodotte dalle pettorali dei genitori, venivano guidati dagli adulti sotto una foglia di ninfea, stretti nell’abbraccio amorevole di papà e mamma: papà a destra, mamma a sinistra, sopra una foglia di ninfea a fare da copertina e in mezzo 100 scalarini tranquilli e sicuri!!!!! 😊

 

Scalarini in primo piano: 4 mm e testina adesiva, non sono carini???

Cure Parentali meraviglia della Natura

Tutto era perfetto e nonostante la presenza di altri pesci (indispensabile per gestire la notevole aggressività dei riproduttori che potrebbero scaricarla reciprocamente o addirittura sui piccoli), come detto non ebbi perdite: dopo un mese avevo oltre un centinaio di scalarini in miniatura perfettamente formati che ancora seguivano papà e mamma in lungo e in largo.

Altra meraviglia regalatami questa coppia eccezionale di riproduttori fu proprio il fatto di protrarre le loro cure verso la prole anche forse oltre il tempo lecito in cui un Ciclide rimane a difesa dei propri piccoli: era passato oltre un mese e la famiglia Scalare andava d’amore e d’accordo, talmente d’accordo che papà e mamma decisero di deporre nuovamente su una bella foglia grande di Echinodorus: la foglia fu riempita di uova, ma………….. vennero divorate proprio dagli scalari nati il mese prima; sinceramente una cosa che non avevo mai visto e di cui prendevo atto per la prima volta.

Ma fu proprio quello il momento in cui forse si spezzo il legame che teneva uniti adulti e figli: i giovani iniziarono a cambiare atteggiamento e all’avvicinarsi di un adulto tendevano a scappare e a non seguire più i genitori; era giunto il momento di separare la famiglia, anche perché iniziavo a notare una certa punta degli adulti sui piccoli. Trasferii i piccoli in un’altra vasca dove crebbero senza problemi per poi essere smistati tra appassionati e negozi di Milano.

Quella fantastica coppia invece inspiegabilmente si dissolse: il maschio incalzava e attaccava con insistenza la compagna e quindi per evitare il peggio fui costretto a cederli con mio sommo dispiacere. Le dinamiche di coppia dei Ciclidi rimangono e rimarranno per me molto spesso misteri irrisolti.

Attenzione: se volgiamo gustare i piccoli e i genitori insieme, non inserire assolutamente Loricaridi (Ancistrus, Plecosotmus…..) che mangerebbero le uova, di notte in particolare, dato che essendo corazzati assorbirebbero bene le cariche dei riproduttori; Caracidi intraprendenti come un branco di Cardinali poiché si comporterebbero come uno squadrone di Pellerossa che circonda una Diligenza: uno ad uno farebbero fuori tutte le uova; stesso discorso per Ciprinidi vivaci come i Barbus e per i Botia: velocissimi nuotatori e razziatori di uova.

Genitori esemplari e sempre attenti

ETOLOGIA E SESSUALITA’ NEGLI SCALARI

 Allora innanzi tutto a mio parere gli scalari devono essere allevati in gruppo di almeno 6/8 esemplari in vasche capienti da non meno di 100 (limite massimo inferiore) 150 L in su. Questo perchè se vengono presi in coppia (errore davvero troppo ma troppo comune) nel 90% dei casi uno diventa dominante, l’altro remissivo e piglia tutte le botte lui (se siamo altri 5, bhe le mazzate mica le piglio tutte io e ho tempo pure di mangiare, mentre Tysono pensa a menare qualcun altro……. capito il concetto di allevare in gruppo?); il continuo stress non gli consente di nutrirsi al meglio, indebolendolo e lasciando largo a diverse patologie, la più comune delle quali è rappresentata da protozoi Flagellati, che segneranno inevitabilmente il suo destino.

Pertanto se li si vuole allevare in modo razionale conviene prendere un gruppo di giovani, da inserire in una vasca capiente con temperature mai inferiori ai 25 C° (al di sotto di questo limite sono più soggetti ai Flagellati), acqua tenera e lievemente acida e ricche di piante e tronchi; in particolare non dobbiamo far mancare piante del genere Echinodorus: la loro ampia superficie fogliare è molto gradita come substrato di deposizione. Se tutto fila dritto nell’arco di qualche mese inizieranno le scaramucce a gli atti di corteggiamento. Una volta individuata una coppia conviene trasferirla un un’altra vasca intorno ai 50 L con i medesimi valori e con un innalzamento della temperatura di un paio di gradi rispetto a quella di mantenimento. Indispensabili per la nuova casa piante a foglia larga e qualche pesce target.

Ma possono succedere anche altre cose a questi pesci quando hanno “voglia”. Non è raro infatti che in carenza di maschi si formino coppie omosessuali, formate da 2 femmine (non ho mai osservato maschi avere atteggiamenti omosessuali) in cui una delle 2 depone e l’altra fa le veci del maschio, alternando il comportamento maschio/femmina in base al grado di maturazione delle uova, scambiandosi quindi il ruolo maschile. Ovviamente non nascerà niente, ma è comunque sinonimo di benessere degli animali.

Altro comportamento invece testosteronico, è rappresentato dal maschio dominante che occupa tutto il territorio della vasca, relegando agli angoli gli altri maschi senza consentire loro di ritagliare uno spazio proprio. Il dominante tenderà ad accoppiarsi, anche contemporanemente, con tutte le femmine disponibile. Personalmente ho osservato un maschio fare la spola tra due covate poste agli angoli opposti della vasca, con le “donne” che si accapigliavano appena si vedevano mentre lui si comportava da boss mantenendo uno stato neutrale. Ovviamente le uova in questa situazione instabile non sono arrivate alla schiusa. Questo comportamento non è nuovo nei Ciclidi che formano coppie fisse e spiega come l’evoluzione abbia poi portato alcune specie delle famiglia, come gli Apistogramma, a vivere in Harem con un solo maschio dominante.

Pulcini loro
Fratellini sempre insieme. E la notte la testina adesiva ci tiene uniti e tranquilli

Come mia consuetudine non riporto molta bibliografia nei miei articoli, poiché sia a livello cartaceo che digitale vi è sovrabbondanza di informazioni, purtroppo troppo spesso fuorvianti e non corrette.

E’ invece mio intento descrivere in maniera esaustiva esperienze dirette, cercando di riportare la maggioranza di dettagli possibile e magari contribuire a migliorare la cultura relative alle specie che descrivo.

Ciao

Zio Pesce

NOTA: le foto qui riportate sono di un’altra coppia di scalari che ho avuto al fortuna di allevare, dei Marble che mi diedero altrettante soddisfazioni.

Come detto dei pesci protagonisti dell’articolo resta solo questa testimonianza relativa ai progenitori Wild Form: un video di quel tempo su You Tube al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=uyaxI7poH48

Foto e Testo: © Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

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