Pesci Nostri!

Ripropongo nello scritto seguente un pezzo di alcuni anni fa, pubblicato non mi ricordo su che numero della rivista Aqua Planta – Reef Art, riferito all’allevamento di alcune specie di pesci che popolavano le mie vasche.

Causa di forza maggiore dismisi tutto nel 2011, pertanto il ceppo di Tanictis a cui faccio riferimento non esiste più, anche se a dire la verità ne allevo un altro dal 2014, così come i Titteya.

Non mi resta che augurare buona lettura 😊

Come iniziare altrimenti uno scritto sulla riproduzione dei pesci d’acquario. In effetti questo titolo mi è venuto in mente guardando gli abitanti delle mie vasche, ormai micro vasche, con ospiti non impegnativi (Neon, Microrasbora galaxy, Cardinali, H. amandae, B. titteya, Chela dadiburjori, Tanichthys albonubes) che hanno in comune una cosa particolare: sono tutti nati in casa mia e quindi ne conosco vita, morte, miracoli e albero genealogico (ad esempio ho un ceppo di Tanictis che allevo dal lontano 1995). Per alcuni ospiti, come gli E. siamensis devo per forza di cose rivolgermi al negozio; dove posso però, tempo permettendo, mi diverto facendo un po’ di pascetti, anche perché loro immancabilmente mi danno la materia prima: le loro uova e sarebbe un peccato lasciarle sempre in balia degli elementi e delle bocche degli ospiti delle vasche. A tale proposito, incredibilmente, in più di un’occasione ho avvistato microscopici avannotti nuotare per qualche giorno nell’intrico della vegetazione, finendo poi inevitabilmente nella bocca dei pesci più grandi.

Coppia di Tanichthys albonubes: soggetti appartenenti al ceppo a cui faccio riferimento nella breve prefazione

E’ soprattutto questo che mi spinge a riprodurre i pesci. Ma perché in certe situazioni e per taluni acquariofili è facile e quasi automatico, mentre per molti sono obbiettivi complicati e utopici? Nelle righe che seguono cercheremo di dare alcune semplici indicazioni per far comprendere ai nostri lettori che l’unico strumento che abbiamo per fare in modo che i pesci non solo depongano, ma nascano, crescano e vivano a lungo nelle nostre vasche sia da ricondurre al concetto di equilibrio e di acquario naturale (non quello ADA, anche se fino ad un certo punto aiuta)!

Il concetto di equilibrio Acquariologico (secondo me😊).

Dunque, innanzi tutto dobbiamo liberarci la mente dalla maggior parte delle nozioni che, haimè, vengono acquisite attraverso letteratura e il web.

Prima fra tutte che i Poecilidi siano pesci per principianti: sono ormai almeno 30 anni che Guppy & C., per quanto prolifici e in taluni casi anche resistenti, non sono più all’altezza della loro fama di pesci roccia che hanno acquisito nel corso degli anni, in particolare dal dopo guerra alla fine degli anni ’70: io li avevo quei Guppy e posso garantirvi che un bimbo di 6 anni che si cura un acquario se non ha dentro pesci rocciosi, si stancherebbe velocemente di vedere morire uno ad uno i pesci che ospita (mi ricordo che Betta, B. tetrezona, Neon, Tanictis non campavano che qualche mese in quell’acquario primitivo senza filtro, ma con tante bollicineJ)) Quei Guppy no, loro si riproducevano per scissione!!!!! Oggi questa regola si è letteralmente ribaltata; mai consigliare ad un principiante dei Poecilidi. Piuttosto Tanictis, Brachydanio o Barbus, Ciprinidi sicuramente versatili e robusti. Tutto questo preambolo proprio per partire con il giusto piede al fine di raggiungere il nostro obbiettivo: un equilibrio stabile non si può raggiungere con pesci in condizioni di salute non ottimali. Premessa: è obbligo informarsi sempre delle caratteristiche biologiche di ciascuna specie. Il secondo step che dobbiamo rispettare si basa su una regola fondata sul comportamento in natura (che ricordiamo essere l’unica fonte di ispirazione): mai in nessuna situazione naturale un pesce si trova isolato! A meno che si tratti di un predatore, (e non è il nostro caso), una specie altamente territoriale e aggressiva (e non è il nostro caso) o che sia malato (e non deve essere assolutamente il nostro caso).

Melanotaeina praecox, Popondetta furcata e femmina di B. titteya albino: tutti made in The House
Maschio di B. titteya albino: in amore diventa rosa purpureo

In tutti gli altri casi, i pesci coabitano con i propri simili, talune volte definendo un proprio territorio più o meno ampio; (una regola basilare che deve essere rispettata in acquario è conoscere il carattere dei nostri ospiti: 100 litri potrebbero essere pochi per  2 di Scalari, in 500 L potremmo invece osservare un gruppo di questi pesci senza rischiare che si spennino); occorre quindi calcolare per gli esemplari che necessitano di territorio, uno spazio che serva a gestire l’aggressività potenziale, considerando anche che l’alta densità in molte specie di pesci ne riduce l’aggressività (ad esempio nei Ciclidi Africani dei grandi laghi); in ogni caso se la “territorialità” non viene gestita nel modo migliore (spazio sufficiente a creare territori, numero limitato di esemplari o viceversa alta densità in relazione al comportamento specifico), ne deriverà che i soggetti più deboli verranno inevitabilmente sopraffatti ed intimiditi dai più forti, avranno perciò un limitato acceso alle risorse alimentari e subiranno un lento ma inesorabile declino che li porterà ad ammalarsi e a soccombere.

Hyphessobrycon amandae uno dei più piccoli Caracidi

Altri pesci invece vivono in gruppi numerosi componendo a seconda delle specie o delle situazioni, banchi radi (aumentando lo spazio tra individui: ciò accade in situazioni di tranquillità) o al contrario raggruppandosi in fitti sciami qualora vi siano spostamenti, se non migrazioni, o situazioni di pericolo o di stress (ad esempio nella vasca del negozio, in situazione di potenziale e costante pericolo, i Neon formano gruppi fitti nuotando in sincronia; una volta tranquillizzati,  e acclimatati nei nostri acquari, tendono a ritagliarsi un piccolo spazio personale che difendono anche energicamente dai conspecifici).

Chela dadiburjori

La sintesi di tutto ciò ci rimanda ad un concetto elementare di equilibrio bioacquariologico: i pesci da inserire in una vasca devono essere molti per specie (anche 6/8 esemplari come minimo), ma di poche specie diverse e compatibili fra di loro; e ciò vale anche per pesci potenzialmente aggressivi come i Ciclidi: in questo caso all’interno del gruppo (che ricordiamo deve avere sufficiente spazio data l’elevata aggressività intraspecifica), si formeranno coppie (da inserire successivamente in vasche ad hoc per la riproduzione) oppure elementi dominanti che feconderanno le femmine presenti (come avviene per i Ciclidi dei grandi laghi dell’Africa orientale). Fondamentale per la formazione di un corretto equilibrio bioacquariologico è la conoscenza, anche minima, del comportamento dei nostri ospiti, che si traduce in pochi e semplici concetti: non inserire pesci di taglia diversa o che da adulti raggiungano dimensioni notevolmente maggiori rispetto ad altri coinquilini; per quanto pacifici, i pesci di maggiori dimensioni riducono le risorse disponibili ai pesci più piccoli, oltre al fatto che con uno sbadiglio involontario il pesce più grande potrebbe banchettare con quello più piccolo (ad esempio accostare  Balantiocheilus o Pangasius ai Neon).

Crossocheilus siamensis: per questi ottimi antialghe devo rivolgermi al negozio

Non introdurre pesci veloci con pesci lenti (classico abbinamento sbagliato Cardinali con Discus o Ramirezi): i secondi verrebbero sottoposti ad una pesante concorrenza alimentare che li porterebbe inevitabilmente in un prossimo futuro allo sviluppo di svariate patologie da stress (ad es. flagellati).

Non inserire pesci potenzialmente aggressivi con altri dalle lunghe pinne, dal nuoto lento o comunque timidi e pacifici (ad esempio Betta splendens con Scalari oppure Barbus): in situazioni prive di fitta piantumazione e con pochi nascondigli, il pesce più aggressivo, o semplicemente più spregiudicato finirebbe per portare alla morte il proprio coinquilino. Ovviamente queste sono solo indicazioni di massima e a taluni possono apparire anche scontate o elementari, ma vi posso garantire che decenni di acquariologia e anni di lavoro in questo settore mi hanno dimostrato che il 99% degli errori che si commettono nella gestione di una vasca derivano proprio dal mancato rispetto di queste poche regole. Anche in vasche marine equivale lo stesso concetto, solo che gli spazi da tenere in considerazione sono infinitamente superiori; a ciò si aggiunga la minore conoscenza delle reali esigenze biologiche delle specie marine ed ecco spiegato le maggiori difficoltà nella riproduzione dei pesci marini (si pensi alle specie ad inversione sessuale come gli Amphiprion, agli spazi che necessitano Pomacantidi o Acanturidi senza dimenticare che i Pesci Farfalla come i Chaetodon in natura difficilmente nuotano isolati: li possiamo vedere in gruppo o molto spesso in coppia).

Maschio di Mikrogeophagus ramirezi

L’importanza del cibo

Con le dovute eccezioni, quindi è importante che i pesci vivano con diversi conspecifici: inevitabilmente, se a loro agio, un maschio e una femmina, in condizioni biopsicologiche (condizione fisica, habitat e abbinamenti) di equilibrio, si accoppieranno. Le situazioni ambientali equilibrate si raggiungono attraverso uno stato fisico ottimale, che non sempre è in relazione ai parametri fisico/chimici (pH e durezza) ottimali dell’acqua.

Ben più importante per raggiungere la deposizione è uno stato di tranquillità psicologica (dato dai corretti abbinamenti di individui) e da una variata e abbondante alimentazione accompagnata da igiene (popolazione microbica contenuta), acqua pulita e con gli inquinanti azotatati possibilmente entro i limiti tollerabili.

Coppia di Neon in amore

Purtroppo l’errore maggiore fatto dai neofiti è sottovalutare l’importanza del cibo: pesci ben nutriti e non stressati, non si ammalano, o superano meglio eventuali patologie. Per paura di inquinare si tende a fare economia di cibo e si pensa che un tipo solo di mangime possa sopperire a tutte le necessità vitali dei nostri ospiti acquatici. Niente di più sbagliato: innanzi tutto bisognerebbe alimentare gli animali almeno un paio di volte al giorno con un quantitativo che non deve creare avanzi (inquinamento) ma che deve nutrire tutti; empiricamente la somministrazione dovrebbe essere tutta consumata entro10/15 secondi, avendo l’accortezza di utilizzare pasticche o granuli che raggiungano le creature che si nutrono sul fondo, come i Corydoras. Al termine di una corretta somministrazione è visibile il ventre leggermente rigonfiato che ci fa capire che i nostri ospiti hanno gradito il banchetto. Per talune specie esigenti (Ramirezi, Discus, Ciclidi Nani, pesci marini di barriera, ecc…..) sarebbe necessario abbinare al cibo secco, cibo surgelato di vario genere. Anche in una alimentazione a base di cibo secco è assolutamente necessario un mix di mangimi; tanto per citare il mio personale esempio, utilizzo 3 diversi tipi di fioccato, 1 granulato e artemie e chironomus liofilizzati…… il tutto shakerato e inserito nello stesso contenitore. Durante la somministrazione, se ho dei pesci di fondo in vasca come i Corydoras, pongo particolare attenzione (non utilizzando pasticche) affinché una minima parte del cibo si depositi sul fondo garantendo ai cosiddetti “pulitori” (che in realtà non puliscono e sono solo pesci che si nutrono sul fondo), di saziarsi; in questa specie, in particolare, un’alimentazione abbondante e variate giuoca un ruolo fondamentale nella deposizione.

In sintesi possiamo riassumere sotto 3 voci i fattori determinanti affinché sia possibile avere pesci in salute e che depongano, partendo dal presupposto che le sostanze inquinanti azotate e la carica microbica (funghi e microorganismi demolitori) dovrebbero rimanere contenuti entro limiti tollerabili:

1 l’alimentazione: ne troppo che inquini ne poco che non nutra; deve essere la più variata possibile.

2 il giusto ambiente: è inutile allestire un “olandese” per pesci che amano scogliere e viceversa; non si potrà mai raggiungere un equilibrio bioacquariologico.

3 il giusto abbinamento fra le specie e il numero di esemplari per specie: solo se si sentiranno a loro agio, con numerosi consimili, i pesci saranno invogliati a deporre, anche perché se sono in tanti sarà più facile trovare un lui o una lei che si attraggano reciprocamente.

E’chiaro che questi concetti sono applicabili anche all’acquariologia marina: basti pensare che per ottenere una coppia di pagliacci occorre un folto gruppo di giovani, o che i Synchiropus (che depongono in modo spettacolare) essendo lenti e nutrendosi di piccole creature, avrebbero vita difficile in vasche spoglie e sovraffollate o con pesci veloci nel nuoto.

Un gruppo di Cardinali made in The House

L’elemento liquido: cosa è veramente importante!

In tutto questo discorso abbiamo, in apparenza, tralasciato quale sia il ruolo dell’elemento liquido e questo per un semplice motivo: le condizioni fisico chimiche dell’acqua non sono vincolanti per la deposizione delle uova: cooooomeeee? Si, si le vostre orecchie hanno capito bene, è il vostro cervello che non si connette! Infatti io ho detto “deposizione” non schiusa o accrescimento: per riproduzione io infatti intendo proprio “riprodurre” cioè creare nuovi individui. Sebbene nelle specie più difficili e di cattura avere parametri fisico-chimici coretti può essere determinante, per la stragrande maggioranza dei pesci d’acquario parrebbe che pH e durezza giochino un ruolo secondario per la deposizione (ribadisco, solo per la deposizione, non per lo sviluppo dell’embrione). Approfondiamo allora questo concetto attraverso un piccolo esempio estrapolato, tanto per cambiare, dalla mia esperienza personale. Ho sempre visto deporre Neon, Petitelle e Caracidi vari in vasche dove pH ma soprattutto durezza (che è più influente) erano troppo alte per portare alla schiusa le uova: ora, in una situazione di valori biochimici inadatti alla schiusa i pesci deponevano ugualmente. Ciò significa che in vasca si era raggiunto un corretto equilibrio bioacqauariologico, ma le condizioni fisico-chimiche non erano quelle ideali: da qui si evince che per schiudere (non per essere deposte) le uova necessitano di valori biochimici ottimali e di moltissima igiene. E’ risaputo che la maggior parte dei piccoli Caracidi d’acquario nascono in acque poco dure o addirittura molto tenere, con bassissima carica batterica; le loro uova infatti, sensibilissime, se non maturano con acqua adatta, muoiono facilmente. Perfino Discus, Ciclidi Nani e anche pesci marini come piccoli Pomacentridi e Amphiprion non sfuggono a questa regola: acqua pulita e igiene sono sinonimo di longevità e benessere per i nostri ospiti.

Ed è per questo che il cambio d’acqua parziale giuoca un ruolo fondamentale: un’acqua quindi con bassa carica microbica (possiamo dire empiricamente che la percentuale di carica microbica eliminata in un acquario ad ogni cambio è pari alla percentuale di acqua cambiata rispetto al volume della vasca) e sostanze inquinanti limitate, completano il concetto di equilibrio bioacquariologico, poiché contribuiscono a creare un ambiente ospitale e tranquillizzante che a sua volta è la base per avere un equilibrio biopsicologico e portare i pesci a deporre.

NOTA: per mantenere l’igiene sul fondo personalmente utilizzo in acqua dolce la gestione “Sistema Sabbia”.  https://ziopesce.blog/sistema-sabbia/

E’ chiaro che in situazioni estreme di valori (pH o durezza troppo alti o troppo bassi, accumulo di sostanze organiche, salinità scorretta, ecc….) vacilla anche il fattore primario per la riproduzione e cioè quell’equilibrio bioacquariologico di cui sopra: esso è un indice importante che deve farci capire quali siano le reali esigenze di vita dei nostri ospiti; troppo spesso mi è capitato di ascoltare acquariofili demoralizzati non riuscire a capire il perchè nonostante maniacali attenzioni ai valori biochimici, le loro vasche erano preda di strane morie o del motivo per cui mai nessun uovo vedeva la luce all’interno dei loro precisissimi alambicchi chimici; poi ad un più attento esame si scopre che in 100 L vivevano 3 Scalari, 3 Barbus 2 Ancistrus, 1 Corydoras, 4 Neon, 2 Gymnocorynbus 3 Xipho e 4 Platy, il tutto sapientemente condito con qualche ciuffo di Anubias e 2 Cryptocoryne. Ma anche nelle vasche ultra piantumante dell’ultima generazione spesso i pesci stentano: le maggiori attenzioni vengono indirizzate alle piante e ci si dimentica che i pesci hanno bisogno di mangiare bene tanto e variato, cosa che terrorizza molti cultori di questo tipo di vasche dove generalmente si distribuisce con estrema parsimonia, per non dire avarizia, il cibo: il terrore di un minimo di formazione algale o di NO3 e PO4 superiori ai minimi consentiti non possono e non devono macchiare le loro bomboniere; sinceramente è raro ascoltare acquariofili con vasche di questo tipo parlare di deposizioni frequenti; non dimentichiamo che se vogliamo avere pesci longevi e in salute devono essere le piante in funzione dei pesci e non viceversa!

I più abili ed esperti riescono però a raggiungere entrambi gli obiettivi: pesci stupendi in meravigliose vasche fittamente piantumate e senza alghe……….. ma però bisogna essere proprio bravi😊

Colisa lalia, Neon e Rasbora heteromorpha a 72 ore di vita

In acquariologia marina poi è ancora più facile imbattersi in vasche popolate da un unico soggetto per specie: 1 Pomacantus, 1 Balestra, 1 Pagliaccio, ecc….… vuoi per un discorso di territorialità specifica vuoi per la mancanza di considerazione relativa agli spazi necessari alle creature del mare, che non sono nemmeno paragonabili a quelli delle creature che popolano le acque interne e proprio per questo motivo, a mio avviso, molti pesci marini d’acquario non andrebbero acquistati (direi tutti quelli che superano da adulti i 10 cm) dato che in cattività non riusciremo mai a raggiungere un reale equilibrio bioacquariologico.

In conclusione voglio ribadire che è dalla realizzazione dell’armonia fra i vari fattori costituenti il mondo acquatico artificiale (vetro, acqua, luce, terra…..) che scaturisce la vita, sotto qualunque forma, sia essa vegetale o animale e conoscendo e riuscendo a manovrare questi fattori anche noi, attraverso i nostri ospiti acquatici, possiamo creare la vita.

Nota:

Equilibrio bioacquariologico: equilibrio dato dalla corretta relazione tra habitat ottimale e numero ottimale di soggetti e abbinamento di specie.

Equilibrio biopsicologico: equilibrio dato da una ottimale stato fisico/igienico soggettivo e da un corretto equilibrio bioacquariologico.

Foto e Testo: © Zio Pesce.blog

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