Tanichthys albonubes: riscopriamolo insieme.

Tanichthys: perchè?

Un esemplare femmina di Tanichthys albonubes

Non sempre gli appassionati più esperti e di lunga data dedicano le loro attenzioni a quelle specie che per prime hanno abitato le loro vasche: vuoi perché molto comuni e per questo di relativo interesse, vuoi perché incompatibili con le esigenze estetiche degli acquari moderni, vuoi perché inevitabilmente la voglia di conoscenza guida gli acquariofili verso nuove esperienze, relegando nel dimenticatoio pesci già posseduti sebbene forse mai conosciute intimamente. Nessuno mai infatti si sognerebbe di inserire una coppia di Cichlasoma (Heros, Thorichthys) nigrofasciatus in un bellissimo olandese ricco di piante. Eppure quanti di noi agli albori delle proprie esperienze non hanno provato le emozioni che sanno dare questi pesci, nell’intento di proteggere e curare la propria prole. O parimenti quanti di noi snobbano, a torto, altri pesci di dominio pubblico pensando di sapere tutto su di essi e magari non hanno nemmeno provato a riprodurli. Fra le specie che a mio modesto parere vengono relegate fra quelle “dimenticate” vi è sicuramente il Tanichthys albonubes, un piccolo Ciprinide asiatico, molto comune nelle vasche di vendita dei negozi ma del quale vengono ignorate del tutto o quasi le necessità vitali e le peculiarità biologiche, davvero singolari. 

Un po’ di biologia.

Originario dei ruscelli di acqua fresca che scorrono lungo le pendici della Montagna dalle Nuvole Bianche in Cina, è ormai allevato da diversi decenni nei maggiori centri di allevamento di pesci tropicali, come i paesi dell’Est europeo ma soprattutto del Sudest asiatico. E’ una specie dalle scarse esigenze e davvero molto indicato, ancor più dei classici Poecillidi (ormai diventati dopo anni di allevamento intensivo pesci “delicati”) al neofita; la rusticità, la grande capacità di adattamento e la taglia (raramente supera i 4 cm) ne fanno un ospite ideale per gli acquari domestici, anche di piccole dimensioni. Oltre a queste caratteristiche, anche la colorazione è tutt’altro che insignificante: i Tanichthys infatti presentano su un fondo marroncino chiaro, una linea gialla iridescente che da dietro l’opercolo si estende parallela alla linea laterale lungo tutto il corpo fino a raggiungere il peduncolo caudale che presenta una piccola macchia nera circondata di rosso acceso e che si estende al centro della pinna caudale; le pinne impari sono rosse, bordate di giallo. Nelle femmine, oltre a presentare un ventre evidentemente più tondeggiante, questi colori risultano meno accesi rispetto ai maschi che invece, soprattutto quando sono eccitati e in fase di corteggiamento, si trasformano in piccoli gioielli accentuando al massimo la loro livrea.
In natura vivono in ruscelli con acque rapide e ossigenate; hanno un corpo compresso lateralmente e altamente idrodinamico, una muscolatura molto sviluppata e una notevole capacita di coordinazione nel nuoto. Caratteristiche indispensabili per creature che devono contrastare la forze delle correnti degli ambienti montani da cui provengono. Mi è capitato di osservare più di una volta dei Tan incunearsi, per qualche secondo, all’interno dei bocchettoni d’uscita della pompe centrifughe: questo ci fa capire la potenza che riescono a sprigionare questi piccoli pesci nel nuoto, praticamente dei piccoli salmoni!!! Ed è proprio questo forse l’aspetto che più mi ha affascinato in queste piccole creature, capaci peraltro di compiere balzi per superare eventuali ostacoli o per ghermire piccoli insetti che volano sul pelo dell’acqua. Non per niente è da circa una trentina  di anni che immancabilmente i Tan sono presenti nelle mie vasche. Sebbene alcuni anni fa ho dovuto cedere il mio ceppo, dal 2011 ne allevo un altro crossato recentemente con dei “gold”; ora ne ho una 15ina tutti discendenti, con diversi incroci, da 4 pesci originari. Come accennato in precedenza si nutrono volentieri di insetti e la bocca rivolta verso l’alto ne è un’indicazione evidente. Per quanto però i Tan prediligano catturare piccoli insetti sulla superficie dell’acqua, è frequente vederli pinneggiare radenti il fondo qualora vi sia una fonte di nutrimento, come ad esempio una pastiglia di cibo. Occupano in acquario lo spazio che va dal centro alla superficie della vasca, sovente contro corrente con il maschio dominante in prima fila intanto a “bollare” la superficie in cerca di particelle nutritive o a scacciare eventuali rivali, comprese le femmine qualora non siano in periodo riproduttivo. E’un pesce comunque gregario che deve vivere in gruppo, anche se raramente compone banchi compatti (in genere si dispone in gruppo allorquando viene introdotto in ambienti nuovi o dopo abbondanti cambi d’acqua). Alcune volte si assiste a piccole scaramucce peraltro assolutamente innocue, dove i pesci si fronteggiano a pinne distese. Assolutamente pacifico, può essere tranquillamente associato ad altre piccole specie o anche a pesci dalle lunghe pinne, le quali non suscitano il minimo interesse nei Tan. Il suo carattere pacifico non deve però indurci a credere che sia totalmente innocuo, perlomeno con gli avannotti: tutt’altro!

Curiosità

Sebbene sia molto frequente osservare in vasche con folta vegetazione e con pesci bene nutriti, gli avannotti crescere insieme ai genitori, non dobbiamo dimenticare che pure essendo prevalentemente insettivoro è comunque un “carnivoro” e non disdegna in talune e rarissime situazioni ambientali, avannotti di dimensioni adatte ad entrare nella sua piccola bocca, senza fare eccezioni nemmeno per i propri. A tal proposito vorrei riportare un fatto accadutomi qualche anno fa e che ci deve far riflettere sull’intelligenza e le capacità di apprendimento di animali con un cervello così piccolo come quello di un pescetto lungo appena qualche cm. Ebbene a quel tempo avevo dei Tan di 3 mesi di vita, lunghi circa un centimetro e mezzo, ai quali avevo associato una nutrita schiere di piccole Rasbore heteromorpha nate da una decina di giorni. Ebbene nell’arco di qualche giorno uno dei Tan aveva imparato a cacciare! E dico imparato perché è proprio così! Questo unico soggetto non cacciava le Rasbore inseguendole, dato che nonostante la loro giovane età si producevano in veloci guizzi in grado di schivare il piccolo cacciatore, bensì avvicinandosi lentamente all’obbiettivo e quando era ad alcuni mm di distanza, con uno scatto fulmineo, il giovane Tan ghermiva la piccola Rasbora che non aveva nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo…….. assistendo a allibito a questa scena, ho poi provveduto, ovviamente, a trasferire le piccole Rasbore. Questo unico Tan aveva quindi dimostrato di imparare a cacciare con uno stile proprio dei grossi predatori quali gli Esocidi: i Lucci infatti tendono agguati micidiali avvicinandosi di soppiatto alla preda, grazie anche alla livrea mimetica, e con un accelerazione di una frazione di secondo, piomba sulle ignare vittime. Si potrebbe evincere da queste righe che ci troviamo di fronte a dei pericoli potenziali per gli altri pesci, ma è vero anche, cosa che a molti sfugge, che i pesci sono esseri viventi, dotati solo in parte di comportamenti stereotipati. Al di fuori di questi buona parte delle loro reazioni sono dovute a variabili esterne, come ambiente, cibo, ecc…… e…… apprendimento!!!!…..  non è detto che se nel mio acquario un pesce si comporta in un certo modo, introdotto in un altro ambiente presenti il medesimo comportamento. E ciò vale per tutte le specie, dai Tan ai Barbus, dai Betta ai Colisa, dai Discus agli Scalari (ad esempio io non ho mai avuto scalari aggressivi con altre specie, nemmeno con piccoli pesci quali i Neon).
Un altro fatto che mi ha portato a considerare molto di più le capacità di apprendimento dei pesci, ha come protagonisti dei Tan, stavolta però come vittime. Avevo dei giovani Pelvicachromis pulcher e dei giovani Tan che inserii nella medesima vasca di un centinaio di litri. I Tan veloci e guizzanti erano certo delle prede difficili per i P.pulcher, fino a quando uno di essi aveva capito che allo spegnimento delle luci, i giovani Tan disorientati, sbattevano contro i vetri della vasca diventando vulnerabili agli attacchi del piccolo Cclide; per il P. pulcher (e solo questo soggetto) era quindi un gioco da ragazzi fare merenda con i Tan, fino a che con l’inserimento di una luce notturna che attirava al centro della vasca i Tan durante la notte, il nostro “cacciatore”crepuscolare ha dovuto nuovamente accontentarsi dei fiocchi. Ritengo che quanto segnalato nelle righe precedenti ci faccia capire il perché non sempre ciò che si legge sui libri si riscontra poi in vasca; ribadisco il concetto fondamentale che a molti acquariofili sfugge: i pesci sono esseri viventi e come tali capaci di modificare il proprio comportamento in base a stimoli esterni. Ed è solo l’appassionato attento, con diversi anni per non dire decenni di esperienza, che è in grado di……. guidare questi comportamenti agendo sulle innumerevoli variabili che influenzano il comportamento animale: in sintesi egli è in grado di domare e dirigere l’istinto animale. Questa capacità, haimè, non la si impara dai libri e nemmeno dagli altri, ma sul campo, con tanta pazienza e perseveranza,  e soprattutto con tanta sensibilità e passione.

Allevamento

Qualche breve cenno sull’allevamento, che non presenta alcuna difficoltà. Non ha esigenze riguardo i parametri biochimici, essendo estremamente rustico è sufficiente della normale acqua del rubinetto trattata con biocondizionatore. La temperatura invece influisce direttamente sul metabolismo dei Tanichthys: sono fondamentalmente pesci di acqua fredda e una temperatura costantemente al di sopra dei 20/22°C fa invecchiare precocemente questi pesciolini, che in condizioni ottimali possono vivere anche oltre i 5 anni. Tali caratteristiche consentono a questa specie di poter essere allevata tranquillamente in un laghetto all’aperto, dove questi pesci svernano in semiletargo sotto il ghiaccio. Ai primi tepori primaverili  ritornano attivi e pimpanti e quando la temperatura raggiunge i 18/20°C sono pronti a riprodursi. Gli insetti, come anzi detto, sono il cibo prediletto ma si nutrono anche di piccole creature planctoniche, come Daphnie o Cyclops, senza disdegnare di tanto in tanto sostanze vegetali; in cattività il normale mangime in fiocchi o granulare, preferibilmente di diverso tipo, sono sufficienti a garantire pesci in salute; inutile dire che qualora si utilizzi regolarmente mangime surgelato o vivo i benefici saranno più che evidenti. In acquario, può vivere anche in piccole vasche a patto che abbiano acqua pulita e ossigenata. Un flusso di corrente è preferibile ma non indispensabile.

Vasca di una 50ina di litri: zone piantumate e spazio libero con corrente sono habitat ideale

Sebbene siano ospiti ideali per acquari con ricca vegetazione, non dobbiamo dimenticare che sono grandi nuotatori e di conseguenza durante la disposizione di arredi o piante acquatiche è doveroso lasciare uno spazio libero sufficiente per il nuoto, anche in vasche di piccolissime dimensioni (diciamo a partire dai 15/20 L. 

Riproduzione.

Riprodurre questi pesciolini è veramente molto facile e può servire da palestra per cimentarsi in riproduzioni un po’ più impegnative, come quella, ad esempio, dei Neon.  Nelle righe precedenti abbiamo anticipato una cosa abbastanza singolare: nelle vasche mono specifiche e con fitta vegetazione è tutt’altro che raro, soprattutto in presenza di pesci tranquilli e abbondantemente nutriti, incontrare avannotti in varie fasi di sviluppo che non vengono minimamente attaccati dagli adulti. Ma se ci si vuole cimentare in una riproduzione razionale bisogna procedere come segue.

Una coppia in fase di corteggiamento: in alto la femmina, in basso il maschio. Al di sotto la reticella di plastica a protezione delle uova

I Tan raggiungono la maturità sessuale intorno al 4° mese di vita, ad una lunghezza di un paio di cm. I maschi presentano una colorazione più uniforme e intensa, con le pinne dorsale e anale molto più sviluppate. Le femmine invece hanno le pinne meno sviluppate e il ventre chiaro e tondeggiante; la quantità di uova prodotta da ognuna di esse varia in base alle dimensioni; in linea di massima una femmina adulta intorno ai 4 cm potrebbe deporre fino a oltre 300 uova: ho usato il condizionale dato che le femmine, almeno nelle mie vasche, non se ne liberano mai completamente, arrivando ad espellerne circa un centinaio per volta, con un numero che può variare dalle 3 alle 6 per ogni singolo atto riproduttivo.

I riproduttori si dirigono verso il ciuffo di piante dove verranno rilasciate le uova

Una vaschetta intorno ai 5 L può essere sufficiente; la si riempie di normale acqua del rubinetto (non dovrebbe però superare i 15 GH e avere il pH inferiore a 8) con temperatura intorno ai 22/24C° disponendo sul fondo una reticella, per impedire ai riproduttori di pasteggiare con le proprie uova; da osservare che la rete non è indispensabile, perché soprattutto in fase di corteggiamento e deposizione i Tan non degnano di uno sguardo le uova. Al contrario di altre specie non ne sono grandi divoratori e in genere sono solo le femmine che, a deposizione ultimata, tendono a divorarle qualora si presenti l’occasione. La piccola vasca, priva di filtro per non aspirare i pesci neonati veramente piccoli, dovrà presentare al centro un ciuffo di Muschio di Giava (o altre piante a foglie fini) come substrato per la deposizione. La sera verranno introdotti i riproduttori e il mattino seguente si noterà il maschio agitatissimo compiere guizzi veloci intorno alla femmina, prima quasi colpendola con violenza, poi facendole strada in mezzo alle piante. A questo punto la femmina, dopo alcuni colpi, segue il maschio che, lasciandole spazio, le permette di introdursi nell’intrico della vegetazione, incalzandola da vicino.

inizio dell’accoppiamento dei Tanichthys: il maschio sta per cingere sulla schiena la femmina

in questo momento vengono espulse e contemporaneamente fecondate le uova

L’istante della deposizione da un’altre prospettiva: una frazione di secondo!

Trovato il punto giusto, la femmina si blocca, tremando, in attesa che il suo compagno le si accosti e che le cinga la schiena con il peduncolo caudale: è l’accoppiamento che dura una frazione di secondo e si conclude con l’espulsione delle uova e dello sperma; a questo punto i pesci guizzano via rapidi in direzioni diverse, mentre le uova si adagiano sugli steli della vegetazione e sul fondo. Questi giochi amorosi e accoppiamenti proseguono per alcune ore, fino a quando la femmina non risponde più agli stimoli e agli inviti del partner: è ora di rimuovere i riproduttori per evitare che possano rivolgere attenzioni particolari e indesiderate alla covata. Le uova schiudono in 24 ore circa e ne sgusciano larve di 3 mm trasparenti e dotate di un grosso sacco vitellino, che verrà riassorbito dopo 4 giorni. Dotati di occhi e pinne, i piccolissimi (è proprio il caso di dirlo!!!) Tan sono pronti a nutrirsi. Perfino neonati dimostrano una spiccata attività nel nuoto, ma sono talmente piccoli che un nauplio di artemia è grande come la loro testa. Per non avere morie, è quindi opportuno predisporre una coltura di microrganismi (indicati i Parameci).

avannotti di 90 ore. Sono contornati da piccoli puntini: microorganismi; indispensabile nutrimento nella prima settimana; i piccoli per crescere bene devono nuotare in mezzo al cibo!

in effetti nella foto precedente 3 mm scarsi di pesce mica si vedevano bene. Meglio ingrandire

Dopo una settimana possono essere nutriti con naupli di artemia appena schiusi o del normale mangime secco sbriciolato; in questo caso cresceranno molto più lentamente. Per garantire loro un sano sviluppo è opportuno, in considerazione del fatto che siamo in presenza di una vasca priva di filtro, effettuare frequenti cambi parziali. Dopo una ventina di giorni dal riassorbimento del sacco vitellino, a 5 mm di lunghezza, compare la prima colorazione rappresentata da una fascia azzurra iridescente che li fa assomigliare a dei piccoli Neon! E’solo intorno ai 2 mesi di vita e al cm di lunghezza che la fascia azzurra si trasforma in gialla e il corpo diventa marrone chiaro, rivelandoci la vera identità di queste piccole creature.
La facilità di riproduzione ne ha fatto una delle specie che da più anni viene allevata a scopo commerciale. Tale allevamento ha prodotto selezioni particolari come quelle a livrea marrone/bluastra, marrone/rossastra o con pinne a velo. Sebbene provenienti da selezioni genetiche, questi pesci non sono particolarmente delicati e hanno mantenuto la grande rusticità e adattabilità dei ceppi originari. Per dovere di cronaca occorre segnalare anche l’ultimo arrivato sul mercato: il Tanichthys albonubes  “Gold”, una variante cromatica con cui ho incrociato il mio ceppo.

Avannotto di 20 gg e 7 mm

avannotto di 30 gg e 10 mm

I miei ragazzi da grandi. Si intravede un Corydoras nanus e la coda di un Cardinale nato alcuni mesi prima.

Meno popolare ma ugualmente presente in commercio e nei negozi specializzati è l’altra specie: Tanichthys lini; di dimensioni poco inferiori e con una colorazione lievemente più scura, la sua biologia è pressoché analoga a quella di T. albonubes. Per completezza di informazione vogliamo segnalare anche il rarissimo Tanichthys micagemmae: la specie non supera i 2 cm e sebbene non li abbia mai riprodotti fino ad ora, credo proprio che sarà una dei miei prossimi obiettivi. In conclusione penso che i Tanichthys siano sicuramente fra i pesci più indicati per chi da poco si è affacciato al nostro meraviglioso hobby ma anche motivo di approfondimento per gli appassionati di lunga data e che magari non  hanno avuto la possibilità di apprezzarne appieno la sua ecletticità. Certo si tratta di pesci che hanno decenni di storia e che hanno riempito svariate pagine di riviste specializzate, ma credo sia nell’interesse di tutti conoscere meglio ciò che ci è più vicino e utilizzarlo, come trampolino, per scrutare orizzonti ancora lontani; senza dimenticare che un nutrito gruppo di questi piccoli Ciprinidi in una vasca fittamente piantumata crea un gradevolissimo effetto estetico.

 
Foto e Testo: © Zio Pesce.blog

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