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Acquario Ruscello – Ruscello bonsai – Streaming Wabikusa, o più semplicemente AQUARELLO

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Uno Stream cristallino
L’arte della Fly Fishing: maestra di equilibrio tra aria, acqua e i loro abitanti!

 

 

Un ruscello in casa: perché?

Una domanda che mi sono sempre chiesto è come poter trasportare la natura in casa propria avendola sempre sottomano.

Con gli acquari ci si riesce ma solo in parte: avete mai visto un corso d’acqua o un lago con le pareti verticali di cristallo completamente lisce e trasparenti? Già questo ci fa capire che sebbene un acquario sia una raccolta d’acqua in cui far vivere bene i pesci, anche il più accurato dei biotopi è lontano anni luce dalla realtà. Che è fatta di parti profonde o di pochi cm, di dislivelli tra periodi di piena e di magra, di parti emerse e sommerse ma soprattutto della totale assenza di PARETI VERTICALI LISCE presenti su ognuno dei punti cardinali. Questo è un fattore determinante perché è in quegli spazi dove il fondo da pochi cm degrada verso il basso che il 99% delle specie dulcacquicole si riproduce, depone le uova e i piccoli si accrescono: un pesce di grossa taglia difficilmente si avventura in acque molto basse!

Ma questo sarebbe già facile da allestire: una parte emersa che degrada verso una parte più profonda; già fatto anche questo: in una vasca di questo tipo molte specie, ovovivipari a parte ovviamente, trovano l’ambiente ideale in cui deporre e molte uova, proprio per l’assenza di adulti che frequentano preferibilmente la parte più fonda della vasca, facilmente potranno dare vita nuovi esemplari.

Questo per acque ferme.

Ma cosa succede nella realtà in un ruscello? La domanda nasce spontanea quando si pratica Fly Fishing, la nobile arte della Pesca a Mosca. Si pratica in acque correnti, in corsi d’acqua a corrente veloce per insidiare i signori della potenza: Trote e Temoli. Acque chiare e fresche e paesaggi incontaminati mi hanno spinto, vivendo in una città come Milano, a tentare di ricreare in casa una cosa simile. Ci sono riuscito? Forse……………ai posteri l’ardua sentenza 🙂

 

 

Correva il 1999

Prototipo Aqarello 2008

In quell’anno nacque il prototipo dell’Aquarello. Dato le numerose riproduzioni che avvenivano nelle mie vasche non sapevo più dove mettere pesci (Colisa, Rasbora, Neon, Cardinali, H. Bentosi, H. Amandae Melanotaenia praecox, varie specie di Corydoras e successivamente anche Ramirezi, e altro ma sarebbe un elenco troppo lungo………) quello fu un modo per dare acqua in spazi ristretti (poi spiegheremo meglio questo concetto).

Era da diverso tempo che mi frullava in mente di farmi un corso d’acqua casalingo, e pensa che ti ripensa alla fine giunsi alla realizzazione di questo prototipo: 5 vasche in serie di 40x30x10 di profondità: in pratica mi andavano a sormontare il muretto che divideva il soggiorno dalla cucina. La quinta vasca aveva lunghezza maggiore ed era 50 cm.

Queste vaschette erano collegate tre loro da un tubo che entrava ed usciva dai fori che avevo predisposto nei vetri laterali. La vasca a monte ovviamente aveva solo un foro di uscita. Quello di entrata era più piccolo poiché vi doveva entrare il pezzo di tubo proveniente dal filtro. L’ultima vasca quella più grande aveva un foro di entrata sul vetro laterale come tutte le altre, mentre quello di uscita era stato praticato sul lato destro del vetro frontale.

Da qui un tubo collegava il prototipo dell’Aquarello ad una vasca di una trentina di L con filtro sottosabbia (si lo so una vaccata ma allora funzionava) alla cui pompa era allacciato un tubo che riportava nella prima vasca l’acqua che poi fluiva nuovamente attraverso le vaschette 1,2,3,4,5, e poi di nuovo giù nel 30 litri ad essere filtrata.

I tubi di giuntura tra le vasche di PVC trasparente erano incollate con normale silicone e consentivano, oltre al fluire dell’acqua, anche una minima motilità dei pesci allevati al loro interno. Qualcuno potrebbe obbiettare, e a ragione, che lo spazio era minimo. Vero, ma un’osservazione del genere può scaturire solo da chi osserva i pesci con occhi umani e non da “pesce”: difatti in corrente i pesci sono più statici rispetto ad un ambiente con acque ferme in cui per espletare le loro attività vitali sono in continuo movimento: la corrente moltiplica lo spazio e un pesce che stazione più o meno nello stesso punto non ha particolari necessità poiché è la corrente stessa che porta cibo, ossigeno o compagni. In oltre il flusso d’acqua e lo spazio sviluppato in lunghezza fanno percepire ai pesci una più ampia possibilità di movimento qualora ritengano che la loro posizione non sia più utile; ciò non accadrebbe mai in acquari normali con la capacità dell’acquario sviluppata su quadrilateri dai lati uguali o con differenza poco sostanziali cioè NON sviluppati in lunghezza.

Un esempio pratico ci viene dalle trote: esemplari di grossa taglia si possono rivenire in buche relativamente piccole a patto che vi sia sufficiente corrente: è la massa d’acqua oraria che fa la differenza; lo stesso esemplare non potrebbe vivere nel medesimo spazio con una corrente esigua. Detto ciò possiamo affermare che, il flusso d’acqua orario moltiplica lo spazio di nuoto dei pesci.

Ma non era ancora quello che volevo, non era ancora un “torrente”. Era chiuso e illuminato da normali neon e non aveva sponde basse; non aveva rapide o cascate; in sintesi erano solo 5 acquari collegati da un tubo!!!!

 

Lo slancio dato dall’amico Varisco

A quel tempo quando io e Andrea ci occupavamo del GAEM (Gruppo Acquariolgico Erpetofilo Milanese), eravamo culo e camicia, pronti a sperimentare le più bislacche idee. Ergo era spesso a casa mia e una volta visto il mio prototipo decise di crearne uno lui (apparve un suo articolo al riguardo anche sulla famosa rivista Hydra).

Ecco in sintesi cosa fece: vasca lunga un metro, forse più; al posto del mio fondo di ghiaino ceramizzato nero (una volta usavo quello: successivamente fu sostituito da Sugar Sand per motivi di igiene nel lungo periodo) impostò il Lay Out con poliuretano espanso in cui riuscì a creare piccole cascatine e rapide forgiando in maniera statica il paesaggio: un po’ di sabbia sul fondo e alcune piante palustri ai lati completavano l’arredamento arricchito poi da diverse piante a crescita rapida; dopo qualche mese l’effetto sarebbe stato spettacolare. Ma Andrea, al contrario di me, aveva previsto anche un sistema di filtraggio interno.

In pratica nella parte a monte aveva predisposto un vano per l’inserimento di una pompa, mentre nell’ultima parte a valle un piccolo vano convogliava poi l’acqua in una camera sottostante (in pratica il fondo della vasca aveva un doppio fondo cavo) caricata a cannolicchi che una volta attraversata veniva riprese dalla pompa per la reimmissione in vasca; un’idea geniale per non avere filtri ingombranti ma al contempo funzionale: sotto il fondo della sua vasca un mondo di cannolicchi tenevano lontano inquinanti dannosi in maniera ottimale.

 

2008 nasce l’Aquarello a Lay Out Dinamico

Aquarello 2008: 180 cm di natura in casa

Ma come detto il suo progetto aveva un Lay Out statico. Prendendo spunto dal suo e rifacendomi ancora alle leggi della natura, in particolare alle leggi dei fluidi, nasce alla fine del 2008 il primo vero “Aquarello” con Lay Out dinamico che possiamo vedere al seguente link sul mio canale You tube: le riprese erano del 2009 e i mezzi di ripresa erano quelli che erano: una macchinina fotografica digitale che non aveva manco l’audio 🙂

https://www.youtube.com/watch?v=YojBlqpPmqE&list=PL4S1zcbSpjmdCKo3NOBLCnA4Jw0tZ_8PH&index=2

 

E ora i dettagli tecnici di quella prima vasca a Lay Out Dinamico:

 

  • Ruscello Bonsai. 150 cm x 22 x 15.
  • Installato 09-2008.
  • Filtro a sella.
  • Pompa movimento 1000 l/h: pescaggio estrema destra; reimmissione a sorgente su estrema sinistra.
  • Fondo sabbia fine (>1mm) e ciottoli.
  • Piante presenti svariate specie fra cui trifoglio, pothos, Hemianthus callitrichoides, Callitriche dal Ticino, vari Myriophyllum, Cabombe, Ceratophyllum, Rotala, Vallisneria, Muschio di Giava, Eusteralis, Hygrophyla, Ludwigia, Echinodorus, Hydrocotyle……
  • Specie di pesci: 15 B. titteya (anche albini), 6 Tanictis (presenti 15 avannotti) anche con esemplari albini: nati e cresciuti nel ruscello. Imprecisato numero di avannotti di Corydoras schultzey: questi pesci sono nati tutti in casa in vasche di riproduzione. Aggiunti: 6 Cory paleatus (depongono regolarmente), 6 Otocinclus, 3 E. siamensis e 6 Melanotaenia praecox.
  • Fertilizzazione CO2 e concime liquido; niente fondo fertile.
  • PH 6.7; KH 2; NO2 assenti; NO3 25mg/L
  • Cambi settimanali 20%

 

Ok tutte belle cose, ma al lettore attento non sarà sicuramente sfuggita la seguente domanda: ma che cavolo sarà un Lay Out Dinamico?

Noi tutti siamo abituati a studiare il Lay Out a priori in un eventuale progetto. Una volta inserite pietre, piante, rocce, siamo abituati a tenerlo così fino a quando non ci stufiamo e il tempo di durata di questa impostazione potrebbe durare (potatura delle piante a parte ovviamente) da qualche mese all’eternità a meno di traslochi o totale rifacimento o comunque sempre dipendente da un nostro intervento.

Nel nostro ruscello invece ciò non avviene. Avendo un fondo di sabbia, e spiegheremo in seguito i vari vantaggi di avere un fondo così, spesso il nostro Lay Out viene stravolto dalla corrente che scava e pertanto sovente ci ritroviamo sovvertita la nostra impostazione: qui al 60% decide la natura, noi possiamo solo assecondarla con vari strumenti, primo tra i quali muschi acquatici come Vesycularia o altri Moss (non i terrestri in questo caso) ed alghe. Avete capito bene…….. le tanto odiate alghe che si sviluppano in particolare nel primo periodo di vita di ogni acquario contribuiscono a stabilizzare il Lay Out: Cianobatteri e filamentose, qualora si formino, servono a compattare la sabbia che altrimenti verrebbe portata via dalla corrente e poi guardiamoci in faccia……… avete mai visto un ecosistema completamente senza alghe?

Ma non preoccupatevi mano a mano che prende forma, nel giro di qualche mese, le alghe saranno sempre meno importanti e tenderanno a regredire, fino a scomparire quasi del tutto (soprattutto se abbiamo alghivori e CO2) ma oramai il nostro Lay Out sarà stabilizzato.

Ma attenzione: basterà spostare anche un solo ciottolo che tutto ciò che abbiamo faticosamente stabilizzato con pazienza potrebbe essere stravolto dalla corrente: non avete idea l’acqua che potenza ha e quanto scava sotto la sabbia; ergo sarebbero da evitare eventuali ondate di “piena”.

La domanda nasce spontanea: ma allora perché utilizzi sabbia e non Lay Out Statici già “prestampati”???

In effetti la mia scelta è semplice: un Lay Out Dinamico ci consente di correggere e variare il paesaggio strada facendo: magari creare successivamente all’installazione rapide o zone calme per gli avannotti, aumentare o diminuire il fondo delle pozze o variare la corrente delle rapide; tutto ciò non sarebbe possibile con un Lay Out Statico/Prestampato; certo anche in una vasca normale è possibile variare Lay Out strada facendo ma si fa in una situazione di acqua calma e non corrente: quindi anche in questo caso possiamo parlare dei Lay Out puramente Statico. Poi ovviamente sono scelte. Chi fa Aquascaping e magari deve fare un Contest non ha tempo e quindi è consigliabile un Lay Out Statico/Prestampato qualora si voglia realizzare uno Stream/Creek.

Ma ci sono altri motivi biologici che mi hanno spinto a scegliere il “Sistema Sabbia”. Primo ovviamente l’igiene sul fondo che questo sistema comporta. Per approfondire:

https://ziopesce.blog/sistema-sabbia/

 

Il secondo e non meno importante motivo è il seguente: fra i vari dislivelli che realizziamo con la sabbia avviene una cosa meravigliosa che accade anche in natura e che non potrebbe accadere in Lay Out Statici/Prestampati (mentre in vasche con fondo di Sugar Sand l’interscambio tra acqua superficiale e fondo avviene in modo diverso): l’acqua scorre superficialmente per il 90/99% della sua portata, il resto va in sub-alveo. Ogni volta che creiamo una rapida o una cascata, una parte dell’acqua che scorre a valle, filtra tra i fini granelli di sabbia, producendo in tal modo un gigantesco filtro meccanico/biologico.

In oltre per creare i dislivelli è indispensabile nella parte a monte in cui abbiamo acqua “sorgente”, cioè quella di reimmissione dal filtro, avere uno strato di sabbia maggiore e molto alto in proporzione all’altezza della vasca, 10,15,20 cm o più in cui avviene anche un altro fenomeno in aiuto a noi acquariofili: la denitrificazione! In breve la riduzione degli NO3 in N a causa della crescente carenza di ossigeno mano a mano che si scende in profondità: non è raro infatti che si formino bolle di gas: l’azoto (N2) non esiste infatti in forma liquida ma solo, come elemento non legato ad altro, in forma gassosa: compone infatti il 78,09% della nostra atmosfera.

Tutto bello ma altra domanda che nasce spontanea, la carenza di ossigeno non crea appunto zone anossiche con la formazione di potenziali acidi a base H (idrogeno)?

Anche questo è stato previsto.

Con questo sistema anche gli strati profondi NON sono totalmente privi di ossigeno, che comporterebbe la formazione di acidi nocivi, ma hanno semplicemente una bassissima concentrazione di questo prezioso elemento. E questo per 2 motivi:

1) il lentissimo flusso d’acqua che scorre in sub alveo.

2) le radici delle piante che inseriremo in questa zona, (preferibilmente Cryptocoryne o Echinodorus dal potente apparato radicale ma anche moltissime altre specie che avendo spazio in profondità allungheranno le radici, persino Cabombe o Ludwigie) apporteranno ossigeno nel sottosuolo (osservazione ripresa dalla Waldstadt, della quale invito a leggere il libro, dagli spunti interessanti ma senza utilizzare il suo sistema che ritengo poco igienico per i pesci).

Si crea così un ambiente favorevole alle piante, con un potenziale Redox (potenziale di ossidoriduzione) ideale a mantenere elementi nutritivi non ossidati ma sufficiente a non creare zone totalmente anossiche potenzialmente pericolose……… miracolo? Nooooooo ……. semplicemente Madre Natura e……… Sistema Sabbia!

 

Stabilizzare il nostro Lay Out:

rapide, cascate, scale di risalita e zone calme/nursery.

Piccola e breve premessa: tutti i materiali che utilizziamo devono essere assolutamente inerti onde evitare modifiche a parametri fisico/chimici come pH e Durezza.

 

Ora vediamo invece come stabilizzare il nostro paesaggio.

A tale scopo dovremo munirci di un minimo di attrezzatura come forbici e pinze per Aquascaping, un cucchiaio/mestolo e un retino a maglie finissime per recuperare la sabbia che scivola via e una spatola e pennello per lavorarla.

Ora abbiamo tutto il necessario per creare il Lay Out al nostro Stream😊

Partiamo da come fare una rapida: una rapida è un pezzo di fiume o torrente che scorre su fondo ciottoloso; ha corrente forte e rapida e in genere unisce due tratti di corso d’acqua con dislivelli relativamente ridotti.

Una piccola rapida: in fase iniziale alghe e cianobatteri aiutano a stabilizzare il substrato; spariranno in poco tempo grazie alla crescita vegetale e a quella del Moss.

Come riprodurlo in piccolo nel nostro Aquarello?

Innanzi tutto occorrono dei ciottoli di vari diametri da 1 a 3/5 cm o anche maggiori ma proporzionati alle dimensioni dello Stream. Devono essere sistemati sulla sabbia nei punti che ci interessano e una volta inseriti vedrete che l’acqua scaverà al di sotto qualora la corrente sia sufficientemente elevata (e dovrebbe essere così). Niente paura tutto normale, questi ciottoli serviranno per creare la base della rapida; a questo punto vanno posti sopra i ciottoli mezzi sepolti, altri ciottoli al di sotto ed intorno ai quali questa volta porremo alghe o Vesycularia (che per comodità chiamerò Moss) che serviranno sia a trattenere la sabbia con cui ricopriremo il tutto, otturando fessure e interstizi, sia a dare stabilità grazie anche alla pressione dell’acqua stessa; la corrente asporterà poi la sabbia in eccesso portando alla luce la nostra realizzazione.

Sulle sponde sarebbe opportuno piantumare con steli di Hygrophyla, Lysimachia, Ludwigia, Hydrocotile e altre piante rapide poco esigenti per trattenere la sabbia; aiutano in questo frangente anche piccoli legni/rami di 10/15 cm (in relazione alla profondità) che piantati in verticale ai margini contribuiscono a fare in modo che il nostro lavoro in pochi giorni si ritrovi in fondo al nostro ruscello.

Mano a mano le radici dei vegetali contribuiranno, come in natura, alla stabilizzazione del terreno che assieme alla pressione dell’acqua, non trovando spiragli, compatteranno il Lay Out: ma attenzione perché al minimo cedimento o infiltrazione, il nostro lavoro verrà portato via e quindi nei primi giorni è importante controllare ed eventualmente correggere qualsiasi cedimento strutturale.

Discorso simile per creare una cascata: la cascata è un dislivello che viene superato dall’acqua mentre scorre a valle, tramite un salto che può avere altezze differenti: differisce dalla rapida poiché, lo dice la parola stessa, in una rapida il dislivello è su una distanza maggiore e quindi l’acqua semplicemente scorre più veloce, in una cascata o salto invece il medesimo dislivello viene colmato in minore spazio: maggiore è il dislivello e minore è lo spazio e maggiore altezza avrà la cascata.

Anche nelle piccole cascate Moss e alghe stabilizzano

Al nostro scopo quindi per creare un dislivello a distanza minima si possono usare materiali di contenimento della sabbia diversi; personalmente uso cocci di vaso della grandezza e altezza pari al dislivello che voglio creare: se ho una vasca di 20 cm di profondità e il dislivello deve essere di 5 cm, dovro preoccuparmi di prendere un coccio o simile che sia profondo 20 cm e alto 15, calcolando che la parte successiva, quindi dove l’acqua scende, dovrà avere un livello d’acqua (o di sabbia) pari a 10 cm di altezza: il tutto viene riassunto in questa breve formulina:

 

 altezza materiale di contenimento 15 cm  –  altezza livello zona a valle 10 cm =  altezza salto/cascata pari a 5 cm!

 

Per quanto riguarda la stabilizzazione di una cascata valgono le medesime modalità per stabilizzare le rapide: Moss, alghe, radici, ciottoli e sabbia affinché anche i minimi interstizi, in particolare gli spazi laterali tra il materiale di contenimento e il vetro, posano venire otturati.

Sarebbe opportuno inoltre che nella parte a valle della cascata nelle immediate vicinanze del materiale di contenimento (nel mio caso il coccio di un vaso, ma ho provato anche ad usare pezzi di noci di cocco) siano sistemati alcuni ciottoli e sabbia a creare un fondo stabile per evitare eventuali scivolamenti a valla sia della sabbia soprastante che il materiale di contenimento stesso.

Il nostro Aquarello può essere realizzato in blocco unico, come quello del 2008 (1.80 cm), 2014 (80 cm) e 2017 (200 cm!!!!), oppure a moduli, come nel prototipo del 1999 (4 moduli da 40 cm, + 1 modulo da 50 cm) o in quello attuale del 2019 (2 moduli da 80 cm).

 

NOTA: il modello 2014 era stato montato come vasca normale a Sistema Sabbia nel 2011.

Tre anni dopo è stato trasformato in Stream con l’aumento dello strato di sabbia. E’ stato smontato nel 2019 dopo ben 8 anni di attività togliendo solo parte della sabbia per il trasporto, lasciando dentro i pesci in 5 cm di acqua per ridurre lo stress.

Si insomma ho imitato una specie di piena del fiume: gran trambusto ma sempre a casa propria!

Una volta reisnserita parte della sabbia e dell’acqua vecchia che avevo conservato in taniche, nel giro di 12 avevo ancora ambiente cristallino e i pesci, per quanto sballottati durante il tragitto, non hanno minimamente risentito del trasporto nonostante fossimo in Gennaio!

 

il Trasloco: il terrore di tutti i possessori di Acquari
Acqua appena reinserita: 8 anni e non sentirli 🙂

 

Acqua appena reinserita: appena torbida……. dopo 8 anni!

 

12 ore dopo: il filtro ha fatto il suo dovere, ma l’igiene della sabbia ha impedito l’accumulo nel sottosuolo dei sedimenti di 8 anni!!!!!!

Ovviamente con Discus, Ramirezi o altri pesci molto delicati avrei dovuto usare più cautela soprattutto per la temperatura.

 

Nel prototipo tutti i moduli erano collegati da tubi ed erano su un piano parallelo: un foro per lato consentivano il loro collegamento, come spiegato in precedenza.

L’Aquarello 2019 porta una novità nell’ “hardware” della struttura: difatti se fino ad ora tutte le varianti avevano uno sviluppo sul medesimo piano, sia che fossero moduli, sia che fossero acquari lunghi 2 m, nel 2019 per motivi di forza maggiore ho sviluppato il collegamento di moduli senza foro nei vetri e i cui upgrade in lunghezza possono essere realizzati anche a posteriori.

Nel 2014 avendo abbandonato da anni il mio bellissimo Aquarello di 1,5 m, ne ho realizzato uno come segue: 80L*30h*20p: con cascata, rapida e zona di riposo!

Lo scorso anno mi sono trasferito portando con me il mio pezzo di Natura e per Natale mi sono regalato un modulo da collegare delle seguenti dimensioni: 80L*20h*20p, con una apertura nella parte anteriore sinistra a 10 cm dal vetro di fondo: in questo modo avrei avuto sempre 10 cm di acqua.

Unendo i 2 moduli nominati A il più grande (con h30 cm) e B il più piccolo, ho ottenuto due vasche unite a formare una “L” con uno sviluppo in lunghezza di ben160 cm: il modulo A adibito a zona di stazionamento, in pratica un normale acquario; il modulo B invece composto da un piccolo spazio di circa una decina di litri adibito anch’esso a stazionamento appena sopra lo scivolo di risalita che prosegue verso monte con una cascatina di dislivello di un paio di cm e poi con 15 cm di rapide di 4 cm di dislivello che partono da un’altra zona di stazionamento a corrente rapida in prossimita del tubo di uscita del filtro.

Per unire i 2 moduli ho usato uno scivolo in vetro piatto largo come l’apertura nel modulo più piccolo (10 cm) e lungo 15 cm: in questo modo l’acqua sarebbe fluita dal modulo B a quello A a valle.

Scivolo di congiunzione tra moduli

Ma……… non è finita qui; poiché volevo dare una pendenza intorno ai 30/40°, atta a non far tracimare ai lati dello scivolo l’acqua ma che invece venisse incanalata in modo ottimale nel modulo sottostante, ho dovuto calcolare di quanti cm il modulo B doveva essere più alto del modulo A (circa 1 cm) e parimenti anche il supporto del modulo B.

Una volta effettuate tutte le prove del caso ho siliconato in modo abbondante e preciso lo scivolo alla base dell’apertura del modulo B, facendolo pendere (con pendenza di circa 30°) per la maggioranza delle sua lunghezza nel modulo A: in questo modo la fine delle scivolo andava a circa 4-5 cm al di sotto del limite superiore dei vetri del modulo A, consentendomi di avere un piccolo margine per mantenere lievemente più bassa la superficie dell’acqua rispetto all’altezza del modulo A ed evitando quindi che eventuali guizzi troppo intraprendenti degli amici con le pinne li facessero finire sul pavimento; al contempo avevo continuità di corrente dalla parte superiore a quella inferiore che permetteva ai miei pesciolini di risalire fino alla zona risorgiva situata a monte: una vera e propria scala, o meglio, scivolo di risalita!

Se ci fosse stata discontinuità, cioè se lo scivolo non avesse toccato l’acqua del modulo sottostante e fosse rimasto distaccato dalla superficie dell’acqua del modulo A, i pesci molto probabilmente non sarebbero riusciti a spostarsi e risalire la corrente, che comunque non dimentichiamo passa a circa 400L/h: una bella portata per un’apertura di 10cm!

Importantissimo: i moduli sono di vetro e devono essere accostati tramite un ammortizzatore posto tra di essi: uno strato di polistirolo o gommapiuma o meglio ancora del materiale morbido delle stuoie di gomma per fare ginnastica (non so come si chiama……..) devono parare possibili urti, grandi o piccoli che inevitabilmente può subire una vasca: se non ci fossero questi ammortizzatori, al primo appoggio sbagliato potremmo avere grossi guai o bene che ci vada vetri incrinati!!!!!!!

Una volta terminato il posizionamento dello scivolo e controllato il flusso dell’acqua, per facilitare la risalita dei pesci è consigliabile porre ai lati dello scivolo due legni, come guide per l’acqua, e qualche ostacolo come pietruzze di un paio di cm o legni, sempre ai lati per creare ritorni di corrente che i pesci sfruttano in risalita: gli eventuali ostacoli per facilitare il loro nuoto dovranno essere posizionati sui lati opposti e a distanze diverse.

Interessante per chi alleva è anche la creazione di zone calme che io chiamo Nursery: zone a lato della corrente separate da un piccolo muro di sabbia e piante, in cui l’acqua è quasi ferma in cui inserisco gli stadi giovanili dei pesci che allevo, se non sono in numero elevato; quasi perché proprio per quanto esposto in precedenza l’acqua permea tra la sabbie filtrando nelle parti sottostanti e consentendo in questo caso di avere sempre acqua pulita anche se in apparenza stagnante.

Un consiglio è di creare pozze di stazionamento in cui il fondo sia più basso del livello minimo d’acqua del modulo adibito a ricreare Nursery o zone calme: in questo modo se salta la corrente elettrica e il filtro si spegne, non andranno mai in secca. Lo scorso anno per una cosa del genere ho perso una 40ina di giovani pesci rimasti nelle pozze a monte: avevo calcolato male la profondità delle stesse. Quest’anno medesimo problema di corrente ma ho evitato il disastro e con il corretto calcolo di profondità me la sono cavata senza alcun problema.

Nelle zone a corrente rapida e fondale basso è più unico che raro che i pesci stazionino per cui il problema non si pone neppure; generalmente questi siti vengono usati temporaneamente per deporre le uova (ecco perché in acquarello non è difficile rinvenire avannotti di pesci abituati a deporre in questo modo, ad esempio molti Ciprinidi).

 

Una risorgiva per filtro!

Per realizzare i vari Stream ho utilizzato diversi tipi di filtri: sotto sabbia nel prototipo e filtri interni, a sella o esterni negli altri tipi di Stream; una cosa avevano tutti in comune, ovviamente: portavano acqua da valle a monte, creando la cosiddetta “zona sorgente” di cui parleremo in seguito.

Composti esclusivamente da una parte meccanica consistente e mantenuta pulita settimanalmente; la parte biologica (cannolicchi) può essere ridotta o addirittura inesistente poiché la flora batterica si sviluppa lungo tutta la lunghezza del nostro Stream e su tutte le superfici sommerse: ricordo che i batteri nitrificanti vivono su substrati e non liberi in acqua!

Oltre a ciò anche l’importante azione di fitodepurazione espletata dalle piante, spesso emerse e quindi mai in carenza di CO2, mantengono contenuti gli inquinanti consentendoci, in proporzione al volume netto, di avere una maggiore popolazione ittica.

A supporto di una maggiore popolazione vi è anche la notevole areazione grazie all’acqua che percorrendo rapide e cascate aumenta in modo esponenziale lo scambio gassoso: in uno Stream per evitare picchi elevati di pH proprio per tale motivo, è consigliabile, se non indispensabile, utilizzare erogatori di CO2 soprattutto se la lunghezza complessiva è superiore al metro.

La portata oraria di uno stream varia da un minimo di una decina di volte la capacità della vasca fino a 20/30/40 volte o più, a seconda che si voglia riprodurre solo un corso rapido veloce oppure un ruscello con zone tranquille; la potenza del movimento può essere coadiuvata da una pompa singola, che anch’essa peschi acqua da valle per riportarla nella zona a monte

Cioè nella zona sorgente.

Sono pescatore fin da quando avevo 3 anni e attento osservatore degli ecosistemi acquatici e dei loro abitanti; inoltre 30 anni di Fly Fishing ti fanno diventare parte di un fiume, o di un torrente dove vivono i miei pesci prediletti: Trote e Temoli. In molti di questi corsi d’acqua non è raro imbattersi in polle sorgive: fosse nel terreno da cui scaturisce acqua pura tendenzialmente di temperatura costante durante l’anno rispetto a quella dell’asta principale; le si può riconoscere poichè la sabbia del fondale sembra che “sbuffi”, le cosiddette Risorgive; ….. e volevate che pure nell’Aquarello non facessi una Risorgiva?????

Indovinato😊

Ricreare l’effetto Risorgiva è abbastanza semplice: una volta portato il tubo di uscita acqua nella zona voluta, sarà sufficiente porlo a circa un paio di cm dalla sabbia del fondo per ottenere l’effetto “sbuffo”; una volta attivato il filtro, la forza dell’acqua in uscita impattando sul fondale, farà “sbuffare” la sabbia.

ATTENZIONE! E’ della massima importanza fare in modo che il tubo di uscita acqua non tocchi, o peggio sia sottostante, la sabbia: qualora vi sia un black out elettrico il flusso di ritorno porterebbe la sabbia nella girante del filtro inceppandola e rovinandola definitivamente. Lo stratagemma di cui sopra consentirà di evitare danni alla girante e al contempo garantire il voluto effetto estetico.

 

Luce fonte di vita

Ovviamente come dice il titolo stesso del paragrafo, anche nel nostro Stream non deve mancare la luce.

Si parte dai soliti minimi sindacali di 15/20 lumens/litro per circa 8/10 ore al giorno (non esistono limiti superiori di Lumens).

Ovviamente tale intensità, non la durata, dovrà essere aumentata in relazione alle necessità delle specie vegetali che vorremo coltivare e all’altezza della colonna d’acqua che deve penetrare, ricordando che nella zona emersa potrà essere inferiore non avendo la luce l’elemento liquido da attraversare. Da calcolare anche la distanza dalla superficie dell’acqua, poiché influirà direttamente sulla crescita vegetale sommersa.

Il nostro progetto dovrà quindi tenere conto anche della disposizione delle fonti luminose in base alle necessità delle piante che andranno ad illuminare e alla loro ubicazione.

Potrà essere relativamente semplice avendo una vasca aperta e un’adeguata intensità luminosa portare a fioritura le piante acquatiche e nelle zone emerse far attecchire su rocce e legni i muschi, in particolare i Moss per acquario evitando quelli che incontriamo nei nostri boschi che, sebbene simili in apparenza, hanno necessità ambientali particolari e difficilmente si adattano ad un ambiente “indoor”: l’effetto estetico sarà praticamente identico e avremo il vantaggio che potremo riadattarli alla vita sommersa qualora vi fosse la necessità, poiché al contrario di quelli terricoli, sott’acqua ovviamente non muoiono.

Per quanto riguarda le piante emerse mi è capitato soprattutto in estate a causa della diminuita umidità relativa sulla superficie dello Stream, di avere un’invasione di un piccolo acaro detto “Ragnetto Rosso” che in pratica fa diventare trasparenti le foglie di piante delicate come Hygrophila, Hydrocotyle tripartita o Glossostigma elatinoides qualora crescano in forma emersa; un notevole aiuto lo troviamo nel vaporizzare sulle foglie un infuso di aglio non potendo usare antiparassitari, fitofarmaci o insetticidi: uno spicchio bollito in mezzo litro e poi si vaporizza per alcuni giorni il liquido ottenuto sulle foglie: per funzionare funziona discretamente, ma …….. aprite le finestre!!!!!

Oltre all’aglio abbiamo anche un altro alleato per combattere questo piccolo e fastidioso ospite: detesta l’umidità!

Quale modo migliore per vaporizzargli addosso tante goccioline se non un vaporizzatore????

O meglio un cosiddetto Fogger a Ultra Suoni: viene utilizzato nei terrari per mantenere costante il tasso di umidità per gli anfibi e i rettili delle foreste tropicali; oltre a ricreare un misterioso e affascinante effetto estetico, il Fogger ci consente di non avere disidratazione sulle parti emerse delle piante, garantendo anche in estate foglie prive di zone secche; i Moss emersi in particolare traggono giovamento da questo strumento oltre alle piante carnivore, Orchidee e Bromelie che possono crescere nella zona emersa.

Suggerimento: per mantenere il Fogger funzionale nel tempo è indispensabile utilizzare solo acqua osmosi; le incrostazioni saline possono comprometterne per sempre il funzionamento!

Prima abbiamo parlato di luce/sole……… ma secondo voi poteva mancare la luna?

No di certo!!!!!

La Luna
La Luna

Cosi ho recuperato una lampadina da giardino ad energia solare, l’ho posizionata al di sotto di una lampada in modo da mantenere la carica e al momento dello spegnimento delle luci, che hanno un doppio timer per riprodurre la parabola di intensità solare lungo la giornata, si accende in automatico: bellissimo l’effetto estetico, ma ancor più utile perché  evita lo shock da spegnimento improvviso delle luci che disorienta i nostri amici facendoli sbattere, spesso violentemente, contro le pareti trasparenti degli acquari.

La lampada ad energia solare
La lampada ad energia solare per l’effetto luna: si accende automaticamente allo spegnimento delle luci.

Tutti dovrebbero avere un effetto tramonto: il buio improvviso nonostante eventuali luci esterne, li spaventa da morire!!!!!

 

Che dire, a questo punto spero di aver dato le informazioni necessarie affinché anche voi tutti possiate ricreare in piccolo un vero pezzo di natura.

Per comodità ho raggruppato le foto per anno/modello qui di seguito: utili per spunti personali sono testimonianza dell’evoluzione e delle forme in cui può essere presentato 😊

 

Un caro saluto

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Aquarello prototipo 1999

Aquarello 2008

Aquarello 2008
Aquarello 2008 – Titteya maschio albino
Aquarello 2008
Aquarello 2008
Aquarello 2008
Aquarello 2008 – Popondetta furcata, Titteya albino femmina e Melanotaenia praecox
Aquarello 2008
Aquarello 2008
Aquarello 2008
Aquarello 2008 – La rapida

 

Aquarello 2008
Aquarello 2008
Aquarello 2008 – Callitriche hamulata

 

 

Aquarello 2014

Aquarello 2017

Aquarello 2019

 

Foto e Testo: © Maurizio Vendramini per Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

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