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Due bellissimi soggetti di Fancy Goldfish

Gli Oranda…….. anzi no Orifiamma!

Il classico Pesce Rosso: il progenitore di tutti gli Orifiamma

Oranda termine generalmente usato per identificare quelle verità di pesci rossi a tre code che in realtà si chiamano Orifiamma (Fancy goldfish).
Fantail, Oranda appunto, Testa di Leone, Ryukin, Celestiali, Buble Eye, Red Cap, Black Moor, Pom pon, Ranchu, Ryukin,….. e tanti altri nomi fantasiosi che identificano solo variazioni cromatiche e morfologiche di una unica specie da cui tutte queste varietà derivano il cui progenitore comune il Carassius auratus ovverosia il classico Pesce Rosso, parente stretto del carassio comune Carassius carassius e del Carassius gibelio, originario della Siberia e che ha la caratteristica di riprodursi principalmente per partenogenesi ovvero emettendo uova fertili senza bisogno di spermatozoi.

Ma torniamo a i nostri Orifiamma sulle cui varietà essendoci notevole confusione di nomenclatura, chiedo già venia per eventuali errori.

Black Moor
Ranchu
Bubble Eye tra le varietà più delicate
I Buffissimi "Celestiali" tra le varietà più delicate occorre un habitat perfetto per garantire la loro salute

Da dove arrivano?

Ancora prima della nascita di Cristo, in Cina erano specializzati nell’allevamento di questi animali a scopo ornamentale: essi appaiono su vasi, quadri, sete e oggetti preziosi; testimonianze queste di quanto fosse radicata in questi popoli la cultura ittiologica.

E’ tradizione dell’estremo Oriente avere una profonda cultura ittica, e da qui nascono anche i nomi. E anche le carpe Koi hanno seguito questo cammino culturale che ha trovato la massima espressione in Giappone; ma delle bellissime Koi parleremo in un prossimo articolo.

Ancora un esemplare della varietà Ranchu

Un po’ di biologia

Per quel che concerne la biologia può essere riconducibile a quella del comune progenitore di tutte le varietà, sebbene quelle più selezionate abbisognano di cure speciali che esamineremo più nel dettaglio successivamente.

In generale sono molto adattabili per quanto riguarda i valori dell’acqua: la nostra acqua del rubinetto e un buon biocondizionatore vanno benissimo e per l’allevamento e per la riproduzione; da non sottovalutare i cambi parziali, poiché un contenuto eccessivo di nitrati e altri inquinanti è di ostacolo al loro benessere e soprattutto allo sviluppo delle pinne; operazione che per le specie più pregiate andrebbe effettuato almeno  2 volte al mese o anche settimanalmente in ragione del il 30% – 50%.

 

I Bubble Eye abbisognano di molta attenzione e l'assoluta mancanza di arredi di plastica o altro materiale duro che potrebbero bucare irrimediabilmente le loro "guanciotte"

Gli Orifiamma hanno il pancino delicato: come e cosa mangiano?

Paradossalmente il punto debole dei pesci rossi in generale e degli Orifiamma in particolare è il cibo, nonostante si nutrano avidamente di qualsiasi alimento (ho visto pesci rossi mangiare gli spaghetti!); proprio per questo dobbiamo stare particolarmente attenti alla loro dieta.

Per gli Orifiamma andrebbero scartati tutti quei cibi privi di scorie, intese come parti indigeribili, in quanto tenderebbero ad intasare l’intestino provocando una pericolosa se non mortale occlusione intestinale. Le specie a tre code, proprio per la loro conformazione fisica, sono particolarmente soggette a questo problema: a causa del corpo più corto e tozzo, gli organi interni rimangono più compressi rispetto ai cugini diciamo così “normali”; pertanto, avendo l’intestino di pari lunghezza contenuto in uno spazio minore, le anse intestinali sono maggiori ed è proprio qui che si verificano gli “intoppi” di cui sopra.

Classico sintomo di una occlusione è il galleggiamento incontrollato; l’animale sembra avere all’interno una bolla d’aria che lo sospinge verso l’alto. A questo punto, se ancora mangia lo si deve nutrire esclusivamente con verdure (in particolare piselli).

 Se non si nutre più l’animale è perso per il 90%. Vi sono alcuni rimedi antibiotici o addirittura chirurgici che possono risolvere casi estremi, ma in questa sede rimando al consulto di un veterinario specializzato in ittiopatologia.

Ma come possiamo prevenire tutto ciò?

Come per gli esseri umani la prevenzione di molte patologie passa attraverso l’alimentazione.

Non dovremo quindi mai far mancare ai nostri Orifiamma Daphnie e Gammarus (i gamberetti secchi delle tartarughe: il loro esoscheletro ha la stessa funzione della cellulosa dei vegetali che passa indigerita attraverso l’apparato digerente fungendo da “spazzola” intestinale). Anche gli insetti hanno questa prerogativa, aggiungendo un elevato carico proteico: una mosca, una cavalletta o un grillo sono vere leccornie per i nostri pesciolini. I lombrichi sono molto graditi e aiutano a mantenere un certo equilibrio alimentare.

Abbiano visto come il cibo giuochi un ruolo fondamentale per la buona salute dei nostri beneamati.

Consiglio quindi somministrazioni abbondanti di verdure bollite, Artemie, Daphnie, Mysis oltre ad un buon mangime commerciale in granuli, preferibilmente affondante; evitare il fioccato poiché potrebbe far assumere aria ai nostri amici contribuendo alla formazione della patologia intestinali di cui sopra.

MAI e poi mai, nemmeno al compleanno, somministrare biscotti, pane, zucchero, o altri alimenti umani: nel 90% significherebbe condannare i nostri amici ad ammalarsi o morire in modo atroce; i panificati a contatto con acqua tendono ad assorbirla e ad espandersi; lo fanno anche una volta ingeriti e questo processo fisico farebbe lacerare lo stomaco dei pesci, qualora ne abbiano assunto in abbondanza.

I Celesitali tanto buffi quanto delicati

Una casetta in cui stare bene 😊

In appartamento è consigliabile utilizzare una vasca non inferiore a 100/150 L e considerare almeno 30/50 L a pesce: non sono grandi nuotatori anche per via della conformazione fisica ma sviluppano se hanno spazio e acqua buona pinne molto lunghe; in ogni caso non possiamo dimenticare che possono raggiungere e superare i 15/20 cm di lunghezza e siccome dovrebbero vivere in gruppo si deve prevedere uno spazio sufficiente che sia adeguato a diversi esemplari: importantissimo evitare il riscaldatore che mantenendo elevata in modo costante la temperature e di conseguenza il loro metabolismo, li farebbe invecchiare precocemente riducendone sensibilmente la longevità. Sul fondo della vasca ghiaietto di 0,5 cm non più alto di un paio di cm. Le piante sono importanti come in ogni ecosistema e andrebbero inserite in vasi poiché più maneggevole la pulizia generale, ma i più esperti con un fondo adeguato sono in grado di fare un bel bosco anche con questi pesci rinomati mangioni di piante acquatiche; la presenza vegetale è fondamentale per il loro benessere sebbene non tutte le specie vegetali possano condividere l’habitat con loro; le più indicate sono indubbiamente Anubias e Microsorium, epifite, da far crescere su tronchi, ma dallo scarso potere depurativo; in vaso o su substrato le più indicate sono Vallisneria e Crynum, nonché Cryptocoryne (amarognole e poco gradite) o addirittura Egeria e Ceratophyllum; per fare in modo che le piante più delicate abbiano chances i sopravvivenza, occorre empiricamente inserire una decine di esse per ogni Orifiamma: in questo modo ogni pianta sarà in grado di sopportare qualche assaggio senza per questo essere danneggiata in modo irreversibile. Le piante giuocano un ruolo fondamentale nel benessere di questi pesci (producono ossigeno e depurano l’acqua) ed è necessario predisporre almeno ¼ della vaca a “’jungla”, entro cui gli Orifiamma amano ricercare particelle alimentari e deporre le uova: proprio per questa importante attività non dovrebbe mai mancare nelle loro vasche una grossa porzione di Moss.

Come del resto risultano utili a questo scopo anche le alghe in generale e le filamentose in particolare; da non sottovalutare il loro apporto come equilibratori dell’ecosistema e da non ritenere secondarie come contributo alimentare: vero sono antiestetiche, ma noi facciamo una vasca per esseri umani o adatta ai nostri ospiti????????

Pertanto in caso di assenza di piante vere, una loro contenuta comparsa è da ritenersi di primaria importanza in una vasca di Orifiamma.

Ultima osservazione ma non meno importante evitare CATEGORICAMENTE arredi in plastica o piante finte che potrebbero ferirli.

Il Chicco di Riso (Pearl Scale) ha scaglie in rilievo

In inverno meglio il freddo

Molti pensano che le varietà a tre code non possano vivere all’aperto e che richiedono temperature tropicali intorno ai 25 °C.

Nulla di più falso!

Anzi lo sbalzo stagionale, stimola la riproduzione di questi pesci; pertanto conviene, qualora volessimo tenerli all’aperto, ambientare questi animali fra giugno e luglio quando l’acqua è più calda; per i normali pesci rossi il periodo più adatto è la tarda primavera.

Le varietà più delicate e pregiate, come ad esempio i Bubble Eye, seppur sia consigliabile evitare l’esterno, possono svernare tranquillamente a temperature comprese tra i 10 e 15 C°.

Importante per tutti è non somministrare cibo al di sotto dei 12°C, poiché potrebbe provocare blocchi intestinali a causa del metabolismo rallentato.

Da sottolineare che gli animali che vivono all’aperto sono più belli e più robusti di quelli che vivono in casa, proprio perché lo spazio ed il cibo sono maggiori: insetti e alghe irradiate dal sole aiutano nell’accentuare il pigmento.

Un bellissimo soggetto di Testa di Leone. Questa varietà ha una escrescenza carnosa chiamata "WEN" che in vasche poco curate facilmente si infetta
I riproduttori Red Cap che ho usato per una spremitura. Nella loro vasca di 90 L passavano l'inverno a 15°C assime ad altri 4 compagni. In questa foto il maschio
La femmina usata nella spremitura con i fianchi tondeggianti per la presenza di uova. Circa 1/4 della vasca era ricoperta da Anubias mista a moss. Il cambio in continuo mi garantiva acqua molto pulita.

Farli nascere non è difficile

Sicuramente nella primavera successiva all’introduzione avverrà la riproduzione a patto che i maschi abbiano almeno un paio di anni (cioè una lunghezza di circa 7/9 cm) e le femmine 3 (9/12 cm).

Il dimorfismo sessuale è evidente nel periodo riproduttivo allorché i maschi si ricoprono dei cosiddetti “bottoni” (particolare comune a tutti i maschi di grossi ciprinidi), piccole escrescenze cornee bianche che ricoprono il capo, gli opercoli e le pinne pettorali, i cui primi raggi rigidi sono più lunghi e spessi rispetto alle femmine che invece presentano il ventre gonfio di uova. E ‘capitato che alcune persone abbiano scambiato i “bottoni” per Ichthyophthirius o malattia dei puntini bianchi; nonostante l’effettiva somiglianza, da una più accurata osservazione si nota che i puntini prodotti dal parassita sono più bianchi e non localizzati esclusivamente sul capo.

In un bicchierino, le uova raccolte dalla spremitura: all'interno dell'uovo si intravedono gli occhietti degli avannotti.

Se la riproduzione avviene indoor è fondamentale avere Moss (su cui aderiranno le uova deposte) in acquario poiché una volta finita la deposizione è possibile trasferirlo in un’altra vasca in cui far sviluppare i piccoli. Se invece si desidera far nascere esemplari selezionati può essere opportuna la riproduzione artificiale. Se avviene in laghetto, la Natura sarà la culla migliore.

Per tutti gli approfondimenti al riguardo, rimando al seguente link sui pesci rossi:

https://ziopesce.blog/carassius-auratus-il-pesce-rosso-proviamo-a-volergli-bene/

Le uova
Neonato con sacco vitellino
Il tubo appuntito non è che uno spillo per cucire
a 4 giorni quasi pronto per mangiare la pappa

Una curiosità: i piccoli fino al sessantesimo giorno di vita sono grigi, mutando colore solo se la temperatura rimane costante per un certo periodo oltre i 18°C.

Ciò avviene, per motivi diversi, anche da adulti: non di rado capita che animali acquistati con una certa livrea la mutino nel corso del tempo. Non sono sicuro, ma ritengo che ciò sia dovuto alla temperatura di mantenimento e all’alimentazione priva di quelle sostanze che possono trovare all’aperto.

Una di quelle uova a 40 gg

Brevi cenni sulle malattie

Premetto che se i nostri simpatici amici “cicciosi” vengono nutriti in modo corretto e fatti nuotare in ambiente igienicamente sano, è quasi IMPOSSIBILE che si ammalino. Pertanto qualora si presentino delle patologie, cerchiamo di fare autocritica e capire eventuali errori di gestione.

Tra le più comuni malattie che colpiscono i nostri amici, oltre a quelle strettamente legate all’apparato digestivo di cui abbiamo ampiamente parlato nelle righe precedenti, ci sono quelle legate ai protozoi che riescono a prendere il sopravvento su pesci indeboliti per qualche motivo; nemmeno l’Ichthyophthirius multifiliis (la famigerata e temuta malattia dei puntini bianchi) può nulla contro la mucosa integra di un pesce sano. Altri protozoi che possono colpire i nostri amici come Costia, Chilodonella, Trichodina, ecc…….. possono essere facilmente debellati con una più oculata e corretta gestione della vasca e con l’utilizzo in fase acuta di rimedi commerciali appositi reperibili in negozi specializzati o via web.

Ci tengo a dare alcune informazioni sul Cloruro di Sodio NaCl il comune sale da cucina che molti consigliano di utilizzare in caso di malattie (qualunque malattia!!!!) in dosi simili a quelle che si mettono nella pasta quando cuciniamo.

Nulla di più errato!!!!!

Il Sale va usato con cognizione di causa, a seconda della patologia e nella concentrazione adatta a contrastare quel determinato patogeno.

Pertanto a meno di 3g/l non ha alcuna valenza curativa. A questa concentrazione può essere coadiuvante nel trattamento di molte malattie protozoarie, cosi come i bagni brevi a 30g/l per 2 minuti spesso risolvono alcune malattie protozoarie e vermi della pelle come i Gydodactylus e delle branchie Dactylogyrus (questi ultimi depongono uova e quindi il trattamento unico non è risolutivo; per ciò rimando a info specifiche reperibili sul web).

Tra i 6 e gli 8 g/l è risolutivo in molte malattie protozoarie e soprattutto negli attacchi da parte di crostacei parassiti come Argolus e Lernaea: per questi ultimi tale concentrazione può essere protratta per diverse settimane fino alla totale scomparsa di questi ospiti sgraditi.

Ci tengo a sottolineare che queste sono concentrazioni adatte a questi Ciprinidi, avendo essi elevatissima tolleranza al sale (i carassi selvatici vivono anche negli estuari dei fiumi in acqua ad alta salinità o addirittura salmastra).

Ad esempio i Corydoras non tollererebbero minimamente un trattamento simile, pertanto è indispensabile informarsi prima se tali terapie possono essere applicate anche agli appartenenti alla famiglia di pesci che ci interessa.

Un giovane Orifiamma colpito da Ichthyophthirius multifiliis. In qesto caso il sale può aiutare (ma non risolvere) se a oltre 6mg/L

Importante: i giovani pesci che troviamo in negozio di circa 5 cm sono ancora in fase di crescita e necessitano di alimentazione abbondante per non cadere vittima di patologie soprattutto protozoarie.

In conclusione anche per i nostri Orifiamma vale la classica e sicura regola che prevenire è meglio che curare e a tale riguardo vi rimando al video del mio canale sull’argomento: https://www.youtube.com/watch?v=LaMnCgsJtqg

 

Un saluto a tutti gli amici appassionati da me e il mio amico Ciccio

https://www.youtube.com/watch?v=fJ_NEqcdE8c

e arrivederci al prossimo articolo.

 

Foto e Testo: © Maurizio Vendramini per Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

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