PRIMI PASSI IN AFRICA OCCIDENTALE: I DIRIMPETTAI DELL’AMAZZONIA – ISTRUZIONI PER L’USO
Un bellissimo esemplare appatenente al genere Hemichromis, noto agli appassionati per la sua aggressività

PRIMI PASSI IN AFRICA OCCIDENTALE: I DIRIMPETTAI DELL’AMAZZONIA – ISTRUZIONI PER L’USO

Un ospite gradito ed esperto di biologia degli animali di affezione come pesci, piccoli roditori e uccelli, Alessandro Valenti ci guida attraverso le sue esperienze a conoscere le specie più comuni di pesci tropicali provenienti dalla zona del Bacino del fiume Congo e Niger in Africa Occidentale.

Animali dirimpettai dei cugini amazzonici, vivono negli stessi ambienti della foresta pluviale, in cui ritroviamo varie specie di Ciclidi e Caracidi, proprio come sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico

Sempre più appassionati e clienti nel corso degli anni sono arrivati a porgermi la medesima domanda:

Ale cosa mi consigli per fare qualche bella esperienza di riproduzione con qualche pesciolino che mi dia delle soddisfazioni ma richieda uno spazio contenuto altrimenti mia moglie chiede la separazione ?

Bene, le risposte potrebbero essere molteplici in quanto si potrebbe veramente spaziare tra diverse e bellissime selezioni di poecilie che restano comunque uno step abbastanza obbligato per il neofita ma esistono anche pesci bellissimi appartenenti alla famiglia dei ciclidi che in realtà sono addirittura più robusti, il grosso problema è che nei negozi specializzati spesso non vengono proposti e quindi presi in considerazione, per via della mancanza generalizzata di informazione a riguardo.

Perché tentare una riproduzione di un ciclide quando posso comodamente fare palettate di guppy e a fine stagione farmici gli impacchi? La risposta è estremamente semplice, perchè il guppy e quindi nello specifico tutti i poecilidi, non praticano cure parentali quindi essendo animali ovovivipari partoriscono giovani individui completamente autonomi e non dipendenti in nessuna misura dai genitori ( questo fa perdere all’appassionato tutta la parte di accrescimento nella quale i genitori amorevolmente accudiscono, difendono e talvolta nutrono i loro piccolini fino a quando non avranno raggiunto una taglia tale da potersela cavare da soli).

C’è inoltre da aggiungere e soffermarsi un secondo sulla modalità di accoppiamento di queste due famiglie di pesci, dove possiamo vedere nel caso dei poecilidi un interessantissimo accoppiamento interno che avviene mediante un brevissimo corteggiamento al termine del quale il maschio infila il proprio organo genitale detto “gonopodio” nella cloaca della femmina, rilasciando il proprio sperma che raggiungerà decine di uova a diversi stadi di maturazione; ricordo inoltre che il maschio di questa famiglia è sempre pronto a darsi da fare ed una volta arrivato alla maturità sessuale, passa la sua giornata con il solo intento di accoppiarsi con più partner sessuali possibili in modo da garantirsi un’ efficace trasmissione su larga scala del suo corredo cromosomico.

Un’altra particolarità di queste specie di pesci, è che la femmina è in grado di mantenere vitale lo sperma del maschio all’interno del proprio corpo per qualche periodo, riuscendo autonomamente a inseminare le uova che al momento dell’accoppiamento non erano ancora mature per essere ancora fecondate, generando quindi con un solo atto riproduttivo, talvolta più di un parto.

Per quanto riguarda i ciclidi la questione è molto diversa in quanto l’accoppiamento avviene spesso tra coppie stabili (perlomeno per tutta la durata del ciclo riproduttivo) ed è sempre esterno, ovvero la femmina depone le uova su un dato substrato ed il maschio grazie ad un contatto diretto con la propria papilla genitale, le feconda rimanendo nella maggioranza dei casi, a guardia della covata insieme alla compagna.

Ora che abbiamo visto in maniera molto veloce i diversi metodi riproduttivi che ci portano a catalogare una riproduzione di ciclidi decisamente più interessante da un punto di vista naturalistico, capite dove stà la figata? In casa nostra possiamo ricreare un piccolo angolo sommerso in un litraggio decisamente contenuto dove poter godere a pieno di tutte le fasi riproduttive a partire dai giochi amorosi fino alla separazione dei piccoli.

Per questa esperienza occorre una vaschetta dai 30 ai 60 litri che potremo utilizzare per fare due esperienze riproduttive entrambe molto divertenti con due ciclidi centro/nordafricani di facile riproduzione e dalla livrea assai affascinante…

Esperienza1. Pelvicachromis Pulcher

Si tratta di un piccolo ciclide proveniente dal fiume Niger (Nigeria) con un comportamento abbastanza mite ed un alimentazione onnivora ( più spiccata sulle proteine in fase giovanile ) con la tendenza a vivere in gruppi fino alla maturità sessuale ( circa 6-8 mesi ) per poi dividersi in coppie ed isolarsi in prossimità di cavità e anfratti naturali a basse profondità e con un’ illuminazione non eccessiva.

Un esemplare maschio di Pelvicachromis pulcher: nei maschi la pinna dorsale è sempre appuntita. Nelle femmine sempre arrotondata

Iniziamo a vedere il materiale occorrente per portare a termine questo tipo di riproduzione con successo:

  • Vasca da almeno 30 litri in vetro o plastica trasparente
  • Termo riscaldatore settato a 25 gradi
  • Ghiaietto molto fine possibilmente di colore naturale o scuro (evitare i colori troppo chiari perchè sono riflettenti e questo pesce detesta le forti esposizioni luminose)
  • Filtro interno meccanico meglio ancora se supportato da un piccolo filtro ad aria (azione biologica)
  • Radice centrale anche voluminosa
  • Tana ( consiglio un guscio di noce di cocco con apertura della grandezza di una moneta da 2€ )
  • Piante acquatiche ( ceratophyllum demersum e bacopa caroliniana sono adattissime allo scopo)

Una volta acquistato il materiale sopracitato, andiamo ad iniziare l’allestimento utilizzando alcuni tipi di accorgimenti che durante gli anni ho perfezionato…

Laviamo con acqua bollente la vasca e il fondo che abbiamo scelto in modo da eliminare eventuali impurità riducendo l’iniziale torbidità della vasca, una volta lavato accuratamente il ghiaietto fine andiamo a stenderne circa 4 cm sul fondo, e qui sorgerà spontanea la prima domanda: ma se non abbiamo piante a parte la Bacopa che ha un assorbimento dei nutrimenti prevalentemente fogliare, a cosa ci servono 4 cm di fondale ? semplicissimo, la sabbia funge non solo come substrato per la radicazione delle piante ma anche come importantissimo substrato di colonizzazione batterica quindi utilizzando tale quantità in una vasca di circa 30 litri, stiamo andando anche ad implementare notevolmente il potenziale di azoto-fissazione da parte dei nostri bravi batteri i quali in estasi, utilizzeranno il ghiaietto a mò dì cannolicchi.

Una volta steso in maniera omogenea il fondo e sistemato il filtro nell’ angolo posteriore, come prima cosa andremo a sistemare nella zona centrale la tana in quanto tutto il layout della vasca andrà costruito in funzione di questa in modo che sia ben protetta ma soprattutto accessibile ai nostri occhi permettendoci quindi di visionare comodamente lo spettacolo senza fatica o azioni ginniche per scattare qualche foto.

Posizionata la tana sistemeremo immediatamente dopo, la radice che verrà inserita dall’ alto e sistemata tipo “gabbia” sopra ed intorno alla tana stessa (ovviamente la radice dovrà avere una forma consona allo scopo e dovrà essere bollita per almeno mezz’ora prima di essere introdotta in vasca evitando così che rilasci troppi tannini e acidi umici non essendo questi pesci sud americani).

Arrivati a questo punto, nelle aree rimaste più libere sistemeremo due Bacope che forniranno l’ossigeno necessario e ci aiuteranno nello smaltimento parziale dei nitrati (No3) prodotto finale del nostro filtraggio biologico e concluderemo sistemando della Ceratophyllum sulla superficie lasciandola galleggiare (in questo modo avremo anche un’azione di parziale schermatura della luce che metterà indubbiamente la coppia molto più a suo agio).

Una coppia di P. pulcher che si occupa della prole

Dopo aver sistemato una banalissima plafoniera (qualora la vasca non abbia una sorgente luminosa di serie) ed impostato il foto periodo a 8-9 ore di luce al giorno, non ci resta che inserire nella vasca uno starter batterico (per tutti i “Genovesi” in ascolto si può utilizzare anche 1ml di latte intero per 100 litri d’acqua) e attendere la maturazione della vasca le cui tempistiche dovrebbero accademicamente aggirarsi intorno alle 3-4 settimane.

A partire dalla seconda settimana è consigliabile iniziare una leggera fertilizzazione liquida in modo da non far perdere tono alle nostre piantine che successivamente avranno un ruolo molto importante anche a livello alimentare per i nostri piccolini!

Ok ci siamo, a questo punto si è arrivati allo stesso punto di quando eravamo al liceo e finalmente saremmo usciti per la prima volta in maniera seria con un ragazza che stressavamo da un po’… è ora di buttarsi dopo aver verificato con dei test a reagente che i valori siano idonei ad ospitare questi ciclidi africani: ph 7.1  kh 4-5  Nh3 0mg/l  No2 0mg/l Gh 9 ( per fortuna non ho mai preso un due di picche da un Pelvicachromis ).

Dirigetevi a passo spedito da un rivenditore serio e competente per l’acquisto della vostra coppiettina con la quale divertirvi e non abbiate fretta, la selezione dei riproduttori spesso può determinare la buona riuscita dell’intera esperienza; di seguito alcuni trucchi per selezionare riproduttori idonei a tale scopo…

Difficilmente troverete meno di 6 esemplari in una vasca essendo pesci che non hanno alcuna difficolta ad essere reperiti dai negozi specializzati, quindi valutate come prima cosa lo stato di salute: pinne aperte, occhi puliti e lucidi, reazioni immediate a stimolazioni esterne, zona addominale senza rigonfiamenti, respirazione normale con opercoli branchiali chiusi ecc..

Una volta sinceratici delle perfette condizioni degli ospiti della vasca andiamo a selezionare il maschio che dovrà avere una taglia di minimo di 6cm ( sono riproduttivi frequentemente anche a 4cm ma se riprodotti prima del tempo spesso rimarranno piccoli anche in età  adulta) una forma ben allungata ed una spiccata territorialità; un fattore apprezzabile nei maschi ( soprattutto nella varietà di allevamento “nigeria red”) è la tipica colorazione rosso intenso nella zona addominale sovrastata dalle tipiche bande scure laterali.

N.B. più l’addome maschile è colorato, più quell’ esemplare ha un alto grado di dominanza all’interno della vasca.

Scelto il nostro “Romeo” passiamo alla “Giulietta” della situazione che, proprio come il maschietto dovrà avere delle specifiche caratteristiche per fare parte del gioco:

selezionare una femmina di circa 5 cm in buona salute e anche essa con una buona reazione agli stimoli esterni, per stimoli esterni intendo l’avvicinare la mano al vetro o avvicinarsi improvvisamente alla vasca, la caratteristica fondamentale che deve avere una buona femmina di questa specie per riprodurre al contrario del maschio, è un bel ventre leggermente tondeggiante e di color rosso/viola che ne indica la propria “disponibilità sessuale” sormontato anche esso dalla tipica banda scura laterale con la presenza questa volta di forti contorni dorati che rendono la femmina cromaticamente più appariscente del maschio ( soprattutto nei cugini Pelvicachromis taeniatus).

Siamo arrivati a casa con la nostra bella coppia nel sacchetto e qui c’è un altro importantissimo step da non sottovalutare assolutamente… l’ambientamento.

L’acqua del nostro negoziante difficilmente avrà i medesimi valori presenti nella nostra vasca quindi per ridurre lo stress dei nostri pinnuti, dovremo gradualmente abituarli alle nuove condizioni; nel corso degli anni ho sentito tantissime teorie a riguardo e molti metodi utilizzati da professionisti e non e alla fine dopo oltre 15 anni di esperienza e lavoro nel settore, ho elaborato il mio metodo che ad oggi ritengo ancora una dei più efficaci che di seguito andrò a spiegare:

Prendere una brocca pulita e rovesciare al suo interno tutto il contenuto del sacchetto del negozio ( pesci più acqua del negoziante) a questo punto prendere mezzo bicchiere dell’ acqua della nostra vasca ( che sarà ad una temperatura di 25 gradi ) e introdurlo nella brocca, tale operazione va ripetuta ogni 5 minuti di orologio per circa mezz’ora abbondante finita la quale, pescheremo i pesciolini buttando via la vecchia acqua della brocca e li libereremo a luci spente all’ interno della vasca da riproduzione.

Dopo qualche minuto, se tutto è andato come avrebbe dovuto, riprenderanno a girare per la vasca esplorando il nuovo territorio per tutto il resto della giornata, il giorno successivo potremmo iniziare ad alimentarli con un buon granulato di taglia fine ( questi ciclidi hanno una bocca abbastanza piccola e non sono dei gran mangiatori) alternato con un cibo vegetale e del congelato ( preferibile chironomus e artemia ).

Dopo dieci giorni circa effettueremo un piccolo cambio dell’acqua 20% con acqua più fresca in modo da dare un leggero e voluto sbalzo termico al fine di stimolare la femmina che inizierà il gioco.

N.B. in questa specie di ciclide i corteggiamenti partono esclusivamente dalla femmina, è lei che dirige i giochi iniziando ad andare davanti al maschio posizionandosi lateralmente e mostrando il proprio addome colorato vibrando, chiaro segnale della disponibilità a mettere su famiglia.

IL maschio inizialmente appare sempre indifferente alle impegnative avance della femmina e non è raro che infastidito da tali atteggiamenti possa anche farsi scappare qualche morso di tanto in tanto.

Passano i giorni ed i corteggiamenti della femmina diventano sempre più insistenti fino a che il maschio non inizia a considerarla passando molto più tempo vicino all’ ingresso della tana lasciandosi scappare anche lui qualche tremolio di tanto in tanto.

A questo punto scatta il trucco del maestro… portate la temperatura della vasca a 26-27 gradi, prendete un cucchiaino da caffè e mettete una cucchiaiata di ghiaietto all’ interno della tana, la femmina inizierà presto a rimuovere il ghiaietto con la bocca sputandolo all’ esterno della tana e questo rafforzerà ancora di più l’efficacia dei giochi amorosi portando nelle ore o nei giorni immediatamente successivi alla deposizione delle uova.

Durante l’atto della deposizione vedremo sparire entrambi i riproduttori vibrando all’ interno della tana dove deporranno e feconderanno anche 150 uova sulla parete buia della noce di cocco, le uova di questa specie sono fotosensibili pertanto non vengono deposte in luoghi aperti ma sempre e solo in cavità o anfratti riparati dai raggi UV del sole.

I ciclidi di tana hanno sempre una percentuale di schiusa maggiore rispetto a quelli che depongono in spazi aperti e dopo anni sono giunto a formulare una personalissima ipotesi sul fatto che durante la fecondazione in luoghi riparati come tane ecc c’è una corrente decisamente più smorzata pertanto vi è molta meno dispersione del seme nell’atto della fecondazione  che fa decisamente la differenza in termini numerici confrontata con deposizioni libere come potrebbero per esempio essere quelle dei Ramirezi per intenderci.

La prova inconfutabile della avvenuta deposizione la abbiamo guardando con attenzione i comportamenti dei riproduttori, la femmina non esce mai dalla tana in quanto è impegnata ad areare con le pinne pettorali le uova evitando che qualsiasi detrito possa contaminarle rimuovendo con la bocca, anche quelle non fecondate che imbiancano nel giro di circa 40 ore, il maschio invece è piantato davanti all’ entrata della tana pronto ad allontanare qualsiasi potenziale intruso.

Allo scopo di rafforzare la coppia è utile inserire dopo la deposizione un pesce pacifico e discreto     ( io ho sempre usato gli Otocinclus affinis) in modo da scaricare l’aggressività del maschio ed evitare che in preda agli ormoni e all’ istinto territoriale possa attaccare addirittura la propria compagna e mangiare i piccoli.

Dopo circa 72 ore dalla deposizione ( le tempistiche sono strettamente legate alla temperatura dell’acqua ) si può notare la comparsa delle cosiddette “codine” che spuntano dall’ uovo le quali, una volta terminato il sacco vitellino ( circa altre 72 ore ) si alzeranno iniziando il nuoto libero, a questo punto bisognerà iniziare l’ alimentazione a base di naupli di artemia appena schiusi per almeno 4 somministrazioni giornaliere, ricordando inoltre che l’ artemia andrà preparata in piccole dosi ma con cadenza quotidiana in quanto già quella di due giorni di vita non ha più lo stesso valore nutrizionale di quella “fresca”.

La preparazione dell’artemia salina in casa è molto semplice, basta prendere delle bottigliette di acqua, riempirle con acqua dell’acquario e utilizzare 30gr di sale per acquari marini su un litro, inserire la quantità desiderata di uova e concludere con la sistemazione di un tubicino senza pietra porosa finale collegato dall’ altro capo ad un areatore preferibilmente regolabile in modo da essere in grado di dosare l’aria in entrata nella nostra coltura di crostacei.

Per somministrare l’artemia ai piccoli avannotti, basta togliere il tubicino dalla bottiglia e lasciarla riposare per qualche minuto in modo che le artemie si concentrino nella parte della bottiglia più illuminata, a questo punto basterà aspirare la quantità di artemia desiderata con una siringa senza ago e il gioco è fatto!!!

N.B. la nascita delle artemie è dipendente non solo dalla salinità ma anche dalla temperatura della acqua di schiusa, pertanto consiglio di immergere le bottigliette di plastica all’ interno di un secchio precedentemente riempito di acqua con all’ interno un riscaldatore per acquari da 25w che la mantenga sui 27 gradi.

Arrivati a questo punto non faremo altro che continuare ad alimentare i piccolini godendoci a pieno le splendide cure parentali che vi dimostreranno gli amorevoli genitori fino a quando i piccoli non raggiungeranno la taglia di 1,5/2 cm  dove sarà necessario per via dello spazio o del desiderio della coppia di cominciare un nuovo ciclo riproduttivo, separarli ed iniziare con l’alimentazione in granuli proteici abbinati ad un ottimo mangime in scaglie vegetale.

N.B. è consigliabile conservare in frigorifero le uova di artemia per massificarne la schiusa e di effettuare una prima separazione per taglia dopo 10 giorni dall’ inizio dell’alimentazione secca dei giovani Pelvicachromis.

Se pensate che l’avventura sia terminata vi sbagliate di grosso, in quanto dopo due settimane di accrescimento si dovrà procedere con la prima separazione, cosa significa ?

Come le persone anche gli animali hanno ritmi di crescita e di alimentazione molto differenti soprattutto nei primi mesi/anni di vita, basti pensare quando eravamo alle elementari ed inspiegabilmente nella nostra classe eravamo sempre nella fascia di altezza dei tappi pur avendo quei due o tre compagni decisamente più alti di noi.

Anche con i pesci succede la stessa cosa, i ritmi di crescita in una covata sono decisamente differenti, ma a differenza di molte altre specie il tasso di crescita è modificabile ovvero quei pesci rimasti più piccoli nelle prima settimane di vita possono, nella quasi totalità dei soggetti, recuperare ciò che hanno perso, come?

Nei P. pulcher le cure parentali sono spiccate e il legame con la prole solido: difficilmente divorano uova e avannotti.

Bisognerà semplicemente pescare tutti gli esemplari di taglia maggiore e spostarli in un’altra vaschetta di accrescimento dando modo così ai più deboli, di mangiare meglio e recuperare i millimetri in meno che altrimenti in età adulta li renderebbero esemplari di grado C o D pertanto difficilmente rivendibili.

Dopo aver eseguito almeno due separazioni a distanza di circa due o tre settimane l’ una dall’altra potremmo dichiarare “cedibili” i soggetti ed essere sicuri di aver fatto tutto il necessario per la loro crescita, potendo così prepararci per una nuova avventura!

Esperienza 2. Hemichromis Bimaculatus

Bellissimo ciclide dai colori mozzafiato proveniente dalle regioni dell’ Africa centro occidentale (Guinea, Sierra Leone, Liberia) dove popola piccoli corsi d’acqua che scorrono sia in zone di foresta fitta, sia in zone leggermente più vegetativamente libere dal fondo fangoso e sabbioso, tuttavia recentemente paiono esserci stati dei ritrovamenti di alcuni esemplari anche in nord Africa, più precisamente nel delta del fiume Nilo ma visto il basso numero di esemplari rinvenuti, non possiamo ancora parlare di insediamento stabile.

La bellissima livrea di un H. lifalili

Questo coloratissimo pesce si è guadagnato il meritatissimo soprannome di “pesce gioiello” data la livrea coloratissima, tuttavia è facile confonderlo con un’altra sottospecie di Hemichromis a lui molto simile pertanto partirei facendo chiarezza sul riconoscimento di queste due sottospecie appartenenti allo stesso genere.

L’ Hemichromis bimaculatus presenta due spot laterali con la presenza aggiuntiva di uno spot caudale di colore scuro, al contrario dell’Hemichromis lifallili che è sprovvisto dello spot caudale.

Un’altra caratteristica che contraddistingue questo pesce, è la capacità di adattarsi a vivere anche in acqua salmastra infatti è presente anche nelle zone di foresta costiere del Cameroon e della Repubblica del Congo e appunto nel delta del Nilo.

Riguardo al comportamento di questo ciclide posso tranquillamente affermare che si tratta di un killer spietato capace di manifestare un’ aggressività inaudita verso i propri compagni di vasca (che consiglio di evitare salvo litraggi importanti e qualche eccezione ) tuttavia la parte coccolosa è che si tratta di un pesce monogamo molto legato al proprio compagno, con il quale forma coppie durature; tipica caratteristica di molti ciclidi bentopelagici ( che apprezzano acque libere ma sono comunque fortemente legati al fondale del biotopo di provenienza ).

 

Materiale occorrente per portare a termine questo tipo di riproduzione con successo:

 

-Vasca da almeno 50-60 litri in vetro o plastica trasparente

-Termo riscaldatore da 50w settato a 25 gradi

-Ghiaietto grana media/fine possibilmente di colore scuro ( per godere a pieno della livrea                  riproduttiva della coppia)

-Filtro interno meccanico con bocchette schermate meglio ancora se supportato da un piccolo filtro ad aria (azione biologica)

-2 o 3 pietre piatte disposte sul fondo il più possibile distanti tra loro

-Tana ( talvolta la coppia predilige deporre in luoghi tranquilli ed appartati, pertanto si può anche fornire alla coppia una tana di grosse dimensioni come un anfora rotta di terracotta facendo ben attenzione a sistemarla con l’apertura rivolta verso di noi e ben visibile in modo tale da essere certi della avvenuta deposizione).

-Piante acquatiche (Cryptocoryne, Bucephalandra, Anubias e Microsorum) sono adatte allo scopo.

Una volta recuperato tutto l’occorrente, siamo finalmente pronti per procedere con l’allestimento della vasca da riproduzione.

Laviamo con acqua bollente la vasca e il fondo che abbiamo scelto in modo da eliminare eventuali impurità riducendo l’iniziale torbidità della vasca, una volta lavato accuratamente il ghiaietto fine andiamo a stenderne circa 4 cm sul fondo in modo da permettere un minimo di ancoraggio radicale alle Cryptocoryne in quanto la sabbia funge non solo come substrato per la radicazione delle piante ma anche come importantissimo substrato di colonizzazione batterica pertanto durante i miei allestimenti sono solito abbondare.

Una volta steso in maniera omogenea il fondo e sistemato il filtro nell’ angolo posteriore, andremo a pulire le nostre Anubias e Microsorum dal vasetto e quindi dalla lana di vendita e con del comune filo da pesca di nylon, legheremo le piante a dei pezzi di radice o a delle pietre in modo da evitare possibili marcescenze del rizoma (particolarità di queste piante) qualora vengano interrate in ghiaia troppo fine.

Posizionata la tana centralmente (facoltativa) sistemeremo immediatamente dopo le due o tre rocce piatte in punti distanti tra loro, avendo cura di piantarvi nelle vicinanze qualche pianta o sistemarvi qualche altra roccia in modo dare un minimo di protezione strutturale al luogo di deposizione affinche’ i genitori si sentano il più possibile a loro agio.

Arrivati a questo punto, resta comunque consigliabile l’inserimento di piante galleggianti utilissime per lo smaltimento dei nitrati e per schermare parzialmente la luce diretta della plafoniera, ricordandoci sempre che si tratta di pesci che frequentano piccoli corsi d’acqua nel cuore delle foreste, dove pertanto la luce naturale non è assolutamente diretta ne potente.

Dopo aver sistemato una plafoniera ed impostato il foto periodo a 10 ore di luce al giorno, non ci resta che inserire nella vasca uno starter batterico e attendere la maturazione della vasca le cui tempistiche dovrebbero accademicamente aggirarsi intorno alle 3-4 settimane.

A partire dalla seconda settimana è consigliabile iniziare una leggera fertilizzazione liquida in modo da fornire micro e macro elementi indispensabili per La crescita rigogliosa delle stesse.

Dopo aver verificato che i valori siano idonei per questi ciclidi africani: ph 7/7.5  kh 5-7  NH3 0mg/l  No2 0mg/l Gh 16/18 possiamo inserire finalmente i due riproduttori.

Il trucco principale per questo tipo di pesci è acquistare possibilmente una coppia già creatasi autonomamente in vasca… si ok ma come faccio a riconoscerla ?

Molto semplice premettendo che i due riproduttori non hanno un dimorfismo sessuale molto marcato, dobbiamo concentrarci fondamentalmente sul colore che apparirà di un bel rosso aranciato acceso nella coppia dominante, al contrario del rosso scuro tendente addirittura quasi al grigio negli esemplari più sottomessi.

Teniamo sempre a mente che è da preferirsi la scelta di una coppia già formata in vasca ma è anche vero che ho personalmente provato in diverse occasioni ad abbinare coppie scelte da me con risultati eccellenti, quindi impariamo a distinguere il dimorfismo sessuale del genere Hemichromis!

Maschio: forma decisamente più allungata e slanciata con pinna dorsale e anale più lunghe bordate da una colorazione grigio scura, nel periodo della riproduzione il colore rosso diventa decisamente acceso, quasi aranciato e gli spot azzurri (solitamente più marcati nei maschi) diventano molto più visibili per via del contrasto.

Femmina: notevolmente più corta e tozza con pinne leggermente più corte ad arrotondate, anche essa in periodo riproduttivo assume una colorazione più accesa.

Una volta individuata la coppia sopraggiunge immediatamente un altro problema…. Come pescarli essendo certi di aver preso i pesci giusti !!! Dico questo perchè non crediate che una volta immerso il retino nella vasca del vostro amico negoziante questi pesciolini simpaticamente terrorizzati mantengano la bellissima colorazione che avevamo con fatica imparato a riconoscere! tutto il contrario!!

Anche qui negli anni ho affinato la mia tecnica semplicemente avvalendomi dell’aiuto visivo dei clienti, detto proprio in soldoni il metodo più efficace per ridurre all’ osso la possibilità di sbagliare è: “tu tienimi d’ occhio il maschio che io intanto pesco la femmina” e via!

Una volta selezionata e pescata con successo la nostra bellissima coppia i cui criteri di dimensione sono molto simili a quelli sopracitati per P. Pulcher, siamo pronti per l’ambientamento e la successiva immissione in vasca la cui procedura resta uno dei momenti più importanti pertanto, vado a rielencare qua sotto punto per punto:

 

Prendere una brocca pulita e rovesciare al suo interno tutto il contenuto del sacchetto del negozio ( pesci più acqua del negoziante) a questo punto prendere mezzo bicchiere dell’ acqua della nostra vasca ( che sarà ad una temperatura di circa 25 gradi ) e introdurlo nella brocca, tale operazione va ripetuta ogni 5 minuti di orologio per circa mezz’ora abbondante finita la quale, pescheremo i pesciolini buttando via la vecchia acqua della brocca e li libereremo a luci spente all’ interno della vasca da riproduzione.

Dopo qualche minuto, se tutto è andato come avrebbe dovuto, riprenderanno a girare per la vasca esplorando il nuovo territorio per tutto il resto della giornata, il giorno successivo potremmo iniziare ad alimentarli con un buon granulato di taglia fine-media ( questi ciclidi hanno una bocca abbastanza piccola ma al contrario di P. Pulcher hanno un appetito sorprendente) alternato con un cibo vegetale e del congelato  ( preferibile Chironomus e Artemia ).

Dopo dieci giorni circa effettueremo un piccolo cambio dell’acqua 20% con acqua più fresca in modo da dare un leggero e voluto sbalzo termico che su molte specie africane resta comunque un valido metodo di stimolazione.

Se tutto è andato per il verso giusto, dopo qualche tempo, che può variare dalle 48h a anche più di due settimane, la giovane coppia riprenderà i corteggiamenti intensificando la colorazione che abbiamo imparato a riconoscere nel capitolo dedicato alla selezione.

Come faccio a riconoscere i corteggiamenti di questa specie ?

Scrivo sempre mettendomi nei panni di chi legge i miei scritti incuriosito ma è veramente alle prime armi e sorridendo la mia mente ripercorre le esperienze tornando agli inizi dove fare una domanda di troppo ad un negoziante pur non avendo bisogno di acquistare nulla in quel momento, poteva essere un serio problema quindi l’informazione era davvero poca…

Partiamo dalla base quindi… cosa si intende per corteggiamento?

Il corteggiamento è un insieme di comportamenti e cambiamenti (psicologici e fisici) atto ad indicare ad uno o più possibili partner, la propria disponibilità all’ accoppiamento.

Adesso che conosciamo diversi elementi in più, entriamo nello specifico caso di questi bellissimi “pesci gioiello” e del loro particolare modo di scambiarsi queste informazioni nella fase del corteggiamento; il maschio e la femmina si avvicinano ed emettono, come nella maggior parte dei ciclidi, dei tremolii corporei che possono essere appena accennati o molto pronunciati soprattutto nelle fasi di preparazione del substrato di deposizione.

Questi tremori corporei hanno due funzioni: la prima è visiva in quanto attira immediatamente l’attenzione del partner il quale se interessato ricambia l’atteggiamento provocatorio, la seconda ha uno scopo chimico in quanto durante questi atteggiamenti riproduttivi vengono rilasciati dei “ feromoni “ che altro non sono che dei segnali chimici che vengono rilasciati all’esterno dell’organismo che li genera ed hanno quindi lo scopo di interagire con altri soggetti ( esistono feromoni di aggregazione, dispersione, attacco, riproduzione ecc).

L’errore più grande che si possa commettere è chiamarli ferormoni ( termine fiabesco puramente generato dall’ ignoranza che altro non è che l’errata unione tra i due termini ormoni e feromoni ) oppure chiamarli ormoni ( gli ormoni sono dei messaggeri chimici che portano dei segnali da una parte dell’ organismo ad un’altra senza uscire mai da questo e avere quindi contatti con l’esterno, sono inoltre prodotti da ghiandole che possono essere esocrine o endocrine ma come diceva il buon Mike Bongiorno: “questa è un’altra storia…”)

Quando si notano questi tremori abbinati a continui spostamenti di materiale di fondo con la bocca, pulizia di possibili substrati, cambiamento di colore ed estrema territorialità dovuta all’aumentare dei livelli ti testosterone ( ormone prodotto dalle gonadi maschili e in parte dalle ghiandole surrenali) posso tranquillamente aspettarmi a breve la deposizione che avverrà in un luogo tranquillo e ben ripulito dai genitori indipendentemente se in uno spazio aperto o più’ riparato ( grossa tana).

La deposizione di questi ciclidi può durare anche più di un’ora e la tempistica è strettamente legata all’ età della femmina che porterà a maturazione più uova in relazione ad una taglia maggiore, il maschio durante tutta la durata della deposizione alterna alla fecondazione delle uova una severa vigilanza su tutto il territorio circostante fino a quando l’intero atto non si sarà compiuto completamente.

A questo punto, ci troveremo una femmina particolarmente protettiva che continuerà a curare, pulire con la bocca ed ossigenare con le pinne pettorali le uova che possono anche superare le 200 per una singola deposizione.

Lo sviluppo a questo punto è esattamente uguale a quello di Pelvicachromis citato sopra, ricordando sempre che l’allevatore si trova di fronte a due scelte una volta avvenuta una deposizione: lasciare i piccoli alle amorevoli quanto rischiose cure di papà e mamma, oppure optare per un accrescimento in artificiale che magari andrò a spiegare dettagliatamente in un altro articolo in quanto il discorso è molto ampio e varia da specie a specie.

Caratterizzati da colori stupendi, gli Hemichromis non possono vivere in vasche di comunità per via del pessimo carattere

Conclusioni:

 

Penso che alla fine ciò che si intende veramente con la parola “Acquariologia “ sia una definizione di  perfetta interazione tra diversi organismi animali e vegetali che dividono una vasca che sta a noi rendere il più possibile confortevole e simile ad un biotopo che questi animali troverebbero in natura e, se questo accade, inevitabilmente si incapperà in un esperienza riproduttiva con pesciolini più o meno facili da gestire in questo micro ambiente.

Ho scelto di pubblicare questo articolo per dare la possibilità e gli strumenti a chi desidera ardentemente muovere i primi passi nel mondo delle riproduzioni di pesci che praticano cure parentali, di poter consultare una facile e pratica guida che in poche righe elenchi punto per punto i vari step da seguire, abbassando cosi notevolmente il rischio di commettere potenziali errori che potrebbero, invece di motivare il nuovo appassionato, scoraggiarlo fino a deporre le armi.

Con la speranza che questa riassuntiva guida doni la stessa gioia che provai io a suo tempo nell’ ottenere dei risultati concreti, vi auguro un buon divertimento ricordandovi sempre che comunque vada, sarà un successo in quanto solo per il fatto di aver tentato potrete definirvi “Autentici Acquariofili D.O.C.”

Un saluto da

Alessandro Valenti

Foto e Testo: © Alessandro Valenti per Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

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