Mikrogeophagus ramirezi. C’era una volta, tanto tempo fa…..
Mikrogeophagus ramirezi: splendente come un diamante, fragile come un cristallo

Mikrogeophagus ramirezi. C’era una volta, tanto tempo fa…..

Un articolo scritto nei primi anni 2000 ma sempre attuale; ripreso e integrato da ulteriori osservazioni.

Il papà di tutti i miei Ram: Mr. Ancestor!
Lady Ram, la mamma di tutti i miei pesci

C’era una volta, tanto tempo fa…..

Tutto è incominciato nel lontano 1980, quando per la prima volta inserii nella mia vasca degli Apistogramma ramirezi (allora, credo, si chiamavano ancora così). I loro vivaci colori furono la principale motivazione che mi spinse all’acquisto di questi bellissimi pesci; cionondimeno anche la speranza di poter gustare lo spettacolo offerto da una coppia intenta ad esercitare le cure parentali fu sicuramente di forte impulso nella scelta di questa specie.

A quei tempi avevo un acquario di comunità, con Ciprinidi e Caracidi, normale acqua del rubinetto tagliata con acqua addolcita tramite resine: allora non ero a conoscenza degli impianti ad osmosi, e le resine erano forse l’unico sistema “domestico” per ridurre la durezza dell’acqua.

Ricordo che quei primi pesci erano molto belli: ne acquistai tre coppie che subito si ambientarono a meraviglia dividendosi la vasca. Di li a poco otteni anche le prime deposizioni: tutto bene per un paio di giorni; dopo, inspiegabilmente i riproduttori diminuivano progressivamente le proprie attenzioni nei confronti della uova benché fossero vitali, fino a cessarle del tutto, lasciandole alla mercé degli altri coinquilini coinquilini. Dopo circa un anno di insuccessi ripetuti (con le medesime modalità) mi arresi e riportai al mio negoziante i pesci, peraltro cresciuti e sensibilmente più colorati.

Rimasi per tantissimi anni senza Ram, visto che uno dei miei principali obbiettivi non era tanto quello della riproduzione in se, quanto quello di assistere alla meraviglia delle cure parentali: un ciclide riprodotto senza cure è come non riprodurlo; non riesco infatti a capire perché molti appassionati si arrendano subito al “prelievo delle uova” invece di approfondire la conoscenza dei propri pesci, insistendo sulla coppia o, viceversa, cambiando uno o entrambi i partner. Essere acquariofilo credo voglia dire anche questo: non snaturare i comportamenti peculiari dei nostri ospiti.

Ma torniamo alla mia avventura con i Ram e dal 1980 attraverso un balzo temporale di una quindicina di anni arriviamo alla metà degli anni ’90.

Correva prorpio il 1995, quando un amico della mia associazione, Marco Rinaldi (GAEM), schiuse alcune uova di Ram: una dozzina in tutto. Gli avannotti erano in una vaschetta e dopo un paio di mesi in 5 finirono in un piccolo acquario appositamente arredato per loro : alimentazione abbondante e con cambi d’acqua settimanali, li portai nell’arco di 4 mesi alla prima riproduzione!!!

Anche in questo caso dopo svariati tentativi mi arresi e riportai a Marco, con sua grande gioia, i pargoli.

In quegli anni le mie attenzioni furono principalmente rivolte all’allevamento naturale degli Scalari, altra specie largamente diffusa in acquario e altrettanto sconosciuta a livello biologico ed etologico dai più. Era il 1998 quando in un negozio di Milano mi imbattei i alcuni Ram veramente molto belli, di provenienza tedesca: come sempre nel mio 100 L, 3 coppie erano d’obbligo, e così nell’arco di un paio di settimane ottenni alcune deposizioni……ma anche qui le uova venivano miseramente divorate dopo un paio di giorni. Tra l’altro dopo alcuni mesi gli esemplari deperivano principalmente per il fatto che venivano colpiti da non meglio identificate forme batteriche (o micotiche) alle branchie (respirazione accelerata) o all’epidermide (piccole chiazze rosse, simili a versamenti ematici sottocutanei): la cosa strana era che queste patologie colpivano solo i Ram e non gli altri coinquilini come ad es Scalari o Apistrogramma.

Nei 5 mesi successivi persi tutti i pesci, o meglio, tutti i Ram, alla faccia della mia spasmodica attenzione ai valori biochimici, che a detta dei sacri testi erano rappresentati da acqua tenera e acida.

Cionondimeno la mia testardaggine mi portò all’acquisto nei mesi successivi di Ramirezi di ceppi diversi: Olandesi, Tedeschi, Ceki, Slovacchi, Polacchi, Americani (Florida); niente da fare, niente cure e molti pesci persi. Quelli che non morivano li restituivo ai negozi dopo almeno una ventina di deposizioni andate a vuoto, notevolmente migliorati nell’aspetto, visto che tutti i giorni somministravo razioni pantagrueliche di surgelato: con il passare del tempo, dell’esperienza, degli esperimenti e degli insuccessi, mi ero reso conto che un Ram non può mantenersi in perfette condizioni fisiche (anche sotto il profilo estetico) e di salute con il solo cibo secco; è assolutamente necessario somministrare almeno (e sottolineo ALMENO)3 o 4 volte la settimana surgelato, in modo abbondantissimo.

Uno dei segreti del successo con i Ram risiede proprio nell’alimentazione, di importanza fondamentale, ancora più dei valori dell’acqua.

(negli anni successivi ho integrato l’alimentazione anche con vegetali come broccoli e piselli lessati: la loro alimentazione pur essendo prevalentemente carnivora, necessita di integrazione vegetale per avere pesci longevi e colorati).

Parimenti patiscono in modo incredibile la competizione alimentare esercitata da altri pesci, Caracidi e Ciprinidi in particolare: la loro velocità nel nuoto impedisce ai Ram di nutrirsi in modo ottimale.

I Ramirezi sono piccoli carnivori dall’intestino corto, non in grado di sfruttare le fonti di cibo alternativo in modo completo ed ecco perché per il loro stomaco dovrebbe essere sempre a disposizione del cibo di prima qualità e surgelato o, meglio ancora, vivo, senza dimenticare una integrazione vegetale a completare le loro esigenze; ricordiamoci che i pesci in natura mangiano da mattina a sera quando le condizioni del loro ambiente lo consentono (ad esclusione quindi di periodi di siccità o inondazioni, in cui nutrirsi potrebbe risultare complicato).

Finalmente il miracolo.

Anni di sventura, di pesci morti e di insuccessi non mi avevano piegato e infatti, come dice il proverbio, chi l’ha dura la vince………….e venne quel fatidico Novembre del 1999, quando durante uno degli ennesimi vagabondaggi nei negozi del milanese e provincia mi imbattei in alcuni esemplari di origine Ceka: mi sembravano sani e colorati nel modo giusto, ne troppo (segno di ormoni), ne poco (segno di malessere generale), ma soprattutto dal ventre tondeggiante.

Mr. Ancestor a dopo 2 anni nelle mie vasche

Benché indeciso ( e vorrei vedere chi non lo fosse stato al mio posto), non potei fare a meno di portare in vasca 2 coppie: erano i pesci giusti e di li a poco deposero, curando le uova fino al quarto giorno nonostante fossero imbiancate: segno evidente della morte dell’embrione (attenzione: uova imbiancate non significa ammuffite; in questo caso le uova si ricoprono di fini filamenti di alcuni mm).

Nel frattempo avevo anche cambiato fertilizzante; avevo notato i Ram respirare più velocemente dopo la somministrazione del concime; gli stessi sintomi che presentavano i pesci una volta colpiti dalla non meglio identificata patologia descritta sopra. Con il nuovo prodotto i Ram non hanno mai più respirato velocemente. Questo fenomeno è stato osservato anche con concimi “fai da te” molto carichi. Può essere utile, in base a questa esperienza del tutto personale, evitare concimi eccessivamente carichi. Nonostante questo rimaneva il problema delle uova imbiancate sempre, e comunque curate fino al quarto giorno, nonché la la comparsa sugli adulti delle sopraindicate chiazze sanguinolente.

Urgeva una soluzione: probabilmente il fondo vecchio della vasca (5 anni), nonostante le regolari sifonature bimensili con cambio d’acqua del 40%, presentava una carica batterica eccessiva; presumibilmente negli interstizi del ghiaietto si era creato un substrato ideale alla iperproliferazione di microrganismi patogeni.

La decisione fu radicale: via tutto il ghiaietto, sostituito da sabbia fine (non avrebbe permesso a nessun tipo di sporco di penetrare nel sottosuolo), il tutto senza svuotare la vasca e mantenendo la stessa acqua: un vero lavoraccio, ma non potevo perdere quei pesci, ad ogni costo!!! (quello è stato il giorno in cui ho iniziato a teorizzare la gestione “sistema sabbia” n.d.r.)

E così la mia bella vasca olandese, fu ribaltata e messa sottosopra: al diavolo le piante, sarebbero ricresciute, ma se fossero morti quei Ram, probabilmente avrei dovuto aspettare un’altra eternità.

Inoltre dovevo eliminare i batteri patogeni; allo scopo utilizzai un cocktail di antibiotici “forti”.

Il trattamento durò quattro giorni, utilizzando 3 prodotti al giorno mischiati; le piante furono letteralmente sciolte e una volta finito tutto, complice anche la fine sabbia marroncino chiara, la mia vasca sembrava il deserto del Sahara, quando in precedenza era una vera e propria jungla amazzonica.

Da sottolineare che questi pesci, e le loro uova, sono particolarmente sensibili alla carica batterica e necessitano più di qualsiasi altra specie acqua pulita e cambiata di frequente.

Il maschio (ancestor) intento a curare i piccoli in fase di riassorbimento del sacco vitellino: la massa grigia sotto di lui.

Tempo un paio di settimane di riassestamento e abbondantissimi cambi parziali (dopo ogni cura non uso mai il carbone, ma preferisco effettuare cambi), portati i valori biochimici su parametri ideali alla riproduzione dei Ram, avvenne il miracolo: addirittura le due coppie contemporaneamente portarono alla schiusa un paio di centinaia di uova a testa (anzi secondo me erano anche 300!!!).

Genitori speciali: nemmeno la mia mano li faceva allontanare dai piccoli
Il fascino indiscusso delle cure parentali
In questa foto la femmina ferita durante un combattimento con l’altra coppia: entro qualche giorno guarirà anche grazie alla bassa carica microbica in acqua e all’igiene e la pulizia che si ottiene con i cambi settimanali. Quando hanno i piccoli l’aggressività arriva ai livelli massimi: niente a che vedere con con gli scontri per definire i territori.

Purtroppo avere 2 coppie con i piccoli nella stessa vasca equivale ad avere pesci spennati!!!!!!!! E’ impressionante l’aggressività esercitata da questi pesci una volta che i piccoli nuotano: se fino a quel momento era mantenuta entro limiti relativamente accettabili, appena i piccoli si staccano dal substrato, i riproduttori non hanno più paura di niente: mani, retini, pesci vari………..ora nulla può far abbandonare loro i piccoli, nemmeno un trasferimento in un’altra vasca!!!!!!!!!!!

Cosa che infatti feci per salvaguardare l’integrità fisica dei riproduttori: in una vasca da una quindicina di litri, riempita con acqua dell’acquario, ho inserito la coppia con meno piccoli, non perché fossero stati mangiati (in vasca c’erano solo le 2 coppie e qualche Otocinclus), ma perché erano stati semplicemente adottati dalla coppia più forte!!!!!

Comunque la coppia trasferita continuò a curare i propri pargoli come se niente fosse anche nella nuova casa!!!!!!! Non finirò mai di dirlo: quando si hanno i pesci buoni tutto è possibile e, come vedremo in seguito, anche i valori biochimici diventano secondari.

Nelle foto seguenti vediamo la coppia n. 2 trasferita nella vasca più piccola: incredibile vero?

La coppia trasferita nella vaschetta da 15 l: continuano ad avere cura della prole.
La femmina in vasca piccola
Il maschio in vasca piccola

Comunque la coppia trasferita continuò a curare i propri pargoli come se niente fosse anche nella nuova casa!!!!!!! Non finirò mai di dirlo: quando si hanno i pesci buoni tutto è possibile e, come vedremo in seguito, anche i valori biochimici diventano secondari.

Torniamo brevemente alla deposizione dando alcuni cenni biologici generali: la temperatura dovrebbe essere tra i 26 e i 28°C;

(NOTA: per salvaguardare la coppia dallo stress di continue deposizioni, ogni 20 giorni circa, nei mesi successivi ridussi la temperatura fino a 22C°……… morale: per farla breve altri 200 piccoli!!!!!!! Ciò significa avere un ambiente PERFETTO!!

A queste temperature in una vasca non perfetta i pesci avrebbero probabilmente sviluppato problematiche varie: successivamente adottai anche questo sistema; gli sbalzi di temperatura stagionali rallentavano l’invecchiamento dei miei pesci che mediamente duravano dai 2 ai 4 anni! Ma mi raccomando: non scendere mai al di sotto dei 24C°!)

il pH 5.5/6.5 e una durezza compresa tra 1 e 5 GH; le uova vengono deposte verso sera e si schiudono nel corso della mattinata del 3° giorno: per la cronaca queste vengono accudite per lo più dal maschio, in particolare la notte, mentre la femmina, che durante il giorno da il cambio regolarmente al compagno nella cura, in questa circostanza riposa nelle immediate vicinanze. I piccoli riassorbono il sacco vitellino nel giro di 4 giorni, dopodiché si possono nutrire da subito con naupli di artemia appena schiusi, anche se per esperienza personale posso affermare che per mantenere l’intera nidiata (circa 200 piccoli, dipendentemente dalle dimensioni della femmina) è opportuno preparare una cultura di infusori o rotiferi da somministrare per i primi 3 gg; come detto precedentemente i piccoli Ram sono davvero……..piccoli, e i naupli di artemia non sono accettati da tutti gli avannotti, in particolare se il primo cibo che ingurgitano è rappresentato da microorganismi presenti normalmente in vasca; in questo modo subiscono una specie di “iprinting” alimentare che li portano a nutrirsi della prima cosa che ingurgitano, rifiutando altro cibo (è capitato di avere una coppia che portava a pascolare gli avannotti su ciuffi di alghe, ricchi quindi di piccole creature: a questi piccoli, che crescevano visibilmente, ho provato a somministrare naupli: ebbene, non venivano minimamente degnati di attenzione, se non dagli adulti). Sarebbe opportuno perciò adottare un trucchetto che consiste nel far coincidere la schiusa dei naupli con il primo giorno di nuoto degli avannotti: è probabile così riuscire a nutrire un buon numero di piccoli, ma se vogliamo avere tutti nostri Ram, gli infusori ci danno maggiore successo a livello numerico.

A volte capita che nonostante la coppia sia costituita da ottimi riproduttori, gli stessi divorino i piccoli dopo qualche giorno. Nella maggioranza dei casi ciò è dovuto al fatto che gli adulti si accorgono di avere una prole malnutrita, con scarse possibilità di sviluppo e che non è biologicamente conveniente, in un ambiente negativo, spendere energie per difendere la covata bensì recuperare energie per tempi migliori (da qui il cannibalismo).

Luce lunare: indispensabile!

In molte situazioni ho sentito amici appassionati lamentarsi del fatto che uova o avannotti spariscono durante la notte; ciò può essere dovuto a molti fattori, non da ultimo la presenza di pesci pulitori o, quando i piccoli nuotano, la mancanza di luce notturna. Se durante il periodo di sviluppo delle uova e del riassorbimento del sacco vitellino, possiamo farne a meno, dal momento in cui gli avannotti abbandonano il substrato, la luce lunare diventa prerogativa irrinunciabile. E’ sufficiente una piccola fonte luminosa che crei penombra all’interno della vasca, in modo da consentire ai genitori di non perdere contatto visivo con la nidiata, in particolare se nella vasca sono presenti altri coinquilini. I piccoli Ram sono notevolmente “planctonici” al contrario di altri ciclidi nani come Apstogramma o Pelvicachromis, dove gli avannotti sono decisamente bentonici e qundi, grazie a questo comportamento e ad una livrea mimetica, meno soggetti alla predazione. Da aggiungere che sono fotosensibili come gli avannotti di Scalare o di Laetacara, per cui quando spegniamo le luci sono inevitabilmente attratti dai bagliori esterni, perdendo così l’orientamento e il contatto con i genitori e disperdendosi nella vasca. Inutile dire che se vogliamo avere una riproduzione di successo è obbligatorio non avere altri coinquilini; questo però può far litigare i riproduttori non avendo altri pesci su cui scaricare la propria aggressività. E’ utile allora inserire alcuni Otocnclus, sufficientemente corazzati per sopportare le cariche dei riproduttori e quasi del tutto innocui: la notte esemplari grossi do Otocinclus se non abbiamo attiva la luce lunare, possono far baldoria con il caviale dei Ram!!!!! I riproduttori non vedendoli non riescono a difendere le uova.

Assolutamente devastanti i Corydoras, gli Ancistrus e altri pesci pulitori, così come la presenza di piccoli Caracidi, Ciprinidi e altri pesci: come detto i piccoli Ram sono un po’ disobbedienti e cadono facilmente preda anche del più pacifico pesciolino d’acquario che non disdegna un così facile e ghiotto bocconcino: perfino gli avannotti di Guppy di qualche settimana (si, ho assistito anche a questo) si trasformano in insaziabili Barracuda al cospetto dei piccoli Ram!!!!!

Per ottenere la luce lunare è sufficiente inserire una o meglio due piccole luci bianche che si accendano poco prima dello spegnimento delle altre lampade e si spengono poco dopo l’accensione delle medesime durante il giorno, garantendo due piccoli fasci di luce all’interno della vasca nell’arco dell’intera nottata. Allo spegnimento delle luci gli avannotti si dirigono velocemente verso il fascio luminoso rimanendo in gruppo: a questo punto i genitori li prendono in bocca e li depositano in piccole fossette preferibilmente scavate vicino alle radici delle piante acquatiche, così da avere un minimo di riparo. Curioso è il fatto che una volta messi a dormire, gli avannotti rimangono come appallottolati gli uni agli altri, formando un mucchietto grigiastro, grazie alla ghiandola adesiva che hanno sul capo e che verrà riassorbita solo dopo una decina di giorni dalla nascita. Così facendo, volenti o nolenti, si mantengono uniti; ciò è possibile poiché la mancanza di luce ha un effetto sedativo sul nuoto dei piccoli. Con il riaccendersi delle luci, tornano in attività e con alcuni piccoli guizzi spezzano il piccolo legame mucoso che li tiene uniti.

A 10 giorni di nuoto i piccoli si fanno più intraprendenti
Anche se più grandi, papà vigila: con gli Otocinclus in giro si sa mai 🙂

Un successo……a metà.

Per avere una riproduzione razionale ho utilizzato una vaschetta di circa 15 l. Ho portato i valori intorno a pH 6 (tramite filtraggio con torba); temp. 28°C e una conduttività sui 100 microsiemens/cm.

Inserita la coppia prescelta, nel giro di una settimana ottenni la deposizione: circa 200 uova, di cui solo un paio imbiancate. Come elemento di disturbo un piccolo Otocinclus.

Come cibo, una volta cominciato a nuotare, ho somministrato per i primi tre giorni abbondanti dosi di Parameci per passare poi a razioni pantagrueliche di naupli di artemia. Erano necessari per mantenere una qualità buona dell’acqua, dei cambi quotidiani del 10/20 %; a tale proposito utilizzavo normale acqua del rubinetto, che pareva non nuocere minimamente allo sviluppo dei piccoli. Dopo una ventina di giorni, inspiegabilmente, i riproduttori iniziarono furibondi combattimenti, probabilmente non riconoscevano più i segnali, o forse……….non si saprà mai cosa è scattato nella testolina di questa coppia che fino a qualche giorno prima andava d’amore e d’accordo. Fatto stà che onde evitare eccessive ferite o, peggio, la perdita dell’intera covato, gli adulti vennero riposti nella vasca grande.

Così dopo 3 settimane di avventura, mi ritrovavo in 15 L di acqua, 200 Ramirezini!!!!

Lì sono cresciuti per altri 15 gg e a poco più di un mese di vita alcuni avevano raggiunto e superato il cm di lunghezza. Così furono divisi in base alle dimensioni in due vasche. Con i naupli crescevano a vista d’occhio, ma al secondo mese sono stato costretto a dividere i più grandi dai più piccoli, dato che la loro maggiore aggressività non avrebbe permesso agli altri di crescere. Dei quasi 200 avannotti rimasti (nel corso della crescita avevo perduto alcuni piccoli) ne trasferii una metà da mia nonna, con l’istruzione di nutrirli abbondantemente con uova di aragosta, ottimo surrogato dei naupli di artemia, nonché del secco granulare, nello specifico del mangime per avannotti di trota, dal tasso proteico altissimo (oltre il 70%, sconsigliato in vasca di comunità perché troppo inquinante). Tutti questi pesci vivevano in acqua di rubinetto, senza alcun problema.

Giovani di 1 mese

Purtroppo tutti questi piccoli suddivisi in due vasche rispettivamente di 20 e 50 l non avevano lo spazio sufficiente per uno sviluppo ottimale. Difatti di li a poco ebbi i primi problemi, a causa del velocissimo deterioramento dell’acqua data dalle abbondati somministrazioni di surgelato. Quindi nella vasca da 50 l, dove avevo i più grandi, ho dovuto fronteggiare una forte infestazione di Trichodina, che non essendo stata individuata per tempo, si portò via una quarantina fra i i pesci più piccoli e deboli nel giro di una settimana.

Acriflavina e sale mi salvarono la situazione, ma avevo quasi dimezzato la covata dei più grandi.

Nella vaschetta dei più piccoli, dove somministravo ancora ingenti quantità di naupli, sembrava procedere tutto bene. A quel tempo, per una breve vacanza, rimasi via di casa per 4 giorni, istruendo la mia ex-moglie su come nutrire i piccoli. Non potevo ovviamente pretendere che anche lei utilizzasse le bottiglie (per la cronaca ne usavo 2) e quindi dopo delle veloci istruzione, anche lei sapeva usare benissimo il classico schiuditoio che ahimè si rivelò insufficiente per le esigenze alimentari dei giovani Ram.

In quei quattro giorni persi circa una quarantina di giovani, ovviamente fra i pesci più piccoli e deboli. Mi ci vollero una decina di giorni per recuperare i superstiti ad una condizione fisica accettabile.

Da queste disavventure si evince quanto il vero asso nella manica per la buona salute dei Ram sia l’alimentazione.

Un paio di settimane più tardi, decisi di trasferire tutti i piccoli in un Tenerif 67, prima popolato da un centinaio di piccole Rasbora heteromorpha e altrettanti Barbus titteya.

Per i primi 15 giorni tutto filò liscio, quando la Trichodina tornò a fare la sua visita, nonostante gli abbondantissimi cambi. Anche in questo caso scoperta in ritardo, (la vasca era da mia nonna e non ero la tutti i giorni), si porto via una trentina di pesci fra i più deboli. Curata con il solito sistema, non si ripresentò mai più. Lo spazio ristretto, l’altissima densità di popolazione, le ingenti quantità di surgelato, erano sicuri fattori di iperproliferazione di microorganismi, che su giovani pesci si sono rivelati letali. A questo punto avevo un’ottantina di Ramirezi di 3 cm e da quel momento in poi i miei pesci non si sarebbero, a tutt’ora (febbraio 2002 n.d.r.), più ammalati, nemmeno di Ictio!!!!

Avevo creato dei pesci speciali?

I pesci crescevano meravigliosamente, con tantissimo cibo e cambi notevoli, sempre con acqua di rubinetto. Vorrei precisare che la scelta dell’acqua di rubinetto derivava dal fatto che ero impossibilitato aell’utilizzo dell’osmotica, a causa del numero di litri prodotti dal mio impianto, che non era in grado di soddisfare tutte le mie vasche; inoltre è meglio fare un cambio in più con acqua di rubinetto che uno in meno con i valori perfetti!!!

Il ritorno a casa: tho un amico/nemico! Un giovane Corydoras sterbai.

Così una quindicina di giovani tornarono a casa mia, ovviamente i più belli. In quel periodo avevo un divisorio tra cucina e sala costituito da una serie di piccoli acquari lunghi una quarantina di cm, alti 20 e profondi 10 per circa 5 L netti, collegati fra di loro da tubi trasparenti in pvc e dove i pesci erano liberi di girarvi; l’acqua, una volta passata fra tutte le vaschette, cadeva in un piccolo acquario di 15 L e attraversato un filtro sottosabbia, veniva riportata nella prima vaschetta: piante, sabbia, pietre lisce e cocci ne costituivano l’arredamento. Questa vasca fu battezzai insieme all’amico Andrea Varisco, l’acquario ruscello cioè Aquarello!

Il prototipo dell’Aquarello – Nelle prime due foto si vede il ghiaietto nero, successivamente sostituito dalla sabbia. Le foto risalgono a prima che avessi i Ramirezi. Il ghiaietto è stato mantenuto solo nella vaschetta di raccolta come filtro sotto sasbbia.

Mano a mano che i Ram crescevano e diventavano maturi sessualmente, inserivo nell’Aquarello (per una capacità complessiva di una quarantina di litri) una coppia per vaschetta. Inutile dire che il cibo che somministravo era molto surgelato, variato e di ottima qualità e che effettuavo cambi parziali ciclopici, fino all’80% a settimana, oltre al 10% quotidiano. Così, all’inizio dell’estate, a poco più di 4 mesi di vita (erano nati intorno alla fine di febbraio), ci furono le prime deposizioni, a cui non diedi il minimo di attenzione: acqua di rubinetto, spazio ristrettissimo non erano certamente fattori positivi per la nascita dei Ram, ma come viene detto nel famoso film “Jurassik Park” “…….la vita si espande e si adatta a tutte le situazioni…..”. Le prime deposizioni andarono fallite, fino a che un giorno non scorsi all’interrno di una noce di cocco rovesciata dei Ram neonati: incredibile ma vero erano nati in una vaschetta di 5 l con acqua di rubinetto di Milano e con i genitori alla loro seconda o terza covata: pH 7.5, KH 7 e GH 15 non avevano fermato i miei Ram F1.

Aquarello: coppie di F1 con piccoli.

Ad un certo punto ogni settimana avevo una schiusa di Ram nell’Aquarello: 5 vaschette e 5 coppie che alternativamente facevano schiudere e curavano amorevolmente i nipotini dei pesci che avevo nella vasca olandese.

NOTA: nonostante le coppie avessero uova e piccoli a maturazioni diverse, i miei Ramirezi adottavano i piccoli di altre coppie che venivano risucchiati dalla corrente e trascinati nelle vaschette successive: evidentemente segnali biochimici presenti in acqua o la predisposizione dei Ram alle cure parentali, consentivano a pesci con uova o avannotti in fase di sviluppo diverse, di prendersi cura anche di piccoli provenienti da altri riproduttori e trascinati via dalla corrente, come se fossero i propri: cosi capitava di avere coppie con uova e piccoli non propri contemporaneamente!!!!

Purtroppo non avevo lo spazio e il tempo per poter far crescere tutti quei pesci e li ho lasciati al loro destino. Sebbene i valori non fossero canonici, le uova non imbiancavano. In base a diverse esperienze ed esprimenti, sembra infatti che al di la dei valori, sia proprio la carica batterica in acqua il fattore determinante per la schiusa o l’imbiancamento delle uova.

Difatti sia a pH a acido che alcalino la percentuale di uova imbiancate era praticamente nulla. Il discorso cambia quando sul fondo, a causa di non perfette sifonature, si vine a creare un eccessivo carico batterico. Come anticipato in precedenza con i genitori di questi pesci, benché avessi pH decisamente acido, avevo un imbiancamento totale delle uova fino a quando con un intervento d’urto, ho effettuato una forte cura antisettica.

Ad un certo punto anche nell’Aquarello le schiuse diventavano sempre minori con una maggioranza di uova imbiancate. Evidentemente le forti razioni di cibo avevano creato sul fondo condizioni non ottimali, anche perché a differenza di un canonico “sistema sabbia” che prevede la presenza di Corydoras per mantenere pulito il fondo, qui ovviamente non ne avevo.

E’ stato sufficiente effettuare una accurata sifonatura e una lieve aggiunta di Blu di Metilene, per recuperare la situazione e ottenere nuovamente schiuse al 100%.

Padre Ancestor con figlia F1

Etologia dei Ramirezi

In base ad osservazioni del tutto personali, posso affermare che i Ram, soprattutto in spazi ristretti come le nostre vasche, sviluppano comportamenti particolari e differenti strategie riproduttive.

In primo luogo bisogna sottolineare il fatto che, al contrario di quanto si legge normalmente, NON forma coppie fisse: il maschio dominante tende ad accoppiarsi con la prima femmina pronta a riprodursi. E’ vero però che per avere riproduzioni con cure parentali è conveniente utilizzare i medesimi riproduttori: coppie affiatate danno maggiori garanzie in questo senso. Ma attenzione al maschio: se la femmina non è pronta ad accettare le sue avances (si capisce dalla colorazione smorta e grigia senza la classica mascherina), può essere aggredita da quest’ultimo anche violentemente e se non dispone di nascondigli adeguati o cibo sufficiente può cadere facilmente vittima di flagellati intestinali o altre parassitosi e, qualora lo stress venga protratto per alcune settimane, deperire fino alla morte. Quindi nell’attesa che essa sviluppi nuovamente le uova (mediamente ogni 20 giorni) è indispensabile prestare la massima attenzione al suo benessere, in particolare, manco a dirlo, all’alimentazione, che deve essere abbondate e altamente proteica (la femmina deve produrre uova). Una volta portate a maturazione le uova, la colorazione tornerà ad essere brillante e il maschio la accetterà a pinne distese!

Quando una coppia è veramente affiatata, quindi notevolmente predisposta alle cure parentali, il maschio accetta la compagna nel proprio territorio anche quando è priva di uova: in questo caso essa manterrà una colorazione brillante.

Lo stesso discorso vale per i maschi remissivi. Importante è saper che solo due maschi di pari potenza saranno in grado di suddividersi il territorio, altrimenti il più forte occuperò tutto lo spazio disponibile in vasca, scacciando il rivale e arrivando ad accoppiarsi contemporaneamente con tutte le femmine pronte a riprodursi che vivono nel suo territorio.

Al momento attuale nella mia vasca da 100 L netti ci sono una quindicina di Ram di cui 7 maschi con territori ben suddivisi: alcuni sono esemplari del Febbraio del 2000 e altri sono figli di questi ultimi nati in Agosto. Ovviamente gli esemplari più grandi e forti hanno territori più ampi e al centro della vasca; quelli meno forti rimangono ai lati, ma sono comunque in grado di mantenere, attraverso piccole scaramucce, il proprio spazio vitale.

In vasca ci sono anche una dozzina di Corydoras sterbai, una decina di Poecilia endler e 5 C. siamensis. Gli esemplari depongono regolarmente e alcune volte sono arrivati a far schiudere la covata, nascondendo in anfratti invisibili la nidiata: purtroppo con tutti questi pesci e la conseguente mancanza di tranquillità, non ho mai visto i piccoli nuotare, anche perché gli sterbai sembrano avere un fiuto per i piccoli Ram veramente eccezionale riuscendo a trovarli perfino sotto tronchi o radici dove i genitori hanno intelligentemente cercato di nascondere la nidiata.

Altra strategia riproduttiva è quella di deporre le uova sui vetri o sulle foglie di ninfea a parecchi cm dal fondo: sebbene anche in questo caso non sono riuscito ad osservare cure (ripeto, è una vasca sovraffollata per garantire un minimo di “privacy” ai riproduttori) è un chiaro sintomo che i pesci sono in grado di mutare il loro comportamento in base all’ambiente.

In questa vasca effettuo cambi settimanali intorno al 40% mantenendo valori di acqua tenere e acida.

NOTA: nei mesi successivi alla stesura di questo articolo, ho invece potuto assistere all’attuazione di strategie riproduttive “intelligenti” che hanno portato sovente e contemporaneamente ad avere anche in questa vasca diverse coppie con nidiate in fase di nuoto: i Ramirezi avevano imparato a deporre e nascondere uova e piccoli non sul fondo dell’acquario bensì a diversi cm di altezza su piante acquatiche e su foglie di Ninfea, portando gli avannotti al nuoto per diversi giorni di presenza (luce lunare sempre presente ovviamente): alla faccia del sovraffollamento e dei famelici Corydoras sterbai!

Per motivi di lavoro e personali non ho potuto più seguire questi pesci; una cosa è certa però: uno studio approfondito degli animali ci porta a incredibili scoperte e ci fa capire che gli esseri viventi non sono solo righe sui libri ma creature dalle innumerevoli sfaccettature comportamentali forgiate dall’ambiente circostante.

 

 

Conclusioni

Come abbiamo visto gestire i Ramirezi non è cosa poi così difficile. L’importante è avere ben impressi i 2 concetti fondamentali: cibo surgelato e acqua pulita, che, secondo il mio modesto parere, sono assolutamente vitali, così come l’integrazione di cibo vegetale sbollentato.

Lui è August....... ovviamente nato in agosto
Femmina F1
Femmina F1
Ramirezi Family: F1, F2, F3
Un maschio F1 di 9 mesi soprannominato Macho
Ancora Macho: era quello con corporatura più massiccia
Un maschio F1 detto Tarzan per via del lungo prolungamento del 2' e 3' raggio della dorsale. A 6 mesi in questa foto
Sempre Tarzan a 9 mesi di vita. La lunghezza dei prolungamenti filiformi dipende dalla qualità dell’acqua.

Ovviamente anche la qualità degli esemplari ha la sua importanza, dato che purtroppo il 90% di quelli che si osservano in commercio partono già con gravi carenze; infatti spesso hanno evidenti segni di attacchi parassitari, flagellati intestinali nello specifico, dovuti alla pessima alimentazione (troppo scarsa) che scaturisce dalla somministrazione di solo mangime secco e l’associazione in vasca di vendita con pesci veloci.

Tendenzialmente i pesci europei sono migliori di quelli asiatici. Pertanto nella nostra scelta di acquisto cerchiamo di orientarci verso animali provenienti da questi paesi, o meglio ancora, rivolgersi a qualche allevatore italiano.

Esemplari in condizione fisica non ottimale: il ventre incavato e la colorazione poco brillante sono segni di salute precaria.

I Ramirezi sono sempre stati pesci che hanno esercitato un grande fascino su di me e ancora oggi quando ho la possibilità è sempre una soddisfazione allevarne qualcuno, come è successo ad esempio con gli esemplari delle foto seguenti, in cui il maschio fotografato è stato preso a poco più di 3 cm agli inizi di marzo del 2019. Alla fine di aprile è quello sulla sinistra che si fronteggia con un pari stazza. A dicembre è stato ceduto ad un amico che era 6,9 cm. A lato la sua signora con la quale aveva formato una coppia stabile sebbene non sia mai riuscita a portare a termine una covata, anche a causa della densità di popolazione di altri pesci (Scalari, Ancistrus, Corydoras, Petitelle e Cardinali, oltre ad altri 6 ramirezi) con cui dividevano la vasca di oltre 200 L.

Il nostro amico alla fine di aprile: è quello a sinistra e misurava 4 cm circa
Sempre lui: a dicembre quando ha traslocato misurava 6.9 cm
La sua bellissima signora

Per tutti gli appassionati che hanno letto fino a qua, una piccola sorpresina sul mio canale You Tube

https://www.youtube.com/watch?v=uduTVe6lFlg

Ciao da Zio Pesce

Bibliografia: Hydra, gennaio febbraio 2002, anno II, volume 9

Foto e Testo: © Maurizio Vendramini per Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

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