SISTEMA SABBIA – New Age Aquarium
Equilibrio e igiene copiando dalla Natura

SISTEMA SABBIA – New Age Aquarium

Rispecchiare la Natura in Green Economy

Il titolo di questo articolo è il riassunto di quello che andremo ad approfondire nelle righe seguenti. Una filosofia di conduzione degli acquari d’acqua dolce diversissima da quella descritta nei manuali e sulle riviste che fino ad ora gli appassionati hanno potuto conoscere.

 

Diversissima per 4 motivi fondamentali:

1 mantiene nel tempo le interazioni bio-fisiche degli organismi acquatici manovrando le variabili acqua (pH e KH), luce, CO2, e nutrienti.

2 fornisce elementi “matematici” per consentire a CHIUNQUE di avere in poco tempo uno spettacolare acquario ricco di pesci in salute e piante rigogliose. Unico neo, nei primi 6 mesi almeno chi è neofita e si accinge a seguire questa filosofia deve assolutamente, scrupolosamente, incondizionatamente e inequivocabilmente attenersi ai suggerimenti che prevedono anche quali specie di pesci e in che numero devono essere introdotti nella propria vasca, pena inesorabili delusioni e mal funzionamento di questo “biosistema”.

3 essendo un sistema fondato sugli equilibri naturali non prevede “fronzoli”, e sebbene ci siano tecnologia e prodotti che devono essere presenti, nel complesso si riesce, a parità di altri tipi di conduzione, ad avere gli stessi risultati (fiori di piante in vasca, ad esempio) con budget decisamente inferiori.

4 Il sistema è fondato sulla sabbia molto fine che ha il pregio di mantenere igienico il fondo nel tempo, a dispetto di altri tipi di substrati di granulometria maggiore i cui interstizi, con il passare degli anni, vengono colmati dal sedimento organico, una bella casetta per batteri e microrganismi potenzialmente patogeni.

Vasca del 2005

La storia: correva l’anno 2000

Tutto è partito alla fine degli anni ‘90, con i miei adorati Ramirezi. Continuavo ad avere problemi con questi delicati Ciclidi: principalmente batteriosi che colpivano solamente loro; gli altri inquilini della vasca, altri Ciclidi Nani, Caracidi e Ciprinidi (un bel fritto penserà, a ragione, qualcuno) godevano di ottima salute. Ragionando arrivai alla conclusione che il ghiaietto, o meglio quello che si era accumulato fra i suoi interstizi nell’arco di almeno 5 anni, era il maggiore responsabile. Optai per una soluzione drastica. Correva l’inverno del 1999 e le mie coppie di Ram deponevano e curavano nonostante le uova imbiancassero e loro si ammalassero di batteriosi che producevano piccole ulcerazioni sanguinolente sull’epidermide. Così, lasciando acqua e abitanti al loro posto eliminai tutto il ghiaietto con un setaccio. Un bel cambio di acqua era indispensabile, associato ad un ciclo di antibiotici di 3 giorni. Al posto del ghiaietto optai per un substrato costituito da finissima sabbia ambrata: graditissimo sia ai Ramirezi che ai Corydoras che popolavano la mia vasca; per questi ultimi oserei dire indispensabile per il loro benessere. La sabbia fine mi avrebbe consentito finalmente di avere il massimo dell’igiene sul fondo evitando l’accumulo di materiale organico negli interstizi, substrato ideale per potenziali patogeni come miceti (es: Saprolegna), protozoi (es: Trichodina) e batteri. “Al diavolo le piante!!!”, pensai in quei momenti; cambiai anche sistema di concimazione, optando per un prodotto liquido completo.

Coppia di Mikrogeophagus ramirezi con schiusa spettacolare

 

Si narrava che la sabbia non permetteva alle radici di svilupparsi e che senza fertilizzante nel substrato sarebbero cresciute a stenti: i risultati nelle vasche allestite fino ad ora smentiscono categoricamente quanto sopra esposto.

Maschio di ramirezzi con piccoli di una decina di gg.
Correva l’anno 2000

 

Da ciò si può evincere che la fonte di energia primaria per i vegetali acquatici sia la luce e il nutrimento di base la CO2; i fertilizzanti sono elementi complementari sebbene importanti per un benessere prolungato nel tempo della vegetazione. E che il fondo fertilizzato sia di secondaria importanza rispetto ai fattori sopra esposti lo dimostra una cosa che chiunque abbia avuto piante acquatiche in acquario ha sicuramente notato: quanti vegetali abbiamo visto crescere comunque bene galleggiando allegramente?

Rotala macrandra ed Hemianthus callithricoides in “pearling”

 

Ma torniamo ai Ramirezi. Di lì ad un paio di settimane ero invaso da avannotti! Era la dimostrazione che la mia teoria era giusta: probabilmente il risultato sarebbe stato identico se avessi messo ghiaietto o altro materiale con diametro maggiore a quello della sabbia, avendo fatto una pulizia radicale; ma quanto tempo sarebbe durato l’effetto igienizzante? Fatto sta che da quando adotto la sabbia come substrato le malattie dei miei ospiti sono praticamente scomparse e negli anni a venire il fondo si è sempre presentato privo di accumuli: quando si interviene a smuovere il substrato, o per cambiare lay out, o per trapiantare i vegetali o per un qualsiasi tipo di manutenzione, non avremo mai l’effetto nebbia che inevitabilmente i materiali più grossolani rilasciano quando vengono smossi i sedimenti accumulati fra i loro interstizi.

A circa 20 anni da quella drastica decisione, posso affermare che le vasche allestite in questo modo non hanno mai dato segnali di accumulo di sedimento nel substrato. Ma questa ormai è storia. Fino ad ora ho coinvolto chi legge sul “perché” della mia decisione di passare inequivocabilmente da un tipo di substrato “classico e “popolare” come il ghiaietto ad uno più particolare ed inusuale; inusuale se si pensa che 10 anni fa i “sabbiofili” si potevano contare sulle dita di una mano, anche perché in effetti il prodotto era poco commercializzato.

A questo punto il lettore attento e con un minimo di esperienza si sarà posto alcune domande come ad esempio quella riguardante il benessere dei vegetali o se esistono ulteriori accorgimenti per mantenere l’igiene sul fondo dei nostri acquari. Tutte domande alle quali daremo una risposta nell’illustrare la valenza di questa filosofia di conduzione di un acquario d’acqua dolce, figlia, non dimentichiamolo, di quasi 40 anni di passione.

Una vasca gestita con Sistema Sabbia del 2018

 

Una vasca New Age non è una vasca di piante, non è una vasca di pesci, ma è l’ACQUARIO, dove una rigogliosa vegetazione contribuisce, dopo qualche mese di rodaggio e avendo raggiunto una certa esperienza di conduzione, a mantenere un elevato numero di pesci in salute. Dove pesci e piante non possono prescindere gli uni dalle altre.  Dove avremo modo di intervenire personalmente sulle variabili biologiche e fisico-chimiche ogni qualvolta constateremo degli squilibri; variabili che possono essere riassunte come segue: acqua, luce, CO2, nutrienti. Ma come intervenire? Variando i valori fisico-chimici dell’acqua, le ore di luce, la concentrazione di CO2 e il concime. Quest’ultimo essendo esclusivamente liquido non ha accumuli di base, come ad esempio i substrati fertilizzati siano essi appositi per acquari o terra da giardino (a mio avviso molto negativa per i possibili effetti di fermentazione). Non ha i problemi di alterazione di valori biochimici (es: Akadama) per cui possiamo raggiungere da subito quelli desiderati, semplicemente controllando KH e CO2.

Rmirezi di circa 40 gg

Entriamo nel dettaglio

Partiamo quindi ad analizzare step by step come si allestisce una vasca New Age. Le informazioni seguenti sono da seguire nel dettaglio da chi è principiante. Per chi ha esperienza possono essere interpretate in base alla propria vasca e alle proprie esigenze, fermo restando la base stessa del sistema: la sabbia fine e l’igiene.

Il Fondo: con spessore minimo di 5/7 cm, prevede sabbia finissima ESCLUSIVAMENTE ad uso acquariologico (che non alteri pH e KH, quindi inerte) con diametro masimo di circa 1 mm o anche meno, nessun tipo di fertilizzante per sottosuolo o terriccio fertile e tanto meno terra da giardino o similari che possono dare luogo ad incontrollati fenomeni fermentativi. Evitare anche i substrati (Akadama) che alterino i valori biochimici.

Ramirezi Family. Con loro i fondi fertilizzati non vanno molto d’accordo. Il fondo inerte di fine sabbia, per questi pesci è doveroso

 

In questo modo avremo il vantaggio ulteriore, qualora si voglia in futuro cambiare Lay Out, di non intorbidire l’acqua mischiando gli strati di materiale. Non avere concime sul fondo non preclude la radicazione dei vegetali consente però di non avere un accumulo di nutrienti nel primo periodo, il più critico, in cui le piante devono ancora adattarsi al nuovo ambiente e dove le alghe potrebbero farla da padrone.

Un “albero” di Riccia fluitans in “pearling”

 

NOTA: per chi fa Aquascaping può essere consigliabile inserire substrato fertile al di sotto della sabbia, poiché con tale conduzione le piante hanno da subito un apporto sostenuto di CO2 e intensa illuminazione, che consente loro una crescita notevolmente più accelerata rispetto ad una vasca a conduzione normale; pertanto le alghe non hanno modo di accedere ai nutrienti a causa la veloce crescita vegetale.

Vasca di 40 L del 2018

 

Sistemare la sabbia con una lieve pendenza dalla parte posteriore a quella anteriore: in questo modo sarà più evidente un eventuale accumulo superficiale di sedimento e quindi la sua rimozione nel momento in cui si sifona (anche se per la verità, con i Corydoras, tale accumulo è praticamente inesistente). Durante questa operazione, parallela al cambio parziale, sarebbe auspicabile aspirare nella parte anteriore della vasca il primo cm di sabbia, risciacquarla e reinserirla nella parte posteriore: in questo modo manterremo nel tempo il minimo di pendenza utile che altrimenti i pesci pulitori e l’acqua stessa inevitabilmente appiattirebbero, oltre alla favorevole lentissima rotazione della sabbia stessa.

2010 – vasca di un amico di 120 L

 

Il Filtraggio: prevede un normale filtro suddiviso in meccanico, costituito da spugne o preferibilmente da lana (in questo sistema il “filtro meccanico” va lavato spesso) e biologico costituito preferibilmente da cannolicchi, consigliabili per il neofita; chi è più esperto può avvalersi esclusivamente del filtro meccanico: nel momento in cui le piante crescono bene, le molecole di azoto –N- saranno veramente scarse; verranno immediatamente assunte dai vegetali e non avranno modo di produrre composti nocivi essendo eliminate a monte del processo ossidativo, operato dai batteri nitrificanti, che le porterebbe a trasformarsi nei pericolosi NO2 e solo successivamente nei parzialmente innocui NO3. Avendo inoltre pH acido, sarà impossibile la comparsa della velenosa ammonica. L’ultima indicazione è relativa alla pompa che dovrebbe avere una portata oraria da 4 a 10 volte il volume netto della vasca. Per mantenere alta la capacità di pulizia del filtro e al contempo evitare un’eccessiva turbolenza in superficie (che disperderebbe la CO2) sarà sufficiente collocare il tubo di fuoriuscita del filtro un paio di cm al di sotto delle superficie dell’acqua: così facendo avremo l’ulteriore vantaggio di consentire comunque uno scambio gassoso aria/acqua/aria, senza l’espulsione rapida del prezioso gas.

H.callitrichoides con bolla di ossigeno puro

 

L’Acqua: qui non c’è molto da dire. A prescindere che deve essere pulita, per rimanere tale è indispensabile un cambio parziale del 30% 2 volte al mese, addirittura settimanale in caso di pesci esigenti. I valori biochimici di riferimento sono: pH compreso tra 6.2 e 6.9, KH compreso tra 2 e 4.

La Luce: variabilmente dal tipo e colore di lampada, per la crescita della maggioranza delle piante acquatiche negli anni passati valeva la famosa regola empirica, tuttora valida, del famoso mezzo watt per litro d’acqua. Ciò era, ed è, vero in relazione ai tubi fluorescenti di tipo T8, adottati fino alla fine degli anni ’90.

Si sono poi affacciati sul mercato i tubi fluorescenti T5, dal diametro inferiore e per questo motivo con una maggiore intensità luminosa: rendendo pertanto questa indicazione non appropriata.

L’illuminazione a LED ha soppiantato negli ultimi anni i tubi fluorescenti e le lampade a risparmio energetico, diventando predominanti sugli acquari di nuova generazione.

Per questo motivo, siccome a noi quello che interessa è l’intensità luminosa, dovremmo più correttamente parlare di lumen, che detto in parole povere è l’intensità di luce prodotta da una fonte luminosa.

Giusto per rimanere semplici (e gli addetti ai lavori si scandalizzeranno)

possiamo aggiornare l’antica ma sempre valida regola del 0,5 W/litro a circa 20 lumens/litro per non meno 8 ore  al giorno (senza intervallo) affinché la maggioranza delle piante meno esigenti possa crescere bene. Converrebbe abbinare fonti luminose a luce fredda e a luce calda pari alla lunghezza di una vasca in cui l’altezza non sia superiore di ¼ alla profondità; ideale sarebbe avere altezza e profondità uguali o addirittura quest’ultima maggiore. Non ci sono limiti superiori nè di lumens nè di durata (personalmente utilizzo di norma circa 30/40 lumens/litro, arrivando in taluni casi anche a 60/80 – per 8/10 ore al giorno). Eventualmente se si hanno più lampade, sarebbe conveniente timerizzare il parco luce, in modo da rispecchiare la natura con un picco di 4/6 ore al giorno, anche se ciò in realtà dipende dalla stagione e dal luogo del nostro pianeta dove ci si trova.

NOTA: oggigiorno esistono luci a LED dalla lunga durata e dalla resa luminosa (lumen) nettamente superiore rispetto ai tubi fluorescenti che si usavano una volta, sia T8 che T5. Sono oramai montati sulla maggior parte degli acquari prodotti in serie dalle marche più conosciute. Non da ultimo consentono anche un notevole risparmio nel consumo di elettricità. Altro vantaggio è che possono essere dimmerabili, ossia è possibile creare senza difficoltà effetti alba tramonto in base alle esigenze luminose dalla vasca.

R. macrandra in “pearling”

 

Teniamo presente sempre che: la luce è l’energia primaria per l’attività vegetale! Per cui più luce abbiamo soprattutto in termini di lumens (la durata è meno determinante anche se per una fotosintesi ottimale è bene non illuminare per meno di 6 ore al girono, al di sotto delle quali le piante vanno in sofferenza), più le piante crescono veloce e più aumenta il loro fabbisogno alimentare in termini di: CO2 (con più luce avremo quindi una carenza dovuta al maggiore metabolismo vegetale, il pH salirà e quindi saremo costretti ad aumentarne l’erogazione per mantenere la medesima concentrazione utile in vasca e conseguentemente il medesimo valore pH);  ma anche di azoto e dei suoi tanto temuti composti nocivi, oltre che di  fosforo; ne consegue che con più lumens/litro le piante divorano più avidamente C, N e P.

Quindi anche la nostra fertilizzazione potrà essere più abbondante. Parimenti in una vasca con minore intensità luminosa, l’attività vegetale sarà inferiore, e quindi le piante si “nutriranno” di meno. Ecco perché in vasche scarsamente illuminate O senza anidride carbonica (ricordiamo che il carbonio è il mattone principale che i vegetali usano per produrre energia/glucosio), le piante stentano, seppur concimate con liquidi miracolosi e fondi fertili per Baobab o Sequoie!!!!!

E sappiamo tutti fin troppo bene che dove le piante acquatiche crescono lentamente le alghe prendono il sopravvento.

Piante rigogliose mantengono le alghe quiescenti oltre ad essere le sole a produrre ossigeno puro

 

La CO2: fondamentale fertilizzante, ci aiuta a mantenere stabile il pH. Con i range di KH e pH sopra descritti, è matematico avere in vasca una concentrazione sufficiente per le esigenze vitali delle piante. L’anidride carbonica è la via più facile e diretta che hanno i vegetali per accedere al carbonio, mattone base per costruire l’energia di cui le piante hanno bisogno per vivere.

Tabella rapporto CO2-pH-KH – Fonte web

 

Esistono anche altri modi per estrarre carbonio dall’acqua, ma non tutte le piante sono in grado di farlo ed è enormemente più faticoso, richiedendo molta più energia luminosa.

Attraverso la fotosintesi clorofilliana, le piante catturando 6 molecole di acqua e 6 molecole di CO2, producono glucosio ovvero “energia organica”, cioè:

6(H2O)+6(CO2)=H12O6+C6O12=6C+12H+18O= 6C12H6O–12O= 1(C6H12O6)-6(O2) = 1 molecola di glucosio (quello delle flebo!!!) e come scarto di questo processo ben 12 atomi di ossigeno ovverosia 6 molecole dello stesso prezioso e vitale gas!

Bolla di ossigeno su foglia di Riccia fluitans: quando avviene significa che il ciclo fotosintetico si è concluso raggiungendo la saturazione di O2 in acqua.

 

Ecco il miracolo della fotosintesi ed ecco perché la CO2 non è solo fondamentale per le piante acquatiche ma oserei dire anche per la vita sul nostro pianeta.

2010 – vasca di 70 litri circa

 

Concetto fondamentale.

Senza una sufficiente quantità di carbonio le piante non hanno energia, non mangiano e i concimi sono inutili. Senza luce sufficiente non possono fotosintetizzare, e CO2 e fertilizzanti sono inutili!

Il Fertilizzante: deve essere liquido (eventualmente pastiglie solubili) e completo (ovviamente senza N e P…… a quello ci pensano i pesci!!) ad esclusivo uso acquariologico: sarebbe meglio evitare i prodotti che prevedono l’aggiunta di pastiglie insolubili…… diventerebbero una variabile incontrollabile. Non va aggiunto al momento dell’allestimento, ma solo quando si intravedono i primi nuovi germogli: solo in quel momento le piante saranno in grado di “mangiare” e non ci saranno pericolosi accumuli.

I “Pulitori”:

Crydoras aeneus – femmina

 

indispensabili i Corydoras. Paleatus o Aeneus data la loro particolare caratteristica di infilare spesso il muso sotto la sabbia, svolgono un’ininterrotta (praticamente 24 ore al giorno visto che sono attivi anche di notte) e costante azione di filtrazione della sabbia, impedendo la sua compattazione superficiale, primo passo per la creazione di un film organico e il possibile seguente attecchimento di cianobatteri sul fondo. Possono essere inseriti come primi pesci; avendo il vantaggio di respirare ossigeno atmosferico sono più adatti a superare eventuali criticità dei primi giorni. Al fine di mantenere l’igiene nel tempo, devono essere inseriti come minimo 1 ogni 20 L e mai meno di 4. Per acquari particolari con prati di piante esili (Hemianthus callitrichoides, Glossostigma elatinoides e simili), sono consigliabili i meno irruenti Corydoras elegans, Corydoras julii e altre specie di dimensioni minori.

Crossocheilus siamensis

 

Stesso discorso dicasi per gli Ephalzeorhynchos/Chrossocheilus siamensis (gli originali, cioè quelli che hanno la banda nera che prosegue sulla coda e 2 baffetti sulla punta del muso); mai meno di 4 esemplari, conviene disporne di almeno 1 ogni 20 litri di capacità della vasca, indicati in particolare contro tutti i tipi di alghe filamentose.

Reparto pulizie al completo: Garra rufa e Caridina japonica

 

Sono ottimi mangiatori di alghe, i Garra sp, più piccoli e che raggiungono dimensioni minori: anche loro devono essere allevati in gruppo di almeno 4 esemplari poichè la loro vivacità li porta spesso ad inseguire altri pesci qualora non abbiamo conspecifici.

Un gruppo di Caridina japonica ripulisce una porzione di muschio

 

I gamberetti della specie Caridina japonica sono utilissimi ma per fare il lavoro di 1 Siamensis ce ne vogliono da 3 a 5, in più sporcano molto; le appartenenti al genere Neoaridine, più piccole e colorate, sono quasi inutili a questo scopo. Evitare i Loricaridi medio grandi, quindi Ancistrus &C.….. : sporcano tantissimo e sgranocchiano volentieri le foglie più tenere.

Caridina japonica su sabbia

 

Nota: ho volutamente chiamato le specie di cui sopra “pulitori” proprio per il motivo che contribuiscono a mantenere igiene in vasca. Mi preme però sottolineare che soprattutto per i Corydoras occorre monitorare la loro alimentazione perchè deve essere abbastanza sostanziosa, pena il loro deperimento; in quanto non esiste pesce al mondo che mangia “cacca”, o che pulisce secondo concezione umana: loro non hanno nè aspirapolvere e nemmeno Mastrolindo, ok?

C. siamensis, G. rufa, C. japonica. Una squadra super per l’igiene delle nostre vasche

 

I Pesci: in base alle proporzioni della vasca, vanno bene TUTTI, tranne i fitofagi (che mangiano piante), i grossi Ciclidi, i pesci che vivono prettamente in acque dure e/o a pH alcalini, i Piranha e i pesci marini………… ovviamenteJ))!!!.

Per chi ha un minimo di esperienza il sistema è applicabile dal Discus alla Microrasbora!

Vasca del 2008

 

Per i PRINCIPIANTI nei primi 6/12 mesi per non avere delusioni sono obbligatori , oltre ai pulitori prima descritti nei tipi e nelle quantità, anche i seguenti pesci: Tanictis, o piccoli ciprinidi, Hemigrammus o altri piccoli caracidi. No a Poecilidi vari (Guppy, Platy & C.) essendo estremamente delicati a causa dell’allevamento intensivo; eventualmente chiedere a qualche amico appassionate se ne ha qualcuno da vendere o regalare: in genere i “made in Italy” hanno salute migliore. Sarebbero da evitare Neon e Cardinali anche loro molto commercializzati e sensibilmente delicati al momento dell’acquisto.

Il Tanichthys albonubes vive meglio in vasche non riscaldate. Un pesce da neofita

 

Questi suggerimenti sono da seguire scrupolosamente da chi ha appena acquistato l’acquario; chi è più esperto può chiaramente interpretarli.

Obbligatorio  per tutti è comunque l’acquisto di almeno 6 soggetti per ogni specie. 

Rasbora heteromorpha, un piccolo Ciprinide asiatico

 

A regime (quindi quando le piante crescono bene e si è costretti a potare regolarmente un paio di volte al mese) una vasca così allestita di capacità intorno ai 100 L netti, può ospitare tranquillamente quaranta/cinquanta (e se si è bravi anche più) pesciolini di lunghezza media di 5 cm! (pulitori esclusi).

Petitella: con questo nome vengono annoverati pesci appartenenti anche al genere Hemigrammus (rhodostomus e bleheri) dalla colorazione e comportamanto uguali. Gli unici a nuotare in “banco” fitto anche in cattività

 

Ricordiamoci che per mantenere il proprio stato di salute, i pesci devono mangiare bene; un paio di somministrazioni al giorno di fiocchi, soddisfano appieno le loro esigenze. In un barattolo di circa 250 ml misceleremo in parti eguali fiocchi base, fiocchi vegetali, fiocchi colore oltre che a chironomus e artemie liofilizzati; un sistema “casalingo” per essere sicuri che ogni giorno assumano un alimento completo. Per i Corydoras possiamo utilizzare del granulato ad affondamento veloce o delle apposite compresse; qualora non dovessero nutrirsi in maniera sufficiente a causa della competizione alimentare esercitata dagli altri pesci o per l’eccessiva timidezza, prima di andare a dormire potremo offrire loro, in base al numero, una o due pastigliette: non preoccupiamoci, sono notturni e proprio al buio si sentono perfettamente a loro agio; raccomandazione importante: i Corydoras devono mangiare per rimanere in salute e anche tanto!

Hyphessobrycon bentosi, un Caracide robusto e appariscente

 

Nulla di specifico per gli alghivori: la normale somministrazione soddisferà anche le loro esigenze; anzi tenerli a stecchetto, sebbene impossibile, accentuerà la loro disponibilità di alimentarsi con eventuale presenza sul nascere di alghe. Ultimo accorgimento: verifichiamo che non vi siano alla fine della somministrazione residui alimentari, altrimenti dovremo diminuire la quantità di cibo somministrata, mantenendo però inalterato il numero delle somministrazioni: almeno 2 al giorno. Empiricamente la quantità giusta di mangime da somministrare equivale a quella che i pesci terminano nell’arco di una trentina di secondi, pastiglie e granulato esclusi: specificatamente per Corydoras, se il mangime rimane per qualche minuto sul fondo ben presto i nostri beneamati “porcellini” lo faranno sparire. In ogni caso entro e non oltre i 5/10 minuti non si deve più notare la minima traccia di cibo!!!!!!!

 

 

Le piante:

Limnophila sessiflora: insieme a Rotala rotundifolia fra le piante a crescita rapida “anti alghe”

 

da evitare nel modo più assoluto Anubias e Microsorium, crescono troppo lentamente e non contribuiscono quindi alla fitodepurazione. Anche i grossi Echinodorus sarebbero superflui: creano ampie zone d’ombra con conseguente impedimento alla crescita di piante rapide, queste ultime indispensabili per l’equilibrio del Sistema Sabbia.

Hygrophila polysperma, un’altra pianta “anti alghe”

 

Quindi inserire quasi esclusivamente piante a crescita rapidissima; vi sono svariate specie che possono essere annoverate in questa categoria, ma una su tutte va menzionata: Limnophyla heterophyla/sessiliflora.

Cryptocoryne e alcuni Echinodorus di medie dimensioni possono essere utilizzate, in numero limitato, per contribuire a “sanificare” il fondo, avendo un poderoso apparato radicale: così facendo eviteremo zone anossiche e potenzialmente nocive. Tutte le piante, ovviamente, posseggono radici che penetrano più o meno profondamente, variabilmente da specie a specie, nel terreno contribuendo a creare un ambiente ideale per il loro sviluppo; ad es. le appartenenti al genere Hygrophyla, pianta a velocità di crescita media, ne producono di molto sviluppate. Forse non tutti sanno che le radici portano ossigeno nel sottosuolo, mantenendolo in concentrazione minima nell’ambiente circostante le radici; possono così creare un ambiente con potenziale Redox  ideale per rendere i nutrienti solubili (se ci fosse troppo ossigeno verrebbero ossidati),  quindi assimilabili, ed evitando al contempo (grazie alla minima quantità di ossigeno) la formazione di acidi pericolosi o processi fermentativi indesiderati: riescono quindi a “modificare” l’ambiente in base alle proprie esigenze!

Ciuffo di Riccia fluitans.
Le piante galleggianti, come anche il genere Ceratopteris, contribuiscono a stabilizzare i sistemi in vasche con illuminazione poco spinta.

 

L’avviamento: Una volta che avremo ricoperto il70-90% della superficie del fondo del nostro acquario con piante a crescita rapida, potremo inserire dopo qualche giorno un piccolo gruppo di Corydoras. Perché proprio questi pesci? I Corydoras, come tutti i pesci gatto, hanno la facoltà di utilizzare ossigeno atmosferico quando le condizioni in acqua non sono ottimali: infatti nei primi giorni di allestimento, l’acquario sarà più soggetto ad avere parametri biochimici instabili, causati principalmente dal fatto che le piante sono ancora in fase di adattamento al nuovo ambiente e non ancora in grado di assorbire velocemente i nutrienti (ad esempio il pericoloso azoto –N-); i nostri amici Corydoras avranno la possibilità di superare questo periodo di rodaggio senza particolari problemi, proprio grazie alla loro peculiarità biologica.

Nota: il tasso di ossigeno riduce la pericolosità degli NO2 e quindi ecco perché, oltre ad assorbire N, le piante diventano fondamentali: sono le uniche che producono ossigeno!

Come detto, nella prima fase di vita della nostra vasca sarà quindi più facile il verificarsi di un accumulo di composti di azotati, come ammoniaca (sebbene a pH acidi sia assente) e nitriti, che nuocerebbero ai pesci.

Abbiamo però dalla nostra alcuni fattori che ci aiuteranno a superare senza problemi questa prima fase critica e che spaventa non poco gli appassionati.

Il volume d’acqua consente di diluire eventuali sostanze indesiderate; per quanto piccolo possa essere un acquario, inserire 4 (e dico 4 e non di più in questa prima fase a prescindere dal litraggio), pescetti non creerà squilibri notevoli. Il mangime deve essere il minimo indispensabile e deve essere somministrato ogni 2 gg: per 4 Corydoras ¼ di pastiglia è più che sufficiente per la prima settimana/10 giorni. Se tutto procede bene nell’arco di questo periodo le piante avranno iniziano ad emettere i primi germogli, e sarà proprio quando vedremo le piante crescere che inseriremo il concime, NON prima: eviteremo così di fornire possibile nutrimento alle alghe; questi organismi esistono sulla terra da 3,5 miliardi di anni, sono robuste, adattabili e crescono molto più velocemente delle piante acquatiche; le loro spore sono in qualunque goccia d’acqua e anche nell’aria. Una volta intravisto i primi segni di sviluppo vegetale, sarà poi possibile inserire ulteriori pesci, preferibilmente 4 E.siamensis (o altri pesci alghivori): andranno così a contrastare eventuali formazioni algali sul nascere. Attenzione ad inserire questi pesci in vasca: essendo sensibili agli sbalzi di pH, avendo noi acqua tenera e acida, sarà nostra premura effettuare con questa specie un ambientamento alquanto lento. Se tutto procede bene ogni settimana/10 giorni potremo inserire piccoli gruppi di pesci, fino a raggiungere nell’arco di 1 /2 mesi la popolazione completa per la nostra vasca.

Un concetto che a molti sfugge è che l’acquario non va fatto girare a vuoto per un mese per poi introdurre in poco tempo, se non addirittura in un singolo giorno, tutti i pesci.

NOTA: Sento e vedo molti appassionati far maturare la vasca per molti mesi con pochissime piante e con pochissime ore di luce: niente di più scorretto!!!!

E’ impossibile in questo modo dare stabilità ad un sistema; bisogna imitare la Natura: e in Natura c’è luce e vegetazione e quindi mi chiedo come mai sia cosi comune al giorno d’oggi tra gli appassionati questo strano e innaturale sistema per creare nuova vita; se non si tiene presente che la Natura insegna, avremo sempre problemi, come effetto domino, nella nostra gestione.

Si deve dare modo all’ecosistema di adattarsi alla nuova vita: i batteri nitrificanti (che voglio ricordare non essere presenti in acqua bensì su qualunque substrato, anche sulle foglie delle piante acquatiche!!) cresceranno proporzionalmente al carico organico, fino poi a raggiungere l’”optimum” in base alla popolazione di “quella” vasca nel corso di alcune settimane, auto regolandosi nel numero in base alla quantità di N (azoto) che avranno disponibile (quello che avanzeranno le pianteJ).

Le piante nell’arco di questo tempo avranno modo di crescere, ricevendo in modo proporzionale i nutrienti. Nel momento in cui raggiungeremo il numero di pesci previsto (come detto da 1 a 2 mesi) avranno già prodotto nuove foglie e nuove radici e siccome la maggioranza delle specie vegetali a nostra disposizione apparterranno alla categoria di quelle rapide nella crescita, parimenti avranno anche tanta fame e non appena vedranno una molecola di azoto (prodotto dalla decomposizione organica)  o fosforo o altro nutriente vagare nella nostra vasca, si metteranno il bavaglino!!!!

2010: il 120 litri dell’amico Alberto Scarfì

 

Una teoria senza pretese

Sabbia, un mondo copiato dalla Natura che insegna; in qualunque ambiente il ghiaietto che usiamo in acquario, NON ESISTE!!!!. Nemmeno nei torrenti montani ove al di sotto di massi pietre e sassi, esiste solo sabbia!!!

Al contrario del ghiaietto, il fondo di sabbia con gli interstizi praticamente inesistenti fa in modo che il film di acqua che riveste i minuscoli granelli, perda mano a mano che si penetra nel substrato l’ossigeno; quindi anche il Potenziale Redox (potenziale di ossidoriduzione) diminuisce; si evita quindi l’ossidazione dei nutrienti, mantenendoli così in forma solubile e assimilabili dalle piante, con l’ulteriore vantaggio di ridurre l’azoto in forma gassosa, quindi innocua, e facile da espellere: non è raro infatti che dal fondo vengano sprigionate delle bolle.

La sabbia ha inoltre il vantaggio di avere un’alta permeabilità, cosa che non avviene in acqua con l’argilla o altri terricci e per quanto “impaccata” (come si dice in gergo) consentirà sempre all’acqua della colonna, ricca di sali minerali e nutrienti, di permeare alle radici, fosse anche solo per principio osmotico (due acque separate da uno strato permeabile non possono avere diversa concentrazione salina) o per il fatto che le radici delle piante assorbendola assieme ai nutrienti creino un circuito dove avviene un lentissimo ma costante flusso fra acqua di superficie, sottosuolo e nuovamente superficie; del resto anche le piante terrestri, disperdono nell’atmosfera, tramite evaporazione, l’acqua che le radici hanno assorbito assieme ai nutrienti. Il lentissimo flusso associato al minimo apporto di ossigeno che le radici creano nelle loro immediate vicinanze, mantiene il potenziale Redox  in un equilibrio tale  da consentire sia  la solubilità dei nutrienti, sia la trasformazione dell’ azoto in gas (evitandone l’ossidazione che ci sarebbe in presenza di eccesso di ossigeno), sia l’impedimento dell’annerimento del fondo dovuto alla formazione di fermentazioni indesiderate o acidi pericolosi (quando si è in presenza di eccessiva scarsità o assenza di ossigeno). Certo è solo una teoria molto azzardata, peraltro, ma altrimenti non riuscirei a spiegarmi alcune cose: piante con un apparato radicale estremamente sviluppato e la possibilità di “sovrappopolare” quando maturo, l’acquario (in 60 L scarsi ho circa 60 pescetti lunghi in media 4 cm). Evidentemente per combattere gli eccessi di sostanza organica, e l’azoto in particolare, abbiamo 3 strumenti in una vasca di questo tipo che agiscono simultaneamente: ossidazione (ad opera dei batteri ntrificanti presenti su ogni substrato), riduzione (l’acqua che penetra nel fondo porta molecole di N che grazie al basso contenuto di ossigeno si trasforma in gas) e l’azione vegetale, di gran lunga la più importante: ai posteri l’ardua sentenza!

Vasca da 60 L del 2018: qui vivevano in equilibrio circa 50 esemplari: principalmente Ciprinidi e Caracidi, a gruppi di 8/12 esemplari

Riflessione

Vorrei sottolineare un concetto base: il Sistema Sabbia non tiene conto degli Scape e infatti ha un Lay Out abbastanza Wild, basato su una distribuzione ad anfiteatro delle piante con quelle più alte dietro e i prati davanti. E’ un sistema in cui le piante sono in funzione dei pesci e non viceversa.

In Aquascaping ovviamente i risultati estetici sono in talune occasioni meravigliosi con un’armonia di dimensioni precise al millimetro, ma dove spesso haimè i pesci sono solo in funzione delle piante.

Non di rado ho sentito e letto persone che terrorizzate dalle alghe somministrano scarso cibo ai pesci. Credo che ciò sia etologicamente sbagliato e che esula dal concetto di equilibrio naturale che dovrebbe guidare la gestione di tutte le creature viventi, inoltre pesci ben nutriti non si ammalano.

Perfino le tanto vituperate alghe, se in crescita limitata e contenuta, contribuiscono a fornire stabilità al sistema, poichè di per se non sono assolutamente nocive: fonti di cibo per pesci, crostacei e soprattutto avannotti, non ci devono terrorizzare, nemmeno quando sono invasive: è solo una questione estetica e non è detto che tutto quello che piace a noi si corretto e che soprattutto piaccia ai nostri pesci.

Noi abbiamo tutte le informazione per mantenerle in un angolo e rendere accattivante alla vista umana il nostro acquario, ma avete mai visto in natura dove vivono i pesci? Non esiste habitat in cui vivano i pesci in cui non vi siano alghe, questo dovrebbe suggerirci qualcosa e a tal fine invito tutti a dare un’occhiata ai video del naturalista Ivan Mikolji.

Il Sistema Sabbia tiene conto principalmente delle creature con le pinne, un sistema semplificato che si basa sui fondamenti della vita sulla terra dedicato principalmente a chi si affacci per la prima volta al fantastico mondo degli acquari; il primo passo per arrivare a fare le meravigliose e spettacolari vasche ispirate alle realizzazioni del grande Maestro Takashi Amano: Aqauscaper non ci si improvvisa, occorre preparazione e studio e occorrono anni prima di raggiungere risultati di alto livello.

Il Sistema Sabbia senza falsa modestia, vorrebbe solo porsi come primo gradino per i neofiti per evitare inutili errori di gestione che potrebbero portare all’abbandono di questo meraviglioso hobby, per diventare Aquascaper c’è tutto il tempo😉

Acquario New Age

Una sintesi di Natura costituita dall’equilibrio che scaturisce dalla fotosintesi clorofilliana, in cui la luce è la vera chiave di volta, il motore propulsivo di tutta la vita sulla terra: avete mai provato a guardare il sole in faccia? Non ci riuscite vero? Vi siete mai chiesti allora perchè in acquario noi dovremmo avere la pretesa di avere un sistema funzionante quando nella maggior parte dei casi forniamo un’intensità luminosa inferiore addirittura a quella di un cielo nuvoloso? Come e con quale presunzione possiamo pretendere che un ecosistema sia stabile senza il corretto apporto di Lumens?………. è inutile coltivare pomodori su una montagna di concime se poi non li mettiamo al sole!!!!!!

Vasca del 2017 di 90 litri. Anche qui numerosi esemplari. Vasche in equilibrio consentono ai pesci di avare lo spessore di muco protettivo intatto e guarire da patologie quali Ictio senza medicinali e senza terapia termica.

 

Una volta che abbiamo fatto nostra questa idea di equilibrio, tutto sembrerà più facile.

La luce per le piante è come il cibo per gli animali: nello specifico troppo spesso mi imbatto in pesci sottoalimentati, in cui si pensa che dando quattro coriandoli di cibo secco si risolvano le esigenze alimentari dei nostri beneamati pesciolini, sottovalutando che un alimentazione sana, corretta, variata ed equilibrata (non troppa da farli scoppiare ma nemmeno scarsa da indebolirli) sono la base della loro salute: pesci ben nutriti NON si ammalano!!!!!!!

Lo sapete in natura come si comportano i pesci? Come cercano il cibo in condizioni normali? La risposta è di una semplicità mostruosa, come direbbe il compianto Fantozzi.

Ebbene grandi predatori a parte, nella maggioranza dei casi supponendo 12 ore di luce disponibile, i pesci 6 ore le passano a cercare cibo, le altre 6 a mangiare! Cosa ci suggerisce questa osservazione? Che i pesci andrebbero nutriti poco e spesso e per quanto possibile dovremmo rispettare questa loro basilare esigenza vitale, che diventa indispensabile in caso di avannotti.

E se si forma qualche alghetta dovuta ad una buona alimentazione, al diavolo: sappiamo come tenerle sotto controllo senza averne invasione, ma ricordiamo che anche loro producono ossigeno e tolgono azoto.

Conclusioni

Il Sistema Sabbia non è solo Sabbia, bensì la sintesi delle interazioni che avvengono tra Luce, Acqua, Carbonio, Nutrienti e Animali, elementi senza il cui equilibrio non può instaurarsi quella magia verde che rende l’acqua dei nostri acquari ospitale per i pesci, quell’ecosistema in cui tutti gli organismi viventi siano essi animali o vegetali non possono prescindere gli uni dagli altri.

E come al solito per i più appassionati che arrivano a leggere tutto fino in fondo una bella sorpresa sul canale You Tube del Blog:

https://www.youtube.com/watch?v=hXOqdrP2-Us&t=8s

Foto e Testo: © Maurizio Vendramini per Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

20/2/18 – revisione 26/3/20

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