Biologia intima di Paracheirodon innesi: la magica storia dall’uovo all’adulto del pesce più venduto al mondo
LA VITA DALL’UOVO ALL’ADULTO DEL PESCE PIU’ VENDUTO AL MONDO

Biologia intima di Paracheirodon innesi: la magica storia dall’uovo all’adulto del pesce più venduto al mondo

 LA VITA DALL’UOVO ALL’ADULTO DEL PESCE PIU’ VENDUTO AL MONDO

Un’avventura iniziata negli anni ‘80

Era il terzo martedì di Settembre del 1996, che ad una delle consuete serate organizzate dal GAEM, un amico appassionato mi aveva espresso il suo desiderio di poter riprodurre Paracheirodon innesi, cioè l’arcinoto Neon.

Una quindicina di anni addietro, forse più, mi ero cimentato in questa emozionante avventura, forte del successo nell’allevamento e riproduzione di altri pesci di pubblico dominio: i generi Brachydanio (rerio e frankei) e Tanichthys albonubes.

Un’altra spinta a cimentarmi nella riproduzione del pesce d’acquario più venduto nel mondo, era il fatto che spesso in vasca di comunità, benché i valori fossero inadatti a causa dell’acqua troppo “dura”, i pesci deponevano. Più di una volta provai a raccogliere le uova aspirandole delicatamente con un tubicino, o ancora meglio trasferendo i riproduttori in una vaschetta predisposta: niente da fare, le uova nel giro di qualche ora imbiancavano, segno evidente della morte dell’embrione o della mancata fecondazione.

Un esemplare femmina

 

A quel tempo (erano i primi anni ’80) non era ancora di moda l’acqua osmotica, e anche l’acqua demineralizzata fornita dalla maggior parte dei negozi non era abbastanza tenera.

Inoltre non riuscendo a trovare sufficienti informazioni dalle persone che conoscevo, stavo per abbandonare “l’impresa”.

 

Fortunatamente in un negozio di fiducia vidi un libro dal titolo: “Riproduzione dei pesci d’acquario senza problemi” di Hans-Joachim Richter, edito da Primaris: ricordo che lo divorai e seguendo i suggerimenti dell’autore (e procurandomi dell’acqua distillata) riuscii ad ottenere i miei primi Neon. Purtroppo quell’esperienza ebbe un epilogo catastrofico: 3 giorni dopo aver riassorbito il sacco vitellino ed iniziato a nuotare (e a nutrirsi) gli avannotti morirono, tutti ed inesorabilmente.

Una femmina di Neon che staziona a ridosso della vegetazione

Gli svariati tentativi di somministrare un cibo adeguato fallirono miseramente: cibi liquidi commerciali, bucce di frutta e verdura varia (per la produzione ovviamente di microrganismi), ecc……..

 

Vasche ben piantumate e che creino zone d’ombra sono habitat ideale

Vedere quelle creaturine (stiamo parlando di esserini di circa 3 mm di lunghezza) morire per colpa della mia ignoranza, mi aveva fatto desistere dal proseguire nell’esperimento……..fino a quando, tantissimi anni dopo (e con un balzo temporale arriviamo alla fatidica serata GAEM del 1996) punzecchiato dall’amico sfortunato come me, mi sono imposto di levarmi questa soddisfazione.

Guarda caso è del medesimo anno la 4a giornata di acquariofilia che vedeva la partecipazione, oltre ad altri espertissimi internazionali quali Wolfgang Staeck, Horst Linke, H.J. Hermann, di 2 monumenti dell’acquariofilia mondiale: Frank de Graaf  e Arend van den Nieuwenhuizen, che io ritengo essere i veri “papà acquariofili” di tutti noi e che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente.

Guarda caso è anche di quel periodo (Aquarium N° 11 1996) l’articolo di A. van den Nieuwenhuizen relativo ai Neon (fonte di preziose informazioni), e concludendo le coincidenze, guarda caso sono nati proprio in quel mese i progenitori di tutti i miei Neon (4 di questi “nonnetti” guizzano ancora allegramente nelle mie vasche).

 

La Biologia

Paracheirodon innesi è originario del Perù orientale, più precisamente di quei ruscelli e corsi d’acqua che fanno parte del bacino idrografico del Rio Putumayo, linea di confine tra Perù e Colombia. In Brasile sembra che esista un solo sito di ritrovamento presso Belem, nella parte occidentale dello stato sudamericano. Chi volesse approfondire la storia della sua scoperta, può trovare tutti i dati nell’articolo di A. van den Nieuwenhuizen sul N° 11 di Aquarium del 1996, oppure su diversi siti di acquariofilia sebbene non tutti attendibili.

Al contrario dei suoi “cugini” (Paracheirodon Simulans e Paracheirodon Axelrodi) che abitano le acque scure dei sistemi fluviali del Rio Negro ed Orinoco (nota: anche queste specie pare negli ultimi anni abbiano ampliato il loro areale di diffusione), il nostro Neon vive nei corsi d’acqua chiara, tenera e acida che attraversano la foresta, all’ombra di alberi o comunque in zone riparate dalla luce del sole.

Negli ultimi anni però la specie si è espansa in diverse zone e ha colonizzato sia l’asta principale del corso superiore del Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti sia di acque chiare che di acque scure denotando una grande ed elevata adattabilità che si può riscontare anche in acquario.

Anche nelle nostre vasche quindi dovremo riprodurre un ambiente ombreggiato, con spazio per nuotare, ma anche zone protette (ottime allo scopo sono le foglie di grossi Echinodorus).

Adattabilissimo a qualsiasi tipo di acqua (ho visto Neon campare a durezze superiori a 30 GH e con pH superiori ad 8) e di mangime (ogni tipo in commercio è buono), non dovremmo mai dimenticare comunque che è un pesce originario di acque dallo scarso contenuto minerale, anche se la stragrande maggioranza degli esemplari reperibili nei negozi specializzati sono allevati in cattività.

Pertanto se vogliamo evitare di farli “campare” e vogliamo invece avere animali sani, ma soprattutto longevi (vivono tranquillamente 3 o più anni e raggiungono i 40 mm di lunghezza) dovremmo rispettare il più possibile le loro esigenze, allevandoli  in branco (mai meno di 5 esemplari), in acque medio tenere, ad un pH al massimo lievemente alcalino (con pH alti sono più soggetti ad Ictio) e possibilmente con cibo variato che comprenda anche surgelati (larve di zanzara, artemie) o addirittura vivi (ottime le Daphnie e i Cyclops: attenzione però al loro reperimento).

Evitiamo inoltre di abbinarli a coinquilini dal carattere troppo aggressivo, privilegiando invece pesci tranquilli e di gruppo (Ciprinidi o altri piccoli Caracidi)

Un altro parametro vitale per il benessere di questi Caracidi è la temperatura, che tratteremo più ampiamente in seguito.

 

Neon: pesce di gruppo o litigioso? Etologia dei Neon

Soffermiamoci ora su un aspetto etologico dai più frainteso e che viene spesso sorvolato: il branco. In bibliografia i Caracidi sono sempre definiti pesci di branco, ed è verissimo; è però altrettanto vero che ogni individuo ha la necessità di un suo spazio vitale, e proprio per questo motivo molti acquariofili si stupiscono quando i propri pesci diventano “territoriali”. Se noi però andassimo ad analizzare in profondità le motivazioni della costituzione del branco, si evince che esso viene formato nei casi in cui manchino ripari o nascondigli e nelle situazioni di stress (ecco perché nelle vasche dei negozi i Neon stanno fitti fitti come sardine, mentre nei nostri acquari dopo qualche giorno di ambientamento cominciano a crearsi delle “proprietà”).

In natura i grossi banchi di pesce si ritrovano in concomitanza di migrazioni (sia a scopo riproduttivo, sia a scopo di ricerca di nuove fonti di sostentamento) o in specie prettamente pelagiche (Aringhe, Sardine, ecc….).

In situazioni “normali” (assenza di eventi particolari o predatori) i pesci si dispongono tendenzialmente in gruppi non fitti, comunque sempre pronti ad un minimo cenno di pericolo “all’adunata” (questo comportamento si può notare in pesci nostrani quali ad esempio Alborelle o Sanguinerole).

Difatti il branco è fonte di sicurezza, in particolare contro i predatori: se ci si trova faccia a faccia con un Luccio, uno Squalo o un Barracuda, le probabilità di sopravvivenza sono praticamente nulle, ma in mezzo a qualche migliaio di propri simili………bhè, non è detto che capiti proprio a me!

Il comportamento normale in acquario dei nostri Neon (ma anche, più o meno spiccatamente, di tutti i Caracidi e Ciprinidi di branco) sarà quello di “semiterritorialità” che si riassume nel controllo e difesa di un piccolo spazio vitale adiacente a quello del vicino; in tal modo, qualora vi fosse un pericolo, la trasmissione della presenza del medesimo sarebbe immediata, consentendo agli animali la ricerca del rifugio più prossimo o la ricostituzione del banco fitto (sinonimo di sicurezza).

In conclusione mi sento di affermare che quando i Neon “litigano” si sentono sicuri e in condizioni ambientali ottimali. E non preoccupatevi delle loro scaramucce, sono come incontri di Wrestling: tanta scena e basta 😊

Dopo questa precisazione dal carattere squisitamente etologico, desidererei soffermarmi su un parametro fisico di fondamentale importanza: la temperatura.

 

La temperatura è importante.

Provenendo in origine (ora infatti ha una maggiore distribuzione) dai corsi d’acqua della regione occidentale dell’Amazzonia, che giungono direttamente dalle Ande (presumibilmente con acque più fresche), considerando quanto espresso da altri illustri autori e da altre persone che allevano con successo questi pesci, si giunge facilmente alla conclusione di annoverare questa specie fra quelle d’acqua temperata. Tenendo doverosamente conto delle eccezioni, in base alla mia personale esperienza mi sento di affermare che Paracheirodon innesi tenuti a temperature costantemente al di sopra dei 25 °C hanno una longevità molto più ridotta; in inverno i miei Neon hanno sempre vissuto senza riscaldatore ed in particolare alcuni “nonnetti” hanno passato un paio di inverni a temperature oscillanti tra i 15 e i 18 °C. In estate ovviamente sopportano anche i 30°C, ma questo non ci deve illudere sul fatto che i nostri piccoli amici siano la compagnia ideale per pesci come i Discus (del resto anche i Discus sopportano 26°C, ma vorrei vedere quanti di noi li terrebbero così);  molto più indicati in questo caso per un eventuale abbinamento  sono P. axelrodi o P. simulans (anche se il simulans rimane più piccolo e potrebbe essere predato); il binomio Symphysodon-Paracheirodon innesi è a mio avviso vivamente sconsigliato, poiché in vasche con acqua calda adibite a questi Ciclidi, il metabolismo dei piccoli Caracidi è mantenuto a ritmi elevatissimi, provocandone un invecchiamento precoce che nella migliore delle ipotesi ne ridurrebbe le aspettative di vita.

 

La riproduzione: facile, ma…..

Per poter riprodurre questi pesciolini, occorre una attrezzatura veramente lillipuziana: una vaschetta anche da 5 L, una reticella sul fondo che impedisca ai riproduttori di raggiungere le uova, un ciuffo di Muschio di Giava ed un’acqua la cui durezza non superi i 2 GH ( anzi, io preferisco sempre lavorare da meno di 50 ai 100 microsiemens, mai di più); il pH può oscillare tra il 5 e il 7,5, ma a pH più bassi la percentuale di schiusa è indiscutibilmente superiore.

La mia vaschetta da riproduzione. il riscaldatore tarato a 19°C
Una femmina in procinto di deporre. Sebbene non gonfia una femmina di 4 cm produce facilmente 100/150 uova

Anche la temperatura influisce sulla schiusa e può attraversare un range che va dai 18 ai 24 °C. A mio avviso il parametro che influisce di più è sicuramente la conduttività: se con gli altri valori fisico-chimici è possibile comunque una schiusa, ove la durezza risulti essere elevata, nessun uovo darà mai origine ad una larva; ecco perché è fondamentale disporre di acqua tenera: ottimale è quella ottenuta tramite un impianto ad osmosi inversa.

La coppia di Neon sulla retina che servirà a proteggere le uova

Come si può vedere i parametri atti alla riproduzione variano tantissimo, certo è che se si vuole ottenere una schiusa abbondante il mio consiglio è quello di disporre di un’acqua con i seguenti valori: Temp. 20°C; pH inferiore a 6 e una conduttività dai 30 ai 60 microsiemens.

La coppia in mezzo al moss durante i giochi amorosi

Da sottolineare che anche in situazioni ottimali è possibile che il 20/30% delle uova rimanga infecondata; infatti i valori chimici sono solo una parte (sicuramente predominante) dei fattori legati ad una riproduzione di successo.

Volevo aprire qui una parentesi: in letteratura si legge spesso che uova e larve morirebbero a temperature superiori ai 22/24°C o non oscurate; in verità mi è capitato di allevare degli avannotti nati in estate con temperature intorno ai 25°C e sinceramente, benché non abbia mai esposto uova o neonati a luci violente, solo nei primi tempi oscuravo la vasca; successivamente per dimenticanza o per impossibilità, questo accorgimento è stato tralasciato e a mio avviso non ha determinato il buono o cattivo esito della riproduzione (che dipende anche in larga parte dalla scelta dei riproduttori, come vedremo in seguito).

In attesa di deporre

Volutamente sono stati menzionati valori ampi, per dimostrare l’estrema adattabilità di P. innesi anche a livello di esigenza riproduttiva; non dobbiamo dimenticare però un fattore fondamentale: il 99% dei Neon in commercio è di allevamento; se incappassimo in animali selvatici è mia viva convinzione che non ce la caveremmo così a buon mercato.

 

E’ meglio una coppia affiatata.

E’ generale conoscenza fra gli appassionati di Ciclidi che per una riproduzione di successo occorre una coppia affiatata. Ciò è valido, seppur con le debite differenze, anche fra i Caracidi: una coppia che abbia già iniziato i giochi amorosi, e quindi si è scelta spontaneamente, produrrà più uova di una coppia forzata; altro fattore determinante è lo stato di salute “sessuale” dei nostri pesci, in particolare delle femmine (che sono distinguibili dai maschi per una corporatura più massiccia e per il fatto che la linea blu iridescente all’altezza della pinna anale ha una impercettibile deviazione verso il dorso; il maschio inoltre presenta la piccola banda bianca nella parte anteriore della pinna anale più accentuata).

Il dimorfismo sessuale in pesci in salute è evidente

 

Una femmina “troppo” gonfia, potrebbe essere sinonimo di una lunga inattività riproduttiva, con possibilità di emettere uova non fertili. Per rimediare a questo inconveniente è sufficiente farla “svuotare” allevandola insieme a dei maschi in modo tale da permetterle ogni qualvolta si senta pronta, di riprodursi; così facendo saremo sicuri di avere femmine feconde e allora basterà isolarle per una decina di giorni e affiancarle successivamente ad un maschietto ruspante: otterremo così un maggior numero di uova fertili.

Il dimorfismo sessuale in pesci in salute è evidente

Individuati quindi i riproduttori, non ci resta che inserirli nella vaschetta adibita allo scopo.

Qualora non avessimo a disposizione un’acqua dai valori giusti di pH, potremo munirla di un piccolo filtro caricato a torba, che verrà rimossa una volta raggiunti i parametri prescelti.

Immetteremo i nostri pesci la sera e al mattino seguente, alle prime luci, osserveremo il maschio indaffarato nel corteggiamento, costituito da guizzi veloci intorno alla femmina e da un particolare comportamento di nuoto sottostante la compagna. Vedremo spesso i pesci nuotare in questo modo: è un segno inequivocabile che la femmina è disposta a deporre. Se tutto funziona a dovere, avremo modo di assistere all’accoppiamento vero e proprio nell’arco di un ora: dirigendosi verso il ciuffo di piante, il maschio nuota sotto la compagna, la affianca e a questo punto, con i corpicini pervasi da un leggero fremito, i 2 pesci guizzano verso la superficie:

Durante i giochi amorosi il maschio accosta la femmina dal basso

in una frazione di secondo vengono espulsi i prodotti sessuali; sono allora visibili le uova che cadono verso il fondo (palline trasparenti inferiori al mm di diametro).

Una frazione di secondo e vengono espulse le uova: si notano a sinistra nella foto
Le uova, cerchiate in giallo, appena espulse.

Ad ogni atto riproduttivo vengono espulse dalle 5 alle 30 uova circa. In un paio di ore d’amore, i Neon possono arrivare a deporre più o meno 150/200 uova; personalmente in una covata con schiusa pressoché totale, quando ho trasferito i pesciolini (dopo un mese circa) ne ho potuti contare 150: e pensare che la femmina non era nemmeno particolarmente “piena”.

Le piccole uova (cerchiate in giallo) cadono sul fondo protette dalla rete

Un’accortezza che ci può dare veramente un aiuto quando gli avannotti inizieranno a nutrirsi, è l’inserimento di alcuni ciuffi di Riccia Fluitans; in mezzo agli ammassi di questa pianta, vive un microcosmo di creature; in particolare nelle mie vasche sono presenti i Cyclops, i cui naupli costituisco un alimento insuperabile per i piccoli non appena riassorbito il sacco vitellino. Se questa operazione viene effettuata una decina di giorni prima, nel momento in cui gli avannotti inizieranno a nuotare avremo una popolazione abbondante di questi piccoli crostacei, che ci permetterà di nutrire i pesciolini fino a quando, circa una settimana dopo aver iniziato a nutrirsi, non saranno sufficientemente grandi da ingoiare naupli di artemia appena schiusi: attenzione, non inseriamo Cyclops catturati in natura! Ci sono specie troppo grosse e potenzialmente pericolose, oltre alla possibilità di inserire larve carnivore di insetti acquatici.

Ma torniamo alla nostra vaschetta da cui, una volta terminata la deposizione, rimuoveremo i riproduttori, e cambieremo circa il 50% di acqua al fine di ridurre il notevole carico organico prodotto con l’espulsione dei prodotti sessuali: inutile dire che l’acqua di cambio deve essere tassativamente essere “UGUALE” a quella in cui ci sono le uova. Così facendo a mio avviso non è necessario l’ausilio di alcun disinfettante e sinceramente io sono contro l’utilizzo di questi sistemi chimici, che comunque ucciderebbero quella microfauna indispensabile all’alimentazione degli avannotti.

Anche con valori non ottimali evito di usare tali rimedi; sono fermamente convinto che se le condizioni igieniche dell’acqua sono quelle giuste (e questo vale per tutti i pesci che ho avuto la fortuna di riprodurre) tali interventi sono del tutto superflui.

In 24/36 ore (a seconda della temperatura) le uova schiudono: ne sgusciano piccole larve trasparenti, più simili a spermatozoi che a pesci; a visione ravvicinata assomigliano ad una immensa palla munita di coda.

Avannotto di Paracheirodon innesi neonato

Se abbiamo ancora in funzione il filtro, è bene spegnerlo in quanto aspirerebbe le piccolissime larve; occorreranno 4/5 giorni affinché si possano vedere dei “micro pesci” dalle incredibili dimensioni di ben 3 mm, cercare disperatamente di “bucare” la superficie dall’acqua per “respirare”: operazione indispensabile per gonfiare la vescica natatoria;

Avannotto di Paracheironon innesi a 36 ore di vita

questi esserini hanno poche ore di tempo per effettuare ciò, dopodiché il microscopico foro che collega la cavità orale con la vescica stessa si chiude per sempre, condannando l’animaletto ad una lenta agonia sul fondo dell’acquario.

Avanotto di Paracheirodon innesi a 72 ore di vita

E’consigliabile quindi mantenere attiva una piccola porosa che smuova lievissimamente la superficie allo scopo di evitare la formazione di una eventuale patina che ostacolerebbe i piccoli Neon in questa delicata e fondamentale prova di sopravvivenza (a dire la verità ho osservato che anche in presenza di patina la cosa riesce ugualmente, ma un piccolo aiuto è sicuramente preferibile).

Ora a molti lettori potrebbe sembrare che il peggio sia passato: abbiamo i nostri Neon, esserini vitrei che muniti di occhietti, vescica natatoria, bocca e pinne si accingono a nutrirsi.

Ed invece è qui che arriva il difficile e dove se siamo colti impreparati si può perdere l’intera covata.

I piccoli Caracidi a differenza dei pari età di Ciprinidi e Belontiidi (ex Labirintidi/Anabantidi) estremamente più vivaci e attivi cacciatori, sono praticamente immobili attendendo che qualcosa di commestibile capiti a portata di una bocca, nella fattispecie dei Neon, talmente piccola che un nauplio di Artemia appena schiuso è grande quasi come la loro testa. Con altri avannotti per nostra fortuna non esiste questo problema. Ciò è osservabile nelle foto che riprendono lo sviluppo larvale di Paracheirodon innsi e Rasbora Heteromorpha: dopo circa 90 ore dalla nascita la piccola Rasbora si nutre avidamente di naupli di Artemia appena schiusi; per i Neon occorrerà ancora almeno una settimana…

Colisa lalia, Rasbora heteromorpha e Paracheironon innesi a 72 ore di vita: dalle dimensioni si evince il perché Colisa e Neon devono mangiare infusori
Colisa lalia a sinistra, Rasbora heteromorpha in centro e Paracheironon innesi sopra a 72 ore di vita

 

Microrganismi indispensabili.

E’ovvio quindi immaginare che l’acqua dove nuotano gli avannotti dovrebbe essere densamente popolata di piccole creature. Quindi una volta sgusciate le larve dall’uovo, oltre all’inserimento della Riccia

10 giorni, mangiano già artemia ma rimangono immobili e nascosti

di cui sopra, è indispensabile la predisposizione di una cultura di microrganismi ad hoc: in particolare del ciliato Paramecium sp  (…..stessa famiglia dell’Ictio, ma innocuo)  lungo circa dai 100 ai 250 micron a seconda delle specie e dalla classica forma a ciabatta.

Piccole porzioni di riccia e altre piante acquatiche aiutano a contenere gli NO3

Si ottengono facendo marcire del fieno secco. Ci occorre all’uopo un barattolo di vetro che riempiremo fino alla metà inferiore di fieno secco; ci comprimeremo sopra una spugna sintetica ad uso acquariologico e riempiremo il tutto fino al bordo con normale acqua di rubinetto tagliata al 50% con osmosi. A questo aggiungeremo qualche foglia di pianta acquatica in via di disgregazione, e qualche ml di acqua prelevata dal filtro del nostro acquario; le scintille propulsive allo sviluppo della vita microscopica sono state accese, tocca a noi ora attendere il miracolo della vita. Come prima reazione avremo un intorbidimento dell’acqua: attenzione non sono organismi adatti come cibo, sono solo i batteri che si sviluppano dal fieno in putrefazione. Occorrono dai 10 ai 15 giorni affinchè l’acqua rischiarandosi, ci faccia intravedere ad occhio nudo una fine polverina in movimento: sono i parameci che vengono nello strato superficiale a cercare ossigeno, passando attraverso la spugna sintetica. Ultimamente al posto del fieno utilizzo un pezzo di buccia di banana secca, qualche foglia di insalata e un paio di ml di latte: ho notato che cosi facendo si accorciano i tempi di maturazione della coltura.

In ogni caso invito gli utenti a visionare il seguente link su come predisporre una coltura di infusori:

https://www.youtube.com/watch?v=1mFML-wLWkk&t=51s

Si dovrebbero somministrare come minimo un paio di volte al giorno, aspirando con una pipetta l’acqua contenente questi animaletti, riversando poi la medesima nella vaschetta di accrescimento.

Vorrei di seguito aprire una piccola parentesi sugli Infusori e Rotiferi: non tutte le creature che vediamo nuotare in una goccia d’acqua al microscopio (o più semplicemente osservabili con una lente di ingrandimento) sono commestibili, in quanto dotati di corazze o uncini che li rendono non appetibili ai piccoli pesci; è quindi importante disporre di una coltura atta all’utilizzo alimentare.

In precedenza abbiamo detto che il filtro deve essere disattivato; è indispensabile allora effettuare dei piccoli cambi quotidiani del 10/20% per evitare un accumulo di sostanze azotate e per abituare gli avannotti a nuotare in un’acqua via via sempre più dura (personalmente effettuo cambi con acqua osmosi mixata a rubinetto tale da raggiungere i 150 microsiemens, circa 2 o 3 gh).

E’ un’operazione che dovrebbe partire dal momento in cui viene spento il filtro, cioè al momento della nascita e protratta fino a quando, dopo un mese, i pesciolini avranno raggiunto la taglia di 1 cm; potremo allora reinserire il filtraggio, che però non ci esimerà dall’effettuare cambi parziali anche più volte la settimana.

Sottolineo che un eventuale filtro se si procede con cambi quotidiani, può risultare superfluo e qualora ne avessimo necessita dovrà essere tassativamente ad aria con spugna come materiale filtrante.

Negli anni non avendo necessità del filtro ho escogitato due stratagemmi per avere una migliore resa numerica: il primo caso è quello di aspirare delicatamente i neonati con un tubicino e trasferirli in una vasca più piccola (500/1000 ml) da cui all’età di circa 1 mese vengono trasferiti in spazi maggiori;

Un ferro da stiro a paragone della loro casa nelle prime settimane di vita
La vaschetta di 1 litro: la poca acqua serve a concentrare gli avannotti e anche il cibo

nel secondo caso ho ridotto la capacità della vasca abbassandone il livello anche del 90%, sia per facilitare il raggiungimento della superficie da parte dei piccoli sia per “concentrare” loro e il cibo: in questo modo ho la possibilità di un maggiore controllo nella crescita e nel consumo degli alimenti.

Un po’ per volta mano a mano rialzo il livello sino a portarlo a quello relativo alla capacità totale della vasca.

La vaschetta con acqua ridotta. Il riscaldatore a bagno maria serve a mantenere la temperatura

Se tutto procede nel modo migliore dopo una settimana potremo somministrare naupli di artemia appena schiusi.

E’ a questo punto che potremo tirare un sospiro di sollievo e considerare la riproduzione riuscita al 99%:

Neon di un paio di settimane
Giovani neon di 20 giorni

a meno di qualche errore grossolano o altri imprevisti (recentemente una batteriosi mi ha falcidiato il 50% della covata), tutti i pesci che sono sopravvissuti fino ad ora sono da ritenere salvi, sebbene anche in questo caso sia importante sapere quali tipi di naupli somministrare.

A 3 settimane sono pronti per essere trasferiti in una vasca più grande
Diamo 2 numeri
Quanti ne contiamo?

Le dimensioni di questi piccoli crostacei variano in base ai siti di provenienza: ad esempio le cisti provenienti dalla San Fancisco Bay producono naupli (fra i 450 e i 475 micron) più piccoli di quelli prodotti dalle cisti del Grande Lago Salato dello UTAH (fra i 500 e i 525 micron).

In commercio esistono anche Artemie che alla nascita possono misurare addirittura 600 micron: al nostro scopo queste ultime sono decisamente fuori luogo ed è perciò bene informarci prima sulla misura dei naupli che schiuderanno.

Vari sono i sistemi usati per far nascere le piccole Artemie: bottiglie capovolte, vaschette ed alambicchi vari; sinceramente mi sono sempre trovato a meraviglia con i classici schiuditoi rotondi, sempre che i pesciolini da nutrire non raggiungano una quantità industriale.

Qualora il numero sia elevato possiamo utilizzare le normali vaschette di plastica atossica in cui i supermercati vendono frutta e verdure. La maggiore superficie disponibile equivale all’ossigenatore nelle bottiglie e danno una resa molto elevata rispetto ai normali schiuditoi; al link seguente potete vedere il tutorial sul canale YouTube:

https://www.youtube.com/watch?v=KhQHkNAQDtY&t=50s

Desideravo in questa sede aggiungere 2 brevi parole su come facilitarne la schiusa: normalmente si tende a riempire i recipienti con dell’acqua marina o comunque aggiungere alla normale acqua di rubinetto del comune sale da cucina in quantità equivalente a riprodurre la densità marina; sembra accertato però che minore è la densità, minore è lo sforzo che queste piccole creature devono fare per sgusciare dalle cisti; in conseguenza di ciò utilizzo per ogni litro di acqua metà della dose di sale (15/20 g circa) che generalmente viene consigliata (nel caso specifico degli schiuditoi commerciali, poco meno di un cucchiaio da minestra raso).

Per concludere il discorso Artemia è utile sottolineare quanto segue: sento spesso amici appassionati lamentarsi del fattole che le cisti non schiudono, o che il numero dei naupli è notevolmente inferiore al numero di uova utilizzate; occorre allora mettersi il cuore in pace e gettare la confezione, probabilmente troppo vecchia o conservata in malo modo. Ma ritorniamo ora a seguire l’accrescimento dei nostri Neon.

Un neon di 3 settimane

 

Incominciano a colorarsi.

Una volta cominciato a nutrirsi delle succulente Artemie neonate (la cui somministrazione dovrebbe essere effettuata almeno 2 volte al giorno), il ritmo di crescita aumenta in modo vertiginoso e ad un mese di vita sono già lunghi poco meno di 1 cm;

Neon di circa un mese. Quasi 1 cm

se fino a quel momento la colorazione degli avannotti era diafana e trasparente, ora sono evidenti le prime tracce della banda blu iridescente e della fascia rossa che caratterizzano la specie.

Primo piano di Paracheirodon innesi di circa un mese di vita
Primo piano di Paracheirodon innesi di circa un mese di vita

Anche il comportamento muta sensibilmente. Se fino a quel momento i Neon rimanevano quasi immobili, sempre a stretto contatto con le piante acquatiche o altri corpi sommersi presumibilmente più preoccupati a non essere mangiati che a mangiare, ora compare un atteggiamento più spavaldo; è precisamente in questo momento, non prima, che dobbiamo iniziare a svezzarli.

2 mesi di Paracheirodon: in centro un innesi ai lati 2 axelrodi. Ora possono entrare in società

La cosa è abbastanza semplice: mano a mano che crescono diventano sempre più curiosi ed audaci, avvicinandosi per ispezionarla a qualunque particella che fluttui in acqua in maniera anomala; sfrutteremo così questi fattori per somministrare il primo mangime secco (ottimi sono quelli polverizzati per avannotti). E’ probabile che ad un primo assaggio, la risposta sia negativa; dobbiamo allora prenderli per la “gola”: ridurremo di poco le somministrazioni di naupli (ad esempio elimineremo la prima, sostituendola con il secco: si sa, quando uno ha fame va bene anche un tozzo di pane!); aumenteremo viceversa la somministrazione di secco, facendo corrispondere una graduale ma costante diminuzione dei pasti a base di Artemia.

A questo scopo sono particolarmente utili i vari surgelati triturati (questi alimenti non dovrebbero più sparire dalla dieta) oppure le uova di aragosta, ottimo surrogato ai naupli: quanto erano schizzinosi da piccoli, tanto sono voraci ora, ma non dimentichiamo che fino alle 6/8 settimane devono continuare le integrazioni a base di naupli: sospenderle prima significherebbe indebolire i giovani Neon con tutte le conseguenze del caso. Ancora un paio di mesi supereranno i 2 cm di lunghezza e la maturità sessuale.

Un gruppo di giovani Neon. A lato un Hyphessobrycon amandae nato nelle mie vasche.

E’ mia opinione personale ritenere che la maggioranza dei Neon di taglia media esistenti in commercio non ha più di tre mesi di vita: la rapidità di sviluppo, la rusticità per quanto riguarda cibo e temperatura  e le ridotte dimensioni, dovrebbero incoraggiare tanti appassionati nel nostro paese a cimentarsi in questa splendida avventura, dove non è difficile poter ottenere un gran numero di esemplari in pochi litri di acqua.

Potrebbe essere così incoraggiata una produzione “nostrana” di Paracheirodon innesi, riducendo così le massicce importazioni dall’estero, dove peraltro sono frequenti i casi di animali in condizioni di salute non ottimali.

I Neon sono con i genitori e altri piccoli pesci

E con questa ultima e fin troppo ottimistica riflessione, concludo il mio scritto nella speranza di aver incoraggiato tanti altri appassionati ad avere le mie medesime soddisfazioni con Paracheirodon innesi che, non dimentichiamolo, è il pesce più venduto del mondo.

Di seguito l’attrezzatura lillipuziana che ci occore per fare un pò di Neon casalinghi: basta poco che ce vo’? 🙂

La vaschetta di 1 litro: la poca acqua serve a concentrare gli avannotti e anche il cibo
Davanti la vaschetta di 1 litro in cui sono cresciuti i neon. Dietro la vasca di deposizione di 7 litri

 

NOTA: navigando sul web mi sono imbattuto in svariati siti in cui viene indicata la misura minima di una vasca di allevamento per Neon di almeno 1 m in quanto grandi nuotatori; evidentemente queste persone non hanno mai allevato seriamente e per lungo tempo Paracheirodon innesi; in base alla mia esperienza e lo si può leggere anche nell’articolo, i Neon in Acquario non vivono in BANCO bensì in GRUPPO per i motivi descritti nel capitolo relativo all’etologia della specie.

Inoltre avendoli allevati in “Ruscelli Bonsai/Wabikusa” (Aquarello)

https://www.youtube.com/watch?v=zqo4FqiKcg4

 

 non hanno mai mostrato spostamenti e risalite di rapide o correnti, stazionando preferibilmente fra i ripari della vegetazione sommersa, cosa peraltro dimostrata in natura per quanto rigaurda Paracheirodon axelrodi nei reportage del naturalista Ivan Mikolji.

Pertanto indicativamente per un piccolo gruppo di 6/8 esemplari si può tranquillamente partire da una vaschetta intorno ai 40 L ben piantumata e con acqua pulita.

P.S. se siete arrivati a leggere fino a qui significa che siete veri appassionati e quindi vi meritate il Tutorial 🙂

https://www.youtube.com/watch?v=9ucsRE-958c

Foto e Testo: Maurizio Vendramini per © Zio Pesce.blog – ogni riproduzione vietata

Bibliografia:

  • Rudiger Riehl, Hans A. Baensch – Mergus Atlante di Aquarium – Edizioni Primaris
  • Nieuwenhuizen, A. van den. “ Caro vecchio Neon” – Qualche trucchetto per allevarlo e riprodurlo”. In: Aquarium 11/96. Primaris, Rozzano (Mi).
  • “Gli Infusori” – Aquarim N° 1, Gennaio 1977 – Primaris
  • Fitter/Manuel – La vita nelle acque dolci – Franco Muzzo Edotore
  • Documenti Argent Chemical Laboratories – Redmond USA.
  • Vendramini, M. “Il Neon – Riproduzioni di successo”. In: Aquarium 1/00, Primaris, Rozzano (Mi).

 

 

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