C’era una volta tanto tanto tempo fa: POECILIA ENDLER!

Un esemplare maschio dei nostri giorni di P. endler

Era la fine del 1999 la prima volta in cui vidi questi piccoli pesci e di li a poco su Aquarium pubblicai quanto segue.

Certo oggi la loro conoscenza è migliorata e perfezionata, ma allora non esistevano informazioni al riguardo e credo sia stato molto probabile che quei pesci fossero addirittura selvatici, chissà.

 Buona lettura.

 

 Piccoli gioielli per grandi appassionati.

 

La prima volta che il mio sguardo ha incrociato i colori iridescenti di questo graziosissimo Poecilide, è stato alla fine di quest’autunno (dicembre 1999) , quando durante una delle mie solite ricognizioni fra i negozi di Milano e hinterland, ho notato  il cartellino “Lebistes selvatici”, che campeggiava sulla vasca di vendita: “……finalmente!….” ho esclamato pieno di soddisfazione; fatto stà che di li a qualche minuto, conscio anche del fatto che ormai molti fra i Guppy oggi in commercio sono vere e proprie carrette portatori delle più disparate patologie, 4 coppie di questi pesci erano nella mia vasca; la speranza era quella di poter riavere i Lebistes di una volta, pesci rocciosi che si adattavano alle più disparate condizioni ambientali e perché no, anche a qualche “maltrattamento” (inteso ovviamente come condizioni non ottimali di mantenimento).

Sinceramente quello che mi lasciava perplesso non era tanto la forma, che ricordava molto il genere Micropoecilia, ma gli incredibili colori di questi pesci: i maschi andavano dal blu-violetto al rosso scarlatto al verde iridescente tipo pennarello evidenziatore; vi garantisco che non sto esagerando, ma è la pura realtà; unica parte priva di colore è la coda: quasi completamente trasparente e arrotondata.

Le femmine sono invece grigie con le pinne chiare.

Una coppia di P. endler

 

Femmina di P. endler

 

Maschio di P.endler

 

Sebbene in generale i Lebistes vengano indicati come pesci da allevare in acqua dura, per non dire salmastra, non dobbiamo nemmeno dimenticare che i rappresentanti selvatici sono elementi cosmopoliti, inseriti addirittura nelle cisterne d’acqua per la lotta alle zanzare, e una volta presenti perfino nella nostra Sicilia (poi soppiantati dalle più rustiche e aggressive Gambusie).

Femmina di P. endelr: raramente arrivano a 5 cm

 

Ora di pranzo 🙂

 

Un bel maschietto i P.endler puro: superare i 2 cm significa essere dei giganti per la loro specie e non accade spesso.

Quindi misi a dimora i nuovi ospiti nel mio “olandese” in compagnia di Cardinali, Petitelle, 2 bellissime coppie di Ramirezi e un gruppo di Corydoras Sterbai; i valori erano i seguenti: pH6.5; GH 4 temperatura intorno ai 28°C. Certo, stavo facendo una scelta probabilmente azzardata, ma a volte si sa, bisogna fidarsi dell’istinto.

Istinto che però mi diede ragione: di li a qualche ora gli Endler avevano già iniziato a sbocconcellare sul vetro posteriore della vasca, quella specie di incrostazione algale che si forma a lungo andare in qualsiasi acquario in cui non si passi un tergivetro; operazione questa che effettuo solo sui vetri laterali e frontali, lasciando invece appositamente “sporco” il posteriore; per quanto ai più le alghe possano sembrare sinonimo di sporcizia, non ci si deve nemmeno dimenticare che una crescita limitata e contenuta (anzi direi molto contenuta), è sinonimo di equilibrio biologico senza contare che moltissime creature (e fra queste molti Poecilidi) amano pascolare su di esse, trovandovi preziose sostanze nutritive.

La vaschetta molto rustica con acqua di rubinetto dove ho allevato parte degli endler. Gli altri vivevano tranquillamente in acqua tenera e acida con i Ramirezi

Una settimana dopo si erano ambientati a meraviglia e una delle 4 femmine (a dire la verità molto giovani e dalle piccole dimensioni) partorì una dozzina di avannotti, che venivano totalmente ignorati e dagli altri ospiti della vasca, ma soprattutto dagli adulti, i quali sebbene non di rado se li trovassero praticamente davanti il muso, non hanno mai mostrato il minimo accenno di abboccarli; un comportamento invece che nei Guppy veri e propri non è usuale. Anche il fatto di muoversi sempre in gruppo e uno spiccato appetito vegetariano (perfino con i chironomus non si sono mai ingozzati come invece fanno i Lebistes) che non li faceva mai assumere con ingordigia il cibo somministrato, erano continue informazioni che mi facevano dubitare fortemente della loro classificazione.

Finchè un giorno, durante una navigata telematica, mi imbattei in un sito che dava informazioni su questi gioiellini dell’acquariofilia e che confermava quanto sospettavo: i Poecilia Endler non sono Guppy!!!!!!!!!!!!!

 

Un po’ di storia.

Anche se porta il nome Endler, la prima persona che menzionò questi pesci fu Franklyn F.Bond, nel lontano 1937. Ma fu nel 1975 che appunto il professor Jhon A. Endler del dipartimento di ecologia  e biologia marina dell’Università di Santa Barbara – California, cercò di classificare questi pesci, non essendo a conoscenza di quanto precedentemente accaduto.

Raccolse i primi esemplari in uno specchio d’acqua denominato “Laguna de Patos”, probabilmente l’unico sito mondiale di ritrovamento, presso Cumana, nel nord est del Venezuela; una laguna formatasi  tramite la separazione netta, nel corso del tempo, di questo lago costiero dal mare.

L’acqua marina contenuta in origine venne sostituita via via dall’acqua dolce delle precipitazioni atmosferiche. Oggi ha un’acqua “dura”, verde a causa della proliferazione di alghe unicellulari e con una temperatura che si aggira intorno ai 27/30°C.

Da notare che nel medesimo luogo sono stati rinvenuti, sebbene in numero inferiore, anche i Gyppy; sembra infatti che in natura le due specie coesistano, senza dare luogo però a soggetti ibridi.

Endler dopo la raccolta di questi dati inviò alcuni esemplari al Dr. Donn Eric Rosen, uno dei maggiori esperti mondiali di Poecilidi e responsabile di Ittiologia presso l’American Museum of Natural History e che a sua volta inviò alcuni pesci al Dr. Klaus Kalmann, del New York Aquarium e famoso genetista ittico.

Quest’ultimo a insaputa del Dr. Endler chiamò questa nuova specie con il suo nome, Poecilia Endler per l’appunto o, come più comunemente viene chiamata a livello internazionale, Endler’s Livebearer. Fu solo nel 1980 durante una visita in Inghilterra, che il Prof. Jhon A. Endler scoprì, con meraviglia, che quei pesci portavano il suo nome.

Le informazioni che si possono trovare in rete ci informano sulla storia, sulla provenienza e ci mostrano qualche foto, ma nulla più: a me questo non bastava, io avevo bisogno di conferme concrete del fatto che fosse una specie differente dai Guppy.

Così ho scritto al Dr. Jhon A. Endler chiedendo ulteriori informazioni.

Egli mi ha confermato che effettivamente si tratta di un’altra specie (mi ha menzionato la struttura del gonopodio, il numero di raggi presenti sulle pinne, la forma del corpo…..); ha inoltre confermato che in laboratorio si sono occasionalmente avuti ibridi F1 tra P.Endler x P. Reticulata, ma nulla più.

Da quanto dice sembra però che in Germania e in Giappone si siano ottenuti addirittura degli ibridi F2 e dei contro incroci con le specie originarie, dimostrando cosi le differenze minime a livello genetico che contraddistinguono le due specie.

Alla mia domanda elementare (e forse un po’ da ignorante) “…..ma io so che se 2 specie danno luogo a ibridi fertili, una delle due è una sottospecie……” egli mia ha candidamente risposto “…..sappi che le ibridazioni Endler x Guppy avvengono solo se forzate; in natura coesistono senza dare luogo a ibridi, e ciò che conta è quello che avviene in natura…..”;

Avevo letto proprio quello che volevo sentire: mi trovavo quindi di fronte ad un pesce mai visto in Italia (che io sappia) sebbene in Germania, Inghilterra, Giappone, Stati Uniti e altri paesi fosse già conosciuto, benchè non così popolare come i Guppy (per fortuna, altrimenti gli allevatori lo avrebbero sicuramente disfatto geneticamente).

N.B.: è comunque doveroso segnalare che sul testo Aqualog relativo ai Poecilidi “ alle Lebendgebarenden”, i Poecilia Endler vengono menzionati come una varietà selvatica di Guppy, derivante da un esperimento genetico; viene anche sottolineato il fatto che i pesci ritratti nella foto non siano Endler puri: presumo ibridi P. endler x P.reticualta.

Esiste dunque ancora qualche voce discordante sulla tassonomia, ma ritengo che quanto espresso dal Dr. Endler e da altri esimi studiosi corrisponda alla verità.

 

Meglio dei Guppy.

Per quanto riguarda la mia personale (e per ora brevissima) esperienza con questi pesciolini, posso affermare senza ombra di dubbio, che non hanno esigenze particolari: vivono altrettanto bene sia in acque tenere e acide (li ho con i Ramirezi) che in quelle dure ed alcaline (acqua di Milano), con temperature anche di 22°C.

E’ mia prossima intenzione tentare di incrociarli dedicando loro una piccola vasca, per verificare quanto detto dal Prof. Endler, ma sto ancora selezionando dei Lebistes sani per fare anche io questo esperimento. Per ora mi accontento di avere in salute i miei “gioiellini”.

Rimanendo in argomento devo dire che sono resistentissimi alle malattie: sia il negozio che io non abbiamo accusato la minima perdita; addirittura in un paio di situazioni con ictio erano fra i pesci meno colpiti o addirittura sani.

Relativamente gregari se paragonati ai loro cugini più famosi, rispetto a questi ultimi hanno anche dimensioni inferiori: 2.5 cm per i maschi e non più di 5 per le femmine.

Non ho riscontrato alcuna forma di cannibalismo nei confronti dei neonati; anzi li definirei quasi pesci vegetariani considerando che amano brucare volentieri l’Aufwuchs; particolarità questa confermata, come anzi detto, dall’assenza di ingordigia nell’assumere il cibo; direi che tutto sommato hanno un comportamento più “selvatico” (quasi signorile) rispetto ai Guppy che conosciamo; verosimilmente è la loro straordinaria capacità di nascondersi nei più piccoli anfratti e la tremenda velocità di guizzo (facilitata anche dall’assenza di ammennicoli vari presenti nei Lebistes) allorquando ne tentiamo la cattura a farci intendere chiaramente che Madre Natura non è stata manomessa dagli essere umani; ultima nota “stonata”: attenzione alle vasche aperte perché sono ottimi saltatori.

E’mio vivo augurio con queste poche righe poter rendere di pubblico dominio questi interessantissimi e coloratissimi Poecilidi, nella speranza che nessun Dr. Frankenstein ne alteri la struttura morfologica naturale, come invece, purtroppo, è accaduto per il loro cugini Guppy, oggigiorno condannati ad essere meri fantasmi sventolanti di colori, perlopiù destinati a breve vita.

 

Successivamente all’articolo ho portato a maturità alcune femmine di Guppy appositamente allevate isolate da altri conspecifici per evitarne la fecondazione; una volta mature sessualmente le ho inserite con maschi di Endler: ho così ottenuto ibridi fecondi che si sono riprodotti fino ad ottenere degli F4 puri, cioè non reincrociati con le specie di origine; ho potuto osservare che il carattere dominante era quello degli Endler e dopo alcune generazioni avevo in pratica degli Endler di maggiori dimensioni e con la colorazione iridescente meno pronunciata e non allineata al pattern cromatico tipico della specie. Altra cosa che notai era la mancanza di degenerazione genetica, fino a quel momento, nonostante la consanguineità.

Poi nel 2003 per cause di forza maggiora abbandonai lo studio.

Ibrido F2

 

Nella foto sopra Ibrido F1. Nelle foto precedenti alcuni ibridi F1 e F2 di Guppy x Endler: in alcuni casi il risultato è cromaticamente interessante, in altri sembra di vedere un quadro di Picasso. Dopo un altro paio di generazioni, il carattere Guppy scompare e rimane un Endler di maggiori dimensioni con la colorazione un po sbiadita e con pattern cromatico non allineato a quello originale, sebbene la pigmentazione base sia uguale.

 

Oggi in commercio esistono diverse varietà di Endler e di altre specie di micropoecilie similari, con diversi ibridi non meglio identificati: purtroppo spesso le persone acquistano Guppy ed Endler contemporaneamente, inoltre molti allevatori li ibridano per ottenere pesci nuovi, senza pensare al danno genetico che ne può conseguire. Pertanto ritengo che l’ibridazione delle due specie sia controproducente: una volta erano piccoli smeraldi d’acquario 😊…………. E oggi????????

 

N.B. ad eccezione della prima foto che risale ai giorni nostri, tutte le altre ritraggono pesci che vivevano nelle mie vasche circa 20 anni fa.

 

Testo e foto © Zio Pesce.blog

 

Bibliografia:

Frank Shafer, Michael Kempkes: Aqualog Poecilidi “ alle Lebendgebarenden” – Edizioni A.C.S. GmbH.

Dieter Vogt – Tutto Guppy – Ed. Primaris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vai alla barra degli strumenti